Quando il ddl intercettazioni (di Mastella) passò all’unanimità alla Camera


Clemente Mastella (Ansa)

Clemente Mastella (Ansa)

Quiz dalle cronache del Palazzo: in che anno siamo? Il governo, dopo uno scandalo che ha coinvolto diversi esponenti politici e personaggi di spicco dell’economia italiana, scaturito dalla pubblicazione sui quotidiani di stralci di conversazioni telefoniche, decide di varare un disegno di legge per regolare l’uso delle intercettazioni e la pubblicazione degli atti di indagine.

Alla fine, dopo una lunga trattativa, si trova la quadra su un testo che viene approvato quasi all’unanimità alla Camera: 447 voti favorevoli, 7 astenuti, nessun contrario. Il ddl in questione vieta, in particolare, la pubblicazione, anche parziale, degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pubblico ministero o delle investigazioni difensive, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari.

Analogo divieto per quel che riguarda le conversazioni telefoniche: non si possono pubblicare fino alla conclusione delle indagini preliminari. Durante il dibattimento, inoltre, non è consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo del Pm, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. Il provvedimento vieta anche la trascrizione delle parti di conversazioni telefoniche che riguardano persone, fatti o circostanze estranei alle indagini.

Per quanto riguarda le intercettazioni, gli inquirenti possono dare il via alle operazioni per un massimo di 15 giorni. Prevista una proroga per altri 15 giorni (con decreto motivato dal giudice) e fino a una durata complessiva non superiore a tre mesi. Il limite, tuttavia, può essere superato solo se emergono nuovi elementi investigativi.

Le pene per i giornalisti che pubblicano atti del procedimento o intercettazioni telefoniche coperte da segreto sono severe: l’ammenda va da 10 mila a 100 mila euro, in alternativa alla reclusione fino a 30 giorni. Chi detiene atti relativi a conversazioni telefoniche rischia il carcere da 6 mesi a 4 anni, mentre la pena per chi rivela notizia sugli atti di un procedimento coperto da segreto è dai 6 mesi ai 3 anni, che aumenta se a commettere il fatto è un pubblico ufficiale.

Soluzione:
Cambiate l’espressione ”disegno di legge per regolare l’uso delle intercettazioni e la pubblicazione degli atti di indagine” con ddl Mastella e otterrete il provvedimento varato dal governo Prodi bis, il cui Guardasigilli era appunto l’ex leader dell’Udeur. Un testo simile al ddl Alfano, attualmente alla Camera per la terza lettura (qui su il Velino un confronto tra i due disegni di legge sui nodi più controversi). Il ddl Mastella - nato dopo Bancopoli - fu approvato quasi all’unanimità alla Camera nell’aprile del 2007. Tra i favorevoli anche l’IdV, che ora però grida allo scandalo. Ma il successo alla Camera non fu sufficiente per terminare il percorso in Parlamento: il testo si affossò al Senato, dove fu esaminato in commissione per oltre nove mesi. Poi Mastella fu indagato e il governo Prodi cadde. Non se ne fece più nulla. Di recente l’ex leader dell’Udeur in un’intervista al settimanale ciellino Tempi ha definito così il suo disegno di legge: “Il mio ddl è migliore di quello di Alfano: lo hanno votato tutti. Persino Di Pietro”.

Commenti

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Il 29 Luglio 2010 alle 19:18 pv21 ha scritto:

Come al solito si risale a disegni di legge rimasti sulla carta e mai varati. Ci sono delle differenze non marginali di cui non si parla. Dibattito inutile visto che Berlusconi medita di ritirare l’attuale ddl. Allo stato attuale si richia di mandare in scena il teatrino di PANTOMIMA e RIMPIATTINO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html

Il 1 Settembre 2010 alle 14:51 Quando il centrosinistra proponeva il suo processo breve - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] c’era già nel programma elettorale del Pd guidato allora da Veltroni, senza contare che un provvedimento analogo fu votato alla Camera dal governo Prodi bis (il Guardasigilli era Mastella) dopo lo scandalo di [...]

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