Tessera del tifoso, un provvedimento che serve (ma solo per metà)


Il caso più clamoroso è di sicuro la contestazione del ministro leghista Roberto Maroni a Berghèm Fest, la festa che organizza ogni anno il Carroccio in un paese vicino Bergamo. Non per mano dei leghisti, ma di 500 ultras dell’Atalanta, che rischiano di non seguire la loro squadra in trasferta: il questore di Varese, infatti, ha proibito l’ingresso ai supporters privi della tessera del tifoso.

Così, gli ultras bergamaschi hanno messo a soqquadro Alzano Lombardo, incendiando macchine e ferendo un poliziotto. E quello in provincia di Bergamo non è che una delle numerose proteste in Italia contro il provvedimento del Viminale. La tessera, infatti, sperimentata solo da alcune squadre la scorsa stagione, sarà obbligatoria invece in questo campionato per accedere alle tribune riservate agli ospiti nelle trasferte.

Ma servirà sul serio ad arginare la violenza negli stadi? L’obiettivo sarebbe quello di rendere i nostri stadi più sicuri. Magari come quelli inglesi, dove il pubblico, che una volta era ostaggio degli hooligans, oggi assomiglia più a quello di una partita di tennis; e dove non ci sono le reti che lo separano dal campo da gioco, con poliziotti, stewart e telecamere a vigilare. “In Inghilterra se qualcuno tira qualcosa viene individuato dagli addetti alla sicurezza con gli altri spettatori che aiutano all’identificazione del colpevole”, raccontava Fabio Capello poco tempo fa al Corriere dello sport.

Da noi questo è ancora un sogno. A farla da padrone è la frangia violenta degli ultras. E gli stadi hanno ancora le reti di protezione. Il ministro Maroni, ieri a Bergamo, ha sbottato contro gli atalantini: “Questi non sono i tifosi, io con i violenti non parlo, io parlo con i tifosi veri”. Ha ragione: i teppisti non dovrebbero più entrare negli stadi. Gli ultimi provvedimenti del ministro, infatti, vanno in questa direzione.

La tessera del tifoso, uno di questi, oltre all’aumento degli stewart e dei controlli all’ingresso degli stadi, contribuirà ad arginare la violenza, perché in un certo senso scheda il supporter, o per lo meno lo rende rintracciabile, oltre a valorizzare un rapporto aperto e trasparente tra tifosi e le società calcistiche, che devono rilasciarla agli abbonati.

Ovviamente non potrà essere concessa ai “diffidati”, a cui è vietato partecipare alle manifestazioni  sportive, o a chi ha riportato condanne penali per reati di stadio. Ma così com’è la tessera rischia anche di fare cilecca: obbligatorio, infatti, è solo il rilascio da parte delle società, ma non il possesso per entrare sempre allo stadio.

Chi ce l’ha, avrà delle “corsie preferenziali” nell’accesso agli stadi e delle agevolazioni nell’acquisto dei biglietti, oltre a godere di altri vantaggi che ogni società proporrà ai propri clienti (tra cui sconti per gli acquisti). E, soprattutto, potrà entrare nel settore ospiti in trasferta. Chi non ce l’ha, in trasferta potrà comprare lo stesso un biglietto in un settore diverso da quello ospiti. E che cosa accadrebbe, se un gruppo di teppisti della squadra ospite si inserisse nella tribuna distinti, dove i tifosi sono in prevalenza della squadra avversaria?

Commenti

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Il 27 Agosto 2010 alle 11:58 Se l’aggressione alla Berghèm Fest rovina l’idillio “padano” - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] festa provinciale della Lega, che è anche forse uno degli appuntamenti più noti del Carroccio. A protestare contro Maroni, poi, sono stati 500 tifosi bergamaschi; e magari nel mucchio dei teppisti ci sarà [...]

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