

di Romana Liuzzo
A Marettimo, isoletta delle Egadi, per tutti, amici e paesani, lui è solo Maurizio. Siede al ristorante Da Peppe al Veliero, mangia tonno alla griglia servito su tovagliette di carta, poi fa lo struscio fino al bar di Tata per il marocchino, il caffè schiumato. Argomento vietato: la politica.
A Marettimo, dove non esistono alberghi se non il residence di Fausto, niente aria condizionata, no comfort (Romano Prodi e Massimo D’Alema ci hanno dormito), vivono 300 persone in inverno e il mare è una riserva naturale. Qui Maurizio Gasparri sveste i panni di presidente del gruppo parlamentare del Pdl al Senato. E resta solo Maurizio, pantaloncini corti, polo bianca e Timberland. Vacanze rigorosamente in famiglia con la moglie Amina, la figlia Gaia e la cagnolina Cindy.
Intercettazioni pubblicabili solo se rilevanti: è il giusto punto di equilibrio?
È un’eccellente sintesi di un lungo lavoro. Che va incontro anche alle esigenze della stampa.
Per l’approvazione definitiva se ne riparla a settembre?
Senza dubbio. Il disegno di legge dovrebbe arrivare in aula alla Camera giovedì 29 luglio, e poi ritornare in Senato per le eventuali modifiche.
Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi: si dice s’incontreranno presto. Le risulta?
Dovranno farlo. Ma al momento mi pare che né l’uno né l’altro ne abbiano la benché minima intenzione.
Cosa pensa di un’alleanza con Pier Ferdinando Casini?
Non è una cosa così vicina. Ma è possibile.
Vacanze a Marettimo: perché la scelta di un’isola austera?
La prima volta l’abbiamo vista nel 1990. Poi comprammo una casetta di 40 metri quadrati con terrazza. E da allora la mia famiglia si trasferisce qui a giugno e rientra in città a settembre.
Una scelta di vita, lontano da veline e calciatori?
Sì. Questa è una vacanza per amatori. C’è solo l’essenziale, ma tutto è a portata di mano. Marettimo è un posto per chi ama la natura e la vita semplice. Tra l‘altro è area marina protetta.
Lei fa immersioni?
Faccio il bagnante. Immergersi è attività troppo impegnativa: c’è la vestizione e il trasporto dell’attrezzatura… Non fa per me.
Fini invece è un esperto subacqueo.
Io preferisco restare in superficie Chi va a fondo non sa se torna a galla.
La sua vacanza più bella?
In campeggio, a 17 anni. Io e un mio amico. Ci trovammo talmente bene che dopo un mese eravamo ancora lì. E mio padre Domenico, un generale dell’Arma, mandò i suoi uomini a cercarci.
Se dovesse andare a cena con un «nemico»?
Con Luciano Violante. Prima era il capo della sinistra giudiziaria, ora di quella giudiziosa.
Meglio Walter Veltroni o Francesco Rutelli?
Meglio Barbara Palombelli.
E il sindaco Gianni Alemanno? Di fare il primo cittadino era stato chiesto anche a lei…
Sì, ma per fortuna poi è sceso in campo lui e mi sono fatto da parte. È un compito difficile.
Qual è, oggi, il peggiore politico italiano?
Antonio Di Pietro. È come un coltellino svizzero con mille facce, una peggio dell’altra. Rappresenta i peggiori difetti degli italiani. Sembra Alberto Sordi in I nuovi mostri. Lui si sente Zorro e invece è il servo muto di Zorro.
Il caso Caldoro?
Una penosa messinscena.
E la cosiddetta P3?
Una bufala.
Lei cosa vede in televisione?
Tutti i telegiornali e le trasmissioni che fanno approfondimento politico.
Attore preferito?
Sono un nostalgico. Vedo e rivedo i classici italiani: Alberto Sordi, Totò, Peppino De Filippo.
Cosa pensa dell’imitazione che le fa Neri Marcorè?
Divertente, a volte un po’ forzata. È diventato famoso per quella imitazione. Ma almeno fa ridere. Maurizio Crozza, invece, è penoso.
Lei va spesso da Giovanni Floris, a «Ballarò». Perché?
Lo trovo più corretto rispetto a Michele Santoro. Che però ha un merito.
Ovvero?
Porta una valanga di voti al Pdl.
Ha amici tra i politici?
Con Ignazio La Russa, siamo indivisibili, ci hanno soprannominato Castore e Polluce. Ma ho ottimi rapporti anche con il presidente del Senato, Renato Schifani.
Che cosa la ferisce di più?
Chi pensa che l’alleanza con Silvio Berlusconi fu una scelta strategica e di calcolo. Mi fa arrabbiare.
Se non avesse fatto il politico, cosa avrebbe voluto fare?
Avrei continuato a fare il giornalista. Sono professionista. Mica come Massimo D’Alema e Veltroni, che prima hanno fatto i direttori e poi l’esame. L’Ordine dei giornalisti permette cose assurde.
Quanti giornali legge?
Tutti. Inizio dal peggiore fino al migliore.
E quindi?
Parto dall’Unità e concludo con il Corriere della sera. Strappo pagine, ritaglio, conservo…
Il punto più alto della sua carriera è considerato da tutti la legge Gasparri del 2001. Lo pensa anche lei?
Sulla mia lapide sarò ricordato così. Ma per me il mio risultato più importante è l’inasprimento del carcere per i mafiosi.
Ama la musica?
Claudio Baglioni e Antonello Venditti, Mogol come paroliere. E Adriano Celentano («Io non so parlar d’amore, l’emozione non ha voce», canticchia).
La colonna sonora del suo amore con Amina?
Strada facendo di Baglioni.
Il regalo più bello che ha ricevuto?
Proprio oggi (il 18 luglio, ndr) compio 54 anni. Sono molto legato a un orologio, un dono di compleanno di mia moglie.
E poi?
La prima macchina che mi regalò mio padre, a 18 anni. Perché mi aveva vietato il motorino. Era una 126 blu.
Non lo neghi, ci portava le fidanzate.
Ma no, forse, anche. Soprattutto ci facevo politica: la riempivo di manifesti che poi andavo ad attaccare in giro per Roma. I militanti dell’ex Msi ancora se lo ricordano.
E la storia d’amore con sua moglie?
Ci siamo sposati nell’83, anche se eravamo fidanzati dall’80. Amina ha fatto un passo indietro dalla politica. Io diffido delle mogli che danno consigli ai mariti.
Ogni riferimento è casuale?
Mi riferisco a tutte le coppie della politica.
Sandro Bondi-Manuela Repetti?
Può darsi.
Conosce Elisabetta Tulliani, la nuova compagna di Gianfranco Fini?
No, mai frequentata, ma personalmente sono aperto alle nuove conoscenze.
È superstizioso?
Mi regalano spesso corni e amuleti vari, ma li lascio sulla scrivania. Dico sempre: non è vero, ma ci credo.
Che cosa fa se un gatto nero le attraversa la strada?
Mi fermo e faccio passare qualcun altro.
È cattolico?
Osservante. Porto Gaia ogni domenica a messa. Ho fatto una battaglia contro la banalizzazione dell’aborto.
Libri sul comodino?
Quelli di Bruno Vespa e Qualcuno era comunista di Luca Telese. M‘ incuriosisce: è una raccolta di frasi e di cose dette e fatte da parte di persone che oggi sembra che il comunismo non l’abbiano mai conosciuto. Ho recuperato anche le Lettere dalla prigionia di Aldo Moro.
Di Bettino Craxi cosa pensa?
È stato un grande personaggio di rottura con gli stereotipi della sinistra, con il socialismo subalterno all’egemomia comunista.
Che cosa non dimentica mai in valigia?
Il cellulare.
E poi?
Un post-it: un foglietto giallo su cui tengo annotati appuntamenti e telefonate. Quando perdo quello, scoppia il caos. Tutti i miei collaboratori sono allertati per svuotare cestini e cercare.
Dicono che sia un collezionista di cravatte. Ne ho più di 600. Le appendo ovunque.
Le preferite?
Quelle di Marinella e di Cappelli, uno stilista napoletano che viene qui a Marettimo.
Una meta ideale oltre a Marettimo?
Con moglie e figlia sto facendo una serie di viaggi nelle capitali europee: Parigi, Londra, Praga, alla scoperta di opere d’arte. Una volta al mese andiamo a visitare i monumenti di Roma, confusi tra i turisti.
Ultimo monumento visitato?
Il Colosseo.
Il quadro che vorrebbe a casa?
La battaglia di San Romano di Paolo Uccello: sta agli Uffizi a Firenze.
Una spesa folle?
Un vestito in più da Cenci. L’i-Pad me l’hanno regalato. Ma io sono un fissato degli sms: ho insegnato a scriverli abbreviati perfino a Schifani…
- Mercoledì 28 Luglio 2010
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