

La Camera durante una votazione
La rottura con la truppa dei finiani, trenta - quaranta tra deputati e senatori, potrebbe rivelarsi non solo salutare per il PdL, più unito e più compatto, ma anche utile per far aumentare la produttività di tutti i parlamentari di centrodestra.
I finiani hanno detto che garantiranno l’appoggio esterno al governo, però nel PdL sono in pochi a fidarsi. Anche perché è una questione di numeri. La maggioranza, infatti, oggi conta 342 deputati (PdL, Lega, Mpa liberaldemocratici e repubblicani), ventisei sopra la soglia necessaria di 316. E una trentina sarebbero appunto gli onorevoli al seguito di Gianfranco Fini.
Al Senato, invece, la soglia è di 162. PdL, Lega e Mpa contano 174 senatori, ma ne basterebbero una decina in meno per tornare ai tempi del Prodi bis, quando a decidere l’esito delle votazioni in aula erano i senatori a vita. Perché quello che fa la differenza in Parlamento non è tanto chi c’è, ma soprattutto chi non c’è.
La maggioranza, per sua fortuna, spesso è avvantaggiata da un alto tasso di assenteismo nell’opposizione: secondo i dati pubblicati da Libero quasi la metà degli onorevoli dell’IdV è assente almeno una volta su tre alle votazioni. Tra gli stakanovisti, invece, spiccano proprio due deputati del PdL : Remigio Ceroni e Antonio Palmieri, che hanno partecipato a oltre il 99 per cento delle votazioni.
Ma non tutti gli onorevoli, su cui può fare affidamento il Cavaliere, sono così ligi al dovere. PdL, Lega e alleati, infatti, sono andati sotto troppe volte negli ultimi mesi. L’ultima, la scorsa settimana quando sono passati due emendamenti del Pd al dl che proroga le missioni militari all’estero.
E dai primi di giugno una maggioranza bulgara, come quella di centrodestra fino ad oggi, è stata battuta ben cinque volte. Spesso per una manciata di preferenze, come emerge dai dati di Openparlamento. E non a causa dei voti ribelli (problema che affligge, invece, l’opposizione), ma delle assenze degli onorevoli di PdL e Lega, che superano in media la soglia dei 40 deputati nelle votazioni in cui il governo va sotto. Fino al picco raggiunto nella votazione dell’8 giugno, in cui passò una pregiudiziale dell’IdV che affossò il dl che sospendeva la demolizione di alcuni edifici abusivi in Campania: allora le seggiole vuote nei banchi di PdL e Lega erano ben 78.
Tanto che, per porvi un rimedio, il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, aveva promesso la gogna web per gli assenteisti, pubblicando sul sito del gruppo il nome di chi non è presente alle votazioni. Siamo andati a controllare e sul sito la gogna non c’è ancora. Forse è giunta l’ora di attivarla.
P.S.:
Anche perché l’avvertimento dell’onorevole Giancarlo Lehner (PdL) di tre mesi fa, quando la maggioranza andò sotto sul decreto salva liste subito dopo le regionali - “Meno male che gli italiani ci votano, ma i nostri assenteisti potrebbero, alla lunga, farli pentire” - è tuttora valido per il centrodestra.
- Venerdì 30 Luglio 2010
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Commenti
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Il 30 Luglio 2010 alle 17:54 pv21 ha scritto:
Berlusconi non intende “galleggiare” e “rischiare” come il Prodi bis. Si servirà del “nodo” Presidenza Camera per far precipitare la situazione. Per il federalismo di Bossi la caduta del governo sarebbe una iattura. Per le opposizioni (tutte) sarebbe utile un governo di transizione. Presto sapremo quanto vale quella casta di Primi SUPER Cives attenta a privilegi e interessi …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
Il 30 Luglio 2010 alle 18:48 indigesto ha scritto:
Stakanovisti non direi. Farebbero giusto il loro dovere!
Il 26 Agosto 2010 alle 19:34 La giornata in pillole: la “nuova idea” di Bersani, rilanciare l’Ulivo - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] ma in regione coordinano ancora il PdL. E’ la situazione anomala in cui si trovano alcuni parlamentari finiani la cui compatibilità con incarichi operativi a livello locale nel PdL sarà valutata i primi di [...]
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