

Concorrenti alla corsa sui tacchi a spillo a Milano nell'estate del 2009 (Ansa)
Non trovando più argomenti nuovi su cui litigare e avendo già dato su gestione del partito, giustizia, elezioni anticipate, Bossi e il federalismo, governo di “responsabilità nazionale” (e chi più ne ha più ne metta), i finiani hanno pensato di buttarsi a capofitto nelle quote rosa.
Questione che riguarda la politica italiana tutta e la cultura delle classi dirigenti, ma che per i Fini boys (and girls) sarebbe soprattutto un problema del PdL e del suo capo (Berlusconi). Lancia il sasso in un’intervista a Klauscondicio stavolta Barbara Contini, 49 anni, finiana doc e alla sua prima legislatura come senatrice, prima nel PdL e ora nel gruppo di Futuro e Libertà.
Secondo lei quelli che contano nel PdL “non amano le donne forti, in gamba, le donne con idee”. Perché in politica ”bisogna anche avere il coraggio di dire di no al proprio capo”. E, infatti, conclude la Contini, da quelle parti fanno carriera in genere quelle con “tacchi a spillo e armate di minigonne”. Come se la dote sufficiente fosse la bella presenza e non la competenza.
Ora, al di là delle piccate reazioni del ministro Giorgia Meloni, che parla di “attacchi ingiusti”, di Alessandra Mussolini (”Non ho mai portato tacchi a spillo, ma soltanto le zeppe e le ho sempre messe ovunque”) e di chi i tacchi a spillo li indossa con disinvoltura, come il sottosegratrio Daniela Santanché (perché per portarli ci vuole “coraggio ed equilibrio”), occorrerebbe mettere sul piatto anche qualche dato, per farsi un’idea della situazione della politica italiana (tutta, nessun partito escluso).
Nel 2010 il nostro paese ha recuperato venti posizioni rispetto al 2005, rimanendo comunque in basso nella classifica mondiale delle presenze delle donne in parlamento, attestandosi al 55esimo posto, con una media del 21 per cento, dal 76esimo di cinque anni fa, con una media dell’11 per cento (tra le performance peggiori dei paesi europei).
Alla Camera il Pd non arriva a sessanta donne su oltre duecento deputati, il PdL poco più di quaranta su 236. Le deputate leghiste sono una decina su 59 in tutto, mentre le finiane di Fli sono 7 su 33. Poche donne nel partito di Di Pietro, 2 su 24, e nell’Udc, 4 su 38. L’Api di Rutelli ne conta una su 8, così come i Liberaldemocratici, una su 4. Poi ci sono i gruppi parlamentari “talebani” formati da soli uomini: come Noi Sud Libertà e Autonomia - Partito Liberale Italiano (6 deputati), l’Mpa (5 deputati) e le minoranze linguistiche tirolesi e valdaostane (3 deputati).
In Senato la situazione non è migliore: il Pd non arriva a quaranta donne su oltre cento senatori, nel PdL sono in media meno di una su dieci. Le senatrici, invece, arrivano ad essere quasi la metà del gruppo Udc, minoranze linguistiche e autonomie (5 su 12), mentre nella Lega sono solo 4 su 26, nell’IdV 2 su 12. I finiani di Fli contano 2 donne su 10 senatori (tra cui la Contini), mentre il Gruppo misto ne ha solo una: la senatrice a vita Rita Levi Montalcini.
Alle scorse elezioni regionali di fine marzo il centrodestra ha presentato 4 donne su 13 candidati in lizza per la poltrona da governatore (Bernini in Emilia - Romagna, Faenzi in Toscana, Modena in Umbria e Polverini nel Lazio), il centrosinistra 3 su 13 (Bonino nel Lazio, Bresso in Piemonte e Marini in Umbria). Alle europee del 2009 le donne candidate erano 201 su 648 in tutto, di cui 28 del PdL, 27 del Pd (come per la Lega e l’alleanza Pdci - Prc), 25 dell’Udc, 24 di Sinistra e Libertà, 19 dell’Italia dei valori e 12 dei Liberaldemocratici e l’Autonomia (l’unione di Destra, Mpa, Pensionati e Alleanza di centro).
P.S.:
Qualcuno di fronte a questi numeri si ostina ancora ad essere contrario alle quote rosa.
BARBARA CONTINI INTERVISTATA DA KLAUS DAVI
- Martedì 24 Agosto 2010
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