

Musulmani pregano al teatro Ciak a Milano durante il Ramadan (Ansa)
Ramadan è il termine che indica il mese di digiuno osservato dai musulmani. Una parola entrata, ormai, nel lessico comune, anche perché almeno da dieci anni, ossia da quando è aumentato il flusso di immigrati in Italia, molti dei quali seguaci di Maometto, la si associa automaticamente alle polemiche sull’edificazione dei luoghi di culto per gli islamici: le moschee.Â
Che non sono presenti in tutte le città : in Italia se ne contano non oltre 800, mentre i musulmani sono circa 1,2 milioni. I comuni (di centrodestra e di centrosinistra), infatti, spesso non concedono l’autorizzazione alle comunità islamiche per la costruzione di una moschea, soprattutto a causa delle resistenze dei cittadini italiani. Basti ricordare i casi più clamorosi degli scorsi anni, dal cartello “Terra concimata con urina di porco” a Lodi, issato dalla Lega per impedire la costruzione di una moschea, alla testa di maiale trovata su un cantiere di Colle Val D’Elsa (Siena). E così in questi anni gli immigrati si sono arrangiati come hanno potuto: chi prega in una palestra, chi per strada, come succede a Milano in viale Jenner, chi sotto i tendoni.
Ma in molti casi, sia a Lodi sia a Colle Val d’Elsa così come a Genova, l’idea più volte suggerita da chi si opponeva alle moschee è stata quella di un referendum consultivo della popolazione. Che con la proposta di legge presentata in questi giorni alla Camera da Andrea Gibelli (Lega), che è anche vice presidente della Lombardia, potrebbe diventare la norma da seguire in Italia: l‘introduzione di un referendum popolare nei comuni come lasciapassare per l’autorizzazione alla costruzione di un luogo di culto.
Non solo: alla regione Lombardia - dove è in corso un braccio di ferro tra il PdL aperto al dialogo con la comunità musulmana per la costruzione delle moschee e la Lega fortemente contraria - stanno studiando un piano per introdurre vincoli urbanistici. “Almeno un chilometro da altri luoghi di preghiera. A debita distanza dal culto cattolico. Funziona così anche in Egitto, ovviamente a parti invertite. Eccola, la reciprocità ”, ha aggiunto Gibelli. Che propone anche la “tracciabilità del fedele”, ossia si dovranno comunicare chi sono i finanziatori e i frequentatori delle moschee. E a chi gli chiede se questa proposta non violi la libertà di culto sancita dalla Costituzione, Gibelli risponde che “l’islam non impone la preghiera in uno spazio consacrato” e che quella dei musulmani sarebbe “un’ambizione politica culturale”.
Insomma, Gibelli pensa più alla geopolitica che alla normale amministrazione dei cittadini. O forse ai voti. Glielo ha fatto notare Gilberto Oneto, intellettuale da sempre amico di Gianfranco Miglio, che ha sottolineato come un simile provvedimento possa ostacolare la costruzione di luoghi di culto di altre religioni non cristiane (sarebbe un problema costruire anche le sinagoghe).
Senza contare che ricorrere all’opinione della maggioranza, escluderebbe una minoranza dalla possibilità di professare liberamente il  proprio culto. Inutile, quindi, nascondersi dietro a un dito: il problema è l’Islam, le sue sfaccettature fondamentaliste e i suoi aspetti che mal si conciliano con lo stile di vita europeo (vedi il burqa). Per questo bisognerebbe controllare i flussi immigratori, conclude Oneto, magari privilegiando stranieri di religione cristiana.
Ma queste sono discussioni da élite. La pancia del paese, e soprattutto del Nord, ha le idee piuttosto chiare: secondo un recente sondaggio di Panorama, il 58,4 per cento degli italiani che vivono in otto regioni del Settentrione è contraria alla costruzione di una moschea; percentuale che sale al 60,3 per cento se la moschea include il minareto. Insomma, se si proponesse un referendum contro i minareti, i risultati potrebbero essere simili a quelli registrati in Svizzera lo scorso anno. E il Carroccio questo lo sa. Soprattutto quando tira aria di elezioni.
- Mercoledì 18 Agosto 2010
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Commenti
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Il 20 Agosto 2010 alle 21:54 indigesto ha scritto:
Ma che c’entra la libertà di culto con l’edificazione sfrenata di moschee e minareti che contrastano con la civiltà che li accoglie e con i piani urbanistici!? Se proprio le vogliono se le costruissero in aperta campagna, rispettando anche i canoni architettonici tradizionali del paese che li ospita. Nessuno vuol perseguitarli! Anzi, i partiti fanno a gara per ingraziarseli e ricevere sovvenzioni e mazzette. Ma il culto è una cosa e la pretesa di infestare le nostre città di moschee ne è un altra!
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