

Un broker alla Borsa di Francoforte (Ansa)
Qual’è il futuro della sinistra? Se lo domandano in molti in questi anni in Italia. In Francia, culla del ‘68, un filosofo ha trovato una risposta alla domanda che attanaglia intellettuali ed elettori nostalgici della falce e martello: la riscossa in Borsa.Â
Almeno è questo il consiglio che il filosofo Michel Féher, intervistato dal Manifesto, dà alla sinistra. Il problema della parte politica in questione, infatti, è che non riesce più a presentare ricette convincenti. Ha perso l’inventiva. E non acchiappa più.
Gli italiani lo sanno bene. Negli ultimi due anni le proposte della destra (che poi riesca a metterle tutte in pratica è un altro discorso) - dalla rivoluzione liberale di Berlusconi alle critiche al mercatismo di Tremonti fino al localismo della Lega - hanno vinto in tutti gli appelli elettorali: nazionali del 2008, europee del 2009 e amministrative del 2010. Anche in Europa soffia lo stesso vento, come dimostra la recente vittoria dei Tories nel Regno Unito.
E la colpa dei ripetuti insuccessi della sinistra, secondo il philosophe, sarebbe in quella parte povera di idee, quella certa “sinistra di destra”, che in Italia sarebbe poi il Pd e il cui pensiero è “sottomettersi ai mercati” con un’unica proposta: un maggior rigore ripartito in modo più equo “con più tasse”.
Non solo. Secondo Férher ha fallito anche la cosiddetta ”sinistra - sinistra”, in Italia quel pulviscolo di partiti comunisti e ambientalisti, che gridava alla rivolta, ma che poi non ha avuto presa sociale.
Nessuno gli ha creduto, infatti, perché alla fine il neo - liberismo ha creato ineguaglianze, ma grazie al credito e all’indebitamento “ciò non si è tradotto in un impoverimento generalizzato della classe media e medio bassa”. Idem per il welfare: “Sono vent’anni che gli stati si rivolgono ai mercati per finanziarlo ed evitare un aumento delle tasse”. Insomma, le argomentazioni della sinistra - sinistra non reggono, perché indebolire il potere finanziario significherebbe aumentare la povertà . Di qui l’ammissione che abbattere l’economia libera di mercato sarebbe sul serio una follia.
Per rinascere, quindi, la sinistra è costretta a cambiare pelle. E dà l’addio anche al simbolo della sua politica: gli operai. Che, infatti, sono destinati ad aumentare nel terzo mondo. I nuovi soggetti della politica di sinistra in Occidente, infatti, non sono i lavoratori (la falce e martello), ma gli stakeholders, ossia le parti in causa “coinvolte nelle decisioni di un’impresa”, come “i dipendenti, i consumatori, gli abitanti che vivono vicino al sito, i contribuenti dei servizi pubblici”. Sono loro che devono rivoltarsi contro i nuovi padroni, gli shareholders, ossia gli azionisti di un’impresa.
Cambiano i termini, ma il fine è lo stesso. La riscossa, che secondo Féher avverrà , infatti, quando si comincerà a prendere sul serio “quello che era un gadget, la responsabilità sociale e ambientale delle imprese, nata solo per garantire l’immagine e il valore delle azioni”. Perché, dice lui, i piccoli risparmiatori (tramite i fondi pensione, le stock option, eccetera) sono entrati nel mercato finanziario. E da operai o impiegati sono diventati piccoli proprietari che potranno scegliere “quale vita vogliono”. Ecco perché ”la sinistra deve entrera in Borsa”. E chissà che effetto farebbe vedere Vendola nel cda della Fiat…
- Mercoledì 28 Luglio 2010
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Commenti
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Il 28 Luglio 2010 alle 19:14 pv21 ha scritto:
Con quali capitali? Una TAGLIOLA TRIBUTARIA corrode il potere d’acquisto di dipendenti e pensionati. Sono in calo i consumi interni (alimentari e non). Vincente è solo l’arte di arrangiarsi …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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