

di Emanuela Fiorentino
Quel giorno in direzione nazionale neppure i luogotenenti di Silvio Berlusconi potevano pensare che un giorno si sarebbe arrivati a tanto. «Che fai, mi cacci? Che fai, mi cacci?» gridava Gianfranco Fini, ditino alzato, sotto il naso del premier. Era il 22 aprile. Sembrava la guerra dei Roses, ma era molto, molto di più: la nemesi di una storia iniziata nel 1993 con lo sdoganamento di Fini da parte del Cavaliere alle elezioni per il sindaco di Roma e proseguita con gli alti e i bassi di un matrimonio di interesse, fino alla rottura del predellino (le ormai famose «comiche finali» pronunciate dal leader di An nel dicembre 2007 salvo poi bonariamente accasarsi nel Pdl) e alla ricomposizione posticcia. La politica è piena di brutte sorprese, si sa. Ma nessuno immaginava di dovere fare i conti così presto con un «Codice da Fini» tutto da decifrare. Lo smarcamento dell’ex capo di An si è fatto sempre più evidente con il tempo. Insinuandosi prima con vari distinguo su diversi temi (dalla bioetica all’immigrazione) per poi sfociare nello scontro sulle intercettazioni e finire con le dichiarazioni pubbliche sulla moralità del partito e dei suoi dirigenti.
Berlusconi di input a reagire in questi mesi ne ha ricevuti moltissimi. I suoi più stretti collaboratori, un giorno sì e l’altro pure, lo hanno esortato a chiudere una volta per tutte la pagina di un’alleanza nata sotto una cattiva stella. Il Cavaliere ha cercato di placare gli animi, ha gestito i casi di Aldo Brancher e Nicola Cosentino con conseguenti dimissioni e si è dato un’agenda in cui le priorità erano legate ad alcuni passaggi parlamentari fondamentali (su tutti la manovra economica e la legge sulle intercettazioni): «Poi chiuderemo la partita con Fini…» ha ripetuto nelle ultime settimane. Adesso quel momento è arrivato. In un recentissimo documento riservato consegnatogli dai suoi dirigenti si respira la necessità di passare ai fatti: «Se non usciamo subito con un blitz dalla palude in cui ci ha cacciato Fini, rischiamo di fare la fine degli americani in Vietnam. Ci vuole, per applicare alla politica una terminologia bellica, la bomba atomica». E il premier ha rotto gli indugi preparandosi a rispondere al fuoco amico.
La guerriglia in atto ha diviso gli spettatori su diversi fronti, con commenti opposti e teorizzazioni più o meno fantasiose. Teorema 1: Fini vuole logorare il più possibile il Cavaliere d’accordo con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con Pier Ferdinando Casini e naturalmente con il Pd. Basta un incidente «spendibile» (vedi la questione morale) e, se i numeri dei fedelissimi lo consentono, si fa cadere il governo. Obiettivo: cambiare la legge elettorale con un governo di larghe intese e passare alle fase successiva di presa del potere. Teorema 2: lui (sempre Fini) non vuole far cadere il governo, ma danneggiare così tanto l’immagine del premier da arrivare alla fine della legislatura con tutti i numeri per dare vita al cosiddetto terzo polo, frantumare il bipolarismo e cercare di battere Berlusconi.
Teoremi a parte, il ragionamento di Fini e dei suoi è semplice quanto ardito: il capo del governo è politicamente morto. Con l’emendamento che ammorbidisce la legge sulle intercettazioni e con i discorsi sulla necessità di eleggere le strutture del Pdl «come si fa nei partiti democratici», quello che arrivava dal fronte finiano era sempre e immancabilmente un manifesto politico impostato sul dopo Berlusconi. E nel corso dell’ultima riunione, da quanto risulta a Panorama, Italo Bocchino e i suoi hanno parlato chiaro: Berlusconi è in declino, bisogna approfittare della bomba mediatica che ci sostiene e impossessarci del partito.
Spiega Adolfo Urso, viceministro allo Sviluppo economico, vicino al presidente della Camera: «L’unica strada è articolarsi in una minoranza del Pdl con l’obiettivo di conquistare prima o poi la maggioranza interna. Quando? Alla fine del prossimo anno, con un regolare congresso». La sensazione dei finiani, confortata da alcuni sondaggi ovviamente contestati dall’entourage del premier, è che il crescendo dei consensi non si fermi. Sempre Urso: «Ovunque vada, mi sento dire: non vi fermate, bene così. Le idee fanno arrivare i numeri». Sul fronte opposto, un ministro è convinto che la battaglia di Fini sia stata e resti un fatto personale: «Il concetto è: non mi farò travolgere dalle macerie berlusconiane. Il suo obiettivo è prendere le distanze, mettersi in sicurezza per mettersi in evidenza». Per fare questo Fini avrebbe cercato e trovato sponde all’interno dell’Associazione nazionale magistrati, diventando punto di riferimento delle toghe più politicizzate e pregiudizialmente avversarie del Cavaliere. La strategia è chiara anche per un altro alto esponente di partito: «Bisogna tenere bene a mente l’età. Fini, nel 2013, avrà 61 anni, Massimo D’Alema64, questa è la loro ultima occasione». C’è un patto siglato per governare o aspirare alla più alta carica dello Stato, pensa lui. E la questione morale? Secondo gli avversari, contro Denis Verdini (il coordinatore del Pdl sotto inchiesta), il presidente della Camera la sta usando strumentalmente, con l’obiettivo di mettere in difficoltà gli ormai ex alleati. «Gianfranco ora grida allo scandalo, ma è la stessa persona che ha candidato il re della sanità di Roma mentre era sotto inchiesta, Antonino Angelucci. Perché l’ha fatto eleggere? Per sottrarlo alla giustizia?».
Insomma, la strada della scissione era tracciata da un pezzo. E il rischio Big bang – lo chiamano proprio così – è ben delineato nel rapporto arrivato qualche giorno fa sul tavolo del capo del governo. Un rapporto nel quale si sottolinea che l’assalto mediatico-giudiziario, combinato con la sedizione interna, rischia di fare saltare in aria il Pdl. Il consiglio: agire subito, appena approvata la manovra economica. Una fretta che si giustifica se confrontata alle parole di un deputato della cerchia finiana, che così racconta la strategia in atto: «Tirare avanti tra agguati, compromessi e stop and go fino al 2012, fiaccare indelebilmente la leadership di Berlusconi e poi provocare la crisi di governo per arrivare a un esecutivo tecnico di fine legislatura che modifichi questa legge elettorale e ponga fine al berlusconismo ». E un assaggio degli «agguati parlamentari» – in realtà veri e propri sgambetti alla maggioranza – era già in preparazione mercoledì 28 luglio tra i «ribelli» del Pdl con la complicità di pezzi dell’Udc e di alcuni deputati vicini a Francesco Rutelli.
All’orizzonte rimane lo scenario di una scissione a livello parlamentare. Dice Gaetano Quagliariello, vicepresidente del Pdl al Senato: «Noi oggi non sappiamo quanti seguiranno Fini. Non penso che saranno tanti, ma se saranno così tanti da poterci mandare a casa, vuole dire che è giusto che finisca la nostra esperienza di governo». Resta anche il nodo della presidenza della Camera, un ruolo istituzionale che forse non si addice al capo dell’opposizione interna del partito che governa.
Insomma, se per Berlusconi era ed è fondamentale fare chiarezza per evitare un ulteriore indebolimento d’immagine, per Fini, adesso il problema è trovare una collocazione. Come picconatore, dice un parlamentare vicino a Casini, sta facendo un ottimo lavoro, «anche se ha un deficit di truppe, che non sono neanche tanto scelte». Ma poi c’è la fase construens: nel Pd non c’è aria di casa e un rientro nel Pdl appare assai improbabile. Il terzo polo finora è solo una bella idea, ma c’è chi si domanda quale potrà essere la convivenza sotto lo stesso tetto con Casini, Rutelli (ricordate i leggendari battibecchi tra i due dal 1994 in poi quando erano su sponde opposte?) e Luca Cordero di Montezemolo: difficile che quattro galli in un pollaio non finiscano per beccarsi. Dunque, che cosa resta? Forse Antonio Di Pietro, e cioè la creazione di un soggetto politico ispirato al giustizialismo (di destra). Qualcuno sostiene che il cofondatore del Pdl, in realtà, voglia solo passare alla storia come l’uomo che ha mandato a casa Berlusconi, chiudendo una stagione durata più di 15 anni. Del resto, continua il parlamentare di centro, «sul suo futuro, l’ex leader di An è sempre stato abbottonato, preferendo concentrarsi sul proprio posizionamento popolare».
Ha tirato troppo la corda, con una strategia personale approssimativa. È quello che pensa Maurizio Gasparri, a capo dei senatori del Pdl, che associa l’alleanza con Fini all’immagine di un bel vaso, ma con evidenti incrinature, da togliere subito dalla vetrina. Più o meno quello che sottolineano i consiglieri del premier, che sempre nella solita, illuminante nota, gli chiedono se valga la pena, a questo punto, accelerare i tempi di approvazione della riforma delle intercettazioni. Così facendo, prevedono, Fini trascorrerebbe un agosto trionfale dal punto di vista politico, mentre gli italiani si divertirebbero sotto l’ombrellone a leggersi lenzuolate di intercettazioni sulla P3… Insomma, per gli uomini del Cav, l’aria è da partita finale e la guerra non si vince stando chiusi nel bunker. Non a caso è partita una sorta di operazione verità sui beni del partito e in particolare su quelli che da An sono confluiti nel Pdl. Il Giornale e Libero, per esempio, hanno raccontato di un appartamento a Monte-Carlo lasciato in eredità ad An e oggi occupato da Giancarlo Tulliani fratello di Elisabetta e quindi cognato di Fini. L’interessato, via agenzia, si è affrettato a precisare di avere un regolare contratto e di versare un canone d’affitto. Forse spiegherà anche a che titolo ha la disponibilità di quella casa.
Certo, ora appaiono lontani, anche se sono recenti, i tempi in cui Fini, allargando la giacca come fa un kamikaze imbottito di tritolo, si mise di fronte a Fabrizio Cicchitto, presidente del deputati Pdl, per parlargli chiaro: se Berlusconi non discute con me, il mio impegno sarà quello di fargli perdere le elezioni. E mentre dalle parti di Arcore si sta già studiando una macchina elettorale, dicono rivoluzionaria, la Festa della libertà prevista a Milano in settembre ha avuto già la cancellazione d’ufficio dell’intervento del presidente della Camera. Detto fatto. Dopo la goccia finiana che ha fatto traboccare il vaso (le esternazioni di Fabio Granata sull’inchiesta su via D’Amelio a suo dire ostacolata da pezzi dello Stato), dai luogotenenti è partito il perentorio appello a Berlusconi: mettere tutti alla porta. Con la convocazione di un ufficio di presidenza per approvare un documento durissimo che riaffermi le ragioni su cui è stato fondato il Pdl, rivendichi tutti i successi del governo e dichiari che chi non si riconosce più nel programma concordato con gli elettori è fuori dal partito. Questa volta, concludono i «generali» di Silvio, il toro va preso per le corna. E matato.
- Lunedì 2 Agosto 2010
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Commenti
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Il 2 Agosto 2010 alle 13:11 colley ha scritto:
ecco un anni,era Veronica,adesso e FINI,durante che io sogno sempre giorno e notte di SILVIO che io adoro,si avrei la fortuna d’avere SILVIO:mai io lo lasciare,certo,non sara sempre d’accordo con lui,ma come tutti il mondo,ma il fa che SILVIO sa una causa:ho 49 anni,mai tra ma vita ho adoro un uomo come SILVIO,ecco 4 anni,quando io lo vedo suo viso,mi a rida la voglia di vivere,ce uomo e mio raggio di sole,mi fa il bene un giorno di potere l’abbracciare,lui e sempre bello,adorabile,io l’adoro forto,ho bisogno de lui,grazie de lui dare il mio messaggio,grosso bacio mio sogno SILVIO che io adoro,SOPHIE
Il 2 Agosto 2010 alle 13:12 colley ha scritto:
BERLUSCONI-SOPHIE,STORIA DI UN AMORE ANNUNCIATO,SOPHIE
Il 3 Agosto 2010 alle 2:58 bruno1946 ha scritto:
Il vero test e la verita’ si sapra’ con il prossimo risultato elettorale. Alla fine conta chi ha piu’ voti e la matematica non sara’ un’opinione.
Uno scenario possibile sara’ che Fini sara’ usato dalla sinistra per tagliare le gambe a Berlusconi e poi gettato nella spazzatura.
Un’altra incognita sara’ se gli elettori saranno disposti ad accettare un sistemo politico stile prima repubblica,
Per Fini con grupetto cosi’ sparuto e senza casa dove andare sara’ una corsa in salita.
Poi se non dovesse risultare piu’ conveniente a certa magistratura d’assalto, allora l’unica aternativa sara’ di fare il bambinaio.
Il 6 Ottobre 2010 alle 14:36 Ma Futuro e Libertà sarà un partito di opposizione? | " NONSOLOFOLE " ha scritto:
[...] lui come un monarca assoluto, per poi formare una fronda interna e staccarsi dopo neanche due anni lanciando il guanto di sfida: ”Che fai mi [...]
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