Gianfranco Fini è fuori dal Pdl. L’ufficio di presidenza riunito ieri, ha votato un documento di grave censura politica che definisce il co-fondatore incompatibile con i principi del partito e lo sfiducia rispetto al suo ruolo di garanzia come Presidente della Camera. Deferiti ai probiviri i deputati Bocchino, Granata e Briguglio. Il documento è stato votato da 33 membri dell’ufficio di presidenza su 36. Hanno detto no Ronchi, Urso e Viespoli.
Non ci sarà più spazio nel Pdl per un dissenso che diventa opposizione, ha sancito ieri Silvio Berlusconi incontrando in serata i giornalisti. Ha detto anche di essersi tolto un peso come con Veronica, ma il suo volto scuro, i lineamenti tirati, tradiscono la tensione, lo stress, l’indignazione accumulati nei mesi di una guerra di nervi che, nello stesso anno della separazione dalla moglie, lo ha portato, alla fine, anche al divorzio politico.
Erano giorni che sui giornali rimbalzava l’indiscrezione che il Cavaliere avesse in mente qualcosa di definitivo per chiudere la partita con Fini. Adesso quello che ha chiuso Berlusconi è la porta in faccia all’uomo da cui si è sentito tradito, deluso. Al punto da non chiamarlo nemmeno più con il suo nome. “Quello”, così – raccontano i suoi più stretti collaboratori - si riferiva a lui negli ultimi tempi.
Gianfranco Fini nel frattempo si è fatto i conti: 34 deputati alla Camera, 14 senatori a Palazzo Madama. Con questi numeri sarebbero pronti i nuovi gruppi parlamentari. Gruppi che, ha assicurato lo stesso Fini, non faranno mancare il loro sostegno al Governo. Mentre per quanto riguarda la richiesta di dimissioni dal suo ruolo istituzionale, Fini non ci pensa nemmeno: la Presidenza della Camera, ha detto, non è nella disponibilità del Presidente del Consiglio.
Ma quali scenari si aprono a questo punto? Berlusconi assicura “il governo è saldo, il mio consenso personale oltre il 60%”. Eppure erano state le stesse colombe del partito a sconsigliargli lo strappo definitivo con Fini. Al momento, infatti, il Pdl ha 342 deputati a fronte di una maggioranza necessaria di 316 a Montecitorio, e 174 senatori a fronte di una di 162 a Palazzo Madama. Alla Camera, quindi, basterebbero 27 voti in meno per portare il Governo a 315, sotto la soglia minima di sopravvivenza. Proprio là dove si arriverebbe senza i 34 deputati finiani pronti a sfilarsi. A Palazzo Madama, invece, per perdere la maggioranza, dovrebbero essere 16 i senatori ad abbandonare il Pdl. Per ora si parla di 14, ma come si sa, chi conta in Parlamento non sono i presenti, bensì gli assenti. Ne basterebbero un paio con il mal di pancia e addio.
- Venerdì 30 Luglio 2010

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Commenti
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Il 30 Luglio 2010 alle 11:42 colley ha scritto:
io capisco SILVIO,di non far fiducia a fini,fini critica sempre SILVIO e altra di mafia…,ma dove e la prova che fini e un onesto uomo?Io t’adoro adorabile SILVIO,ma si io sara fini,mai io ti lasciare,mai,quando io penssa che lui posso t’abbracciare,durante che mi che t’adoro e impossibile!bacio a mio sogno SILVIO,SOPHIE
Il 30 Luglio 2010 alle 11:45 pv21 ha scritto:
Fini ed i finiani devono mantenere l’atteggiamento di chi ha subito un sopruso. In prospettiva lo scenario è quello dell’ultimo governo Prodi. Bossi è in ambasce perchè se cade il governo è finita per il suo federalismo fiscale. Berlusconi deve però battere il ferro finchè è caldo. Forse ha messo in conto anche le elezioni. D’altra parte la storia insegna che la FEBBRE del TRUBUNO sale, sale e …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
Il 30 Luglio 2010 alle 12:13 Anche senza fini, Berlusconi avrebbe la maggioranza al Senato, in forse alla Camera… ecco tutti i numero ha scritto:
[...] da Panorama: Gianfranco Fini è fuori dal Pdl. L’ufficio di presidenza riunito ieri, ha votato un documento di [...]
Il 31 Luglio 2010 alle 0:22 corrado41 ha scritto:
Non credo ci sia molto da commentare ….alcuni anni orsono elogiai Fini come un personaggio meritevole sul mio
giornale “IL VOLTURNO”..col titolo -Fini for President- oggi avrei una sola parola “Traditore”.
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