
Gianfranco Fini né più né meno come Nichi Vendola. Almeno per quelli, non pochi, che li vedono come i due futuri leader della politica italiana; anche se c’è chi pensa che la loro scalata ai vertici del Palazzo sia più semplicemente una battaglia contro i mulini a vento. Il primo, infatti, vorrebbe comandare a destra; il secondo tutto l’arco della sinistra-centro. Per raggiungere i loro obiettivi però dovranno sconfiggere un avversario fuori dal comune: Silvio Berlusconi.
Entrambi non lo sopportano: per Fini il Cav è un ”monarca”. Per Vendola, invece, è un ”vecchio spot usurato”. Entrambi, inoltre, sono convinti di mandarlo a casa: il primo catturando i consensi del cosiddetto terzo polo, il secondo addirittura alle elezioni come leader del Pd.
Ma per riuscirci, ironia della sorte, Fini e Vendola dovrebbero imitare proprio il Cavaliere. Non è un paradosso. Di Vendola, infatti, lo scorso gennaio il regista barese Alessandro Piva diceva che è una sorta di ”Berlusconi rosso”: più moderno dei suoi avversari nel centrosinistra, il governatore della Puglia è un comunicatore che ”si rivolge direttamente al popolo ed è capace di emozionare”.
Paragone azzardato? Mica tanto, visto che proprio grazie al modo semplice e diretto, senza fronzoli, con cui si rivolge agli elettori, il governatore della Puglia è riuscito non solo a conservare la sua poltrona a Bari (grazie anche all’aiuto della Poli Bortone, che candidandosi con Casini ha tolto voti al centrodestra), ma anche a lanciare una sfida a Bersani come futuro leader del centrosinistra.
E visto che la ricetta ha funzionato per Vendola, perché non dovrebbe andar bene anche per Gianfranco Fini? Ne è convinta l’editorialista de La Stampa Lucia Annunziata, intervistata dal Secolo d’Italia, secondo cui Fini non dovrebbe limitarsi a “guardare e parlare dentro il Parlamento” e a ”fare passi tecnicamente inattaccabili per stretta logica parlamentare”.
Insomma, Fini per vincere ”deve fare meno il D’Alema e più il Berlusconi”. Altrimenti il suo destino sarà quello di rimanere “un eterno membro del Parlamento, come ne abbiamo visti tanti”. Un po’ come Casini (altro che D’Alema).
- Lunedì 9 Agosto 2010

Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 10 Agosto 2010 alle 19:15 pv21 ha scritto:
Dopo il “Berlusconi dei poveri” (Bertinotti) ora arriva il “Berlusconi rosso” (Vendola). Berlusconi non si diventa. Solo il Cavaliere può continuare a promettere di voler cambiare l’Italia. Peccato che il Berlusconismo è ormai alle ultime tappe. Il banco di prova l’avremo in autunno su una crisi (ex-ripresa) che grava sul paese come SE FOSSE STAGNAZIONE …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
Il 19 Agosto 2010 alle 13:43 Che combina Ignazio Marino? Fa il Gianfranco Fini del Pd - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Casini, Rutelli e Montezemolo. Così come Marino oggi, accortosi di non potercela fare da solo, porge una mano a Di Pietro e Vendola, che secondo lui ”potrebbero rappresentare due realtà importanti nella sinistra”, ma [...]
Il 25 Agosto 2010 alle 23:23 bruno1946 ha scritto:
Da sinistra a destra o da destra a sinistra ci sono tanti mestieranti della politica che non sanno andare oltre al chiaccericchio inutile, infatti le chiacchere sono un bene di consumo che non costa niente.
Anzi riescono a concludere qualcosa, si portano a casa uno stipendio da far invidia.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.