Così parlò Cossiga: il Picconatore pensiero

7 luglio 2006 Cossiga all'inaugurazione della mostra fotografica "Kossiga Boia"

7 luglio 2006 Cossiga all'inaugurazione della mostra fotografica "Kossiga Boia"

Tante sono le frasi a effetto e le battute brucianti per cui Francesco Cossiga sarà ricordato.
Eccone alcune: “Adesso gli scherzi sono finiti“, 23 marzo 1991 - Intervistato alla Fiera di Roma, Cossiga, presidente della Repubblica, minaccia lo scioglimento delle Camere e annuncia la stagione delle “picconate”. “Violante è un piccolo Vishinski”, luglio 1991 - In risposta all’esponente del Pds.

“Io ho dato al sistema picconate tali che non possa essere restaurato, ma debba essere cambiato”, 11 novembre 1991, alla presentazione del libro Cossiga, uomo solo di Paolo Guzzanti.

“Io facevo parte di una formazione di giovani democristiani armati, armati dall’arma dei carabinieri, per difendere le sedi dei partiti e noi stessi nel caso che i comunisti, perdute le elezioni, avessero tentato un colpo di stato”, 11 gennaio 1992, rievocando le elezioni del 1948.
Achille Occhetto, segretario del Pds, è uno “zombie con i baffi“, che fa rivivere “le cose più abbiette e più volgari del paleostalinismo”, 22 gennaio 1992. In risposta al Pds che attacca su Gladio.

“Se Berlusconi è il nuovo De Gasperi, io sono il nuovo Carlo Magno“, 18 aprile 1998, in risposta a don Gianni Baget Bozzo che esalta Berlusconi.
“Quando vedo Folena penso sempre a quanto ha perduto la moda e quanto poco ha guadagnato la politica. Con la sua eleganza, la sua finezza è chiaramente un mancato indossatore”, 22 giugno 1998, in polemica con l’allora responsabile giustizia dei Ds.
“Io ho concorso ad uccidere o a lasciar uccidere Moro quando scelsi di non trattare con le Br e lo accetto come mia responsabilità, a differenza di molte anime candide della Dc”, 15 febbraio 2001. “La giustizia sportiva è una buffonata”, 6 luglio 2006, su Calciopoli. “È anche vero che io abbia una origine familiare di grandi tradizioni repubblicane, antifasciste, radicali e massoniche. Ma non sono stato e non potrò mai essere massone perché sono cattolico”, 16 ottobre 2009, sui suoi rapporti con la massoneria.

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Il 18 Agosto 2010 alle 10:21 Cossiga e il destino di un presidente: dopo la morte, le sue picconate restano nei libri - Libri - Panorama.it ha scritto:

[...] secolo, è altrettanto certo che, dopo la sua morte, la sua cultura è rimasta cristallizata in alcune fulminanti asserzioni d’autore. E, soprattutto, in una dozzina di libri, molti dei quali ancora in [...]

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