Se l’aggressione alla Berghèm Fest rovina l’idillio “padano”


Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli (Ansa)

Il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli (Ansa)

L’assalto degli ultras atalantini al ministro leghista Roberto Maroni alla festa del Carroccio vicino Bergamo segna un punto di non ritorno tra lo Stato e i tifosi, tra il calcio come era prima negli stadi e quello che sarà nel futuro, dove non ci sarà più spazio per la violenza.

Eppure c’è anche un’altra lettura degli scontri di mercoledì sera. L’aggressione è avvenuta, infatti, non in un luogo qualsiasi, ma ad Alzano Lombardo, un paesino della Bergamasca ed enclave per eccellenza leghista; e in un’occasione particolare: durante Berghèm Fest, la festa provinciale della Lega, che è anche forse uno degli appuntamenti più noti del Carroccio. A protestare contro Maroni, poi, sono stati 500 tifosi bergamaschi; e magari nel mucchio dei teppisti ci sarà stato pure qualche elettore del Carroccio.

Perché quei fischi a Maroni e quelle immagini degli scontri tra atalantini e poliziotti hanno rovinato l’idillio tra la Lega e il suo territorio, tra il Carroccio e la sua gente. O per lo meno, con quell’immagine del territorio, così come viene rappresentata sommariamente dai media, e di cui si vantano gli esponenti leghisti: quella fascia prealpina ricca, efficiente, federalista, stanca di versare i soldi a Roma, leghista senza se e senza ma e preoccupata dal fenomeno dell’immigrazione. La contestazione allo Stato maggiore della Lega Nord è opera insomma non di immigrati o terun, ma di una frangia - minoritaria fin quanto si vuole - dei loro, del popolo giovanile bergamasco e, nella fattispecie, degli ultras atalantini con cui la Lega, in anni neanche troppo lontani, era riuscita a costruire un rapporto stretto e anche simbiotico.

Una comunità - insomma - che, vista da fuori, sembra di un solo colore, verde. Un’oasi apparentemente felice, dove ogni manifestazione pubblica del Carroccio viene immaginata o meglio propagandata, in tutte le altre parti d’Italia, come la solita riproposizione del “carnevale” di Pontida, tra simboli celtici, elmetti vichinghi e statue di Alberto da Giussano.

Il blitz degli atalantini contro Maroni ci dice che non è più così. O forse non lo è mai stato. Se n’è accorto, in un certo senso, anche il suo collega Roberto Calderoli, che è anche un bergamasco doc e che è arrivato a definire terroristi gli ultras violenti: “Non posso più accettare che l’immagine di Bergamo sia svenduta da 200 imbecilli, che prima ancora che inizi la partita vanno ad attaccare le tifoserie esterne e la polizia”, ha sbottato. “Questa non è Bergamo”, la sua convinzione. E, invece, caro Calderoli, anche questa è Bergamo. Ma la verità, si sa, a volte fa male.

Commenti

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Il 28 Agosto 2010 alle 12:42 sgarikka68 ha scritto:

questo è solo un sintomo del distacco degli italiani dalla politica. Un chiaro segnale che deve far riflettere i politici che sono lontani anni luce dagli italiani e dai nostri problemi, e il fatto che l’accaduto è avvenuto in terra leghista dove la lega si vanta di essere tutt’uno con gli elettori è indice di distacco totale dalla gente dalle parole e dai pensieri dei politici.
Per noi cittadini qualunque, non esiste più un solo politico che pensa al suo popolo, ma tutti pensano solo a come arruffare più soldi possibile

Il 28 Agosto 2010 alle 14:37 Alternainsieme.net » (25.08.10) Alzano Lombardo ha scritto:

[...] Rassegna stampa. Corsera: qui; Repubblica: qui; BergamoNews: qui; Gazzetta d. Sport: qui. E poi Panorama 27.08.10 (non senza compiacimento): qui [...]

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