

L'esterno del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico di Messina (Ansa)
La rissa tra due medici scoppiata in sala parto al Policlinico di Messina, che ha messo a rischio la nascita di un bimbo, è un caso isolato o solo l’ennesima conferma della malasanità in alcune regioni d’Italia? Questa, insomma, la domanda chiave per capire se la responsabilità di una vicenda balzata all’onore delle cronache sia solo da individuare nel comportamento di due medici che se le sono date di santa ragione di fronte a una partoriente o se il problema, come ha detto il ministro della Salute Ferruccio Fazio,”sono anche queste due persone”. Perché bisogna ”mettere in essere dei meccanismi per cui questo non succeda più e, quindi, dare un sistema alle Regioni che ancora non ce l’hanno e che sono, combinazione, quelle in deficit economico”.
Cominciamo in breve dalla storia: due ginecologi, uno in qualità di ricercatore universitario e medico di turno, l’altro assegnista, che svolge però anche attività in privato e che è il medico di “fiducia” della gestante che si trovava in sala parto, si sarebbero picchiati nell’antisala: il ginecologo di “fiducia” avrebbe suggerito un parto cesareo, l’altro “di turno” un parto naturale. E dalla discussione si sarebbe passati alle mani. A causa del diverbio il parto avrebbe subito una complicazione (un nesso che gli inquirenti stanno cercando di dimostrare): il bimbo ha subito due arresti cardiaci, la mamma un’operazione per asportare l’utero. Il bimbo alla fine si è salvato, le condizioni fisiche della mamma sono migliorate. Il padre ha sporto denuncia, per fare chiarezza sull’intera vicenda. E’ scoppiato il finimondo: arrivato il ministro Fazio è partito il can - can di dichiarazioni politiche sul caso. La procura sta indagando cinque medici, i due ginecologi, il responsabile del reparto e altri due medici che hanno operato successivamente la donna. Gli inquirenti, in particolare, stanno cercando di capire se i medici, occupati a litigare, abbiano trascurato la paziente e il nascituro. Intanto, il primario e il medico di turno sono stati sospesi, mentre la struttura ha interrotto il rapporto di collaborazione con l’altro ginecologo titolare di un assegno di ricerca.
Dalla vicenda si possono fare tre considerazioni. Il primo dato che salta all’occhio, infatti, è la presenza di un ginecologo assegnista, che pur non avendo alcuna autorizzazione ad operare in sala parto, operava a tutti gli effetti come un medico in organico. Anzi, svolgendo attività privata, il ginecologo si sarebbe posto in questo caso come interlocutore privilegiato con la paziente, “di fiducia”, addirittura infischiandosene della gerarchia ospedaliera, che ha una sua legittimazione se non altro perché delimita e individua nella piramide dei ruoli le responsabilità sulle decisioni da prendere.
Una seconda considerazione, che emerge dalla qualifica del medico di turno, un “ricercatore”, anche lui con uno studio privato, riguarda la condizione del personale in molte strutture sanitarie. Come sottolineato dai sindacati medici su Il Messaggero, infatti, troppo spesso gli ospedali sono mandati avanti dai precari cronici, tra assegnisti e ricercatori. Un esercito di 43.000 camici bianchi, divisi tra professione pubblica e privata, i cui confini sono sempre più sfumati. Come è emerso nel caso di Messina, dove uno dei due ginecologi è appunto anche il medico di fiducia della partoriente e dove i due medici sono in sostanza in “competizione” fuori dall’ospedale.
La terza considerazione, infine, suggerita dal ministro Fazio, riguarda proprio l’oggetto della contesa tra i due medici: il parto cesareo. Secondo i dati del ministero, la media Ocse accettabile per numero di questa tipologia di parti è non oltre il 25 per cento. In Italia, ha detto Fazio, siamo al 28 per cento, tra regioni come Lombardia, Toscana, Veneto, Emilia Romagna che sono sotto il 30 per cento, e regioni come la Sicilia, che nel 2009 è al 52 per cento, o la Campania, addirittura oltre il 60 per cento. Percentuali che vanno considerate anche sotto quest’ottica: i parti cesarei sono più costosi (e remunerativi) di quelli naturali. E a volte la sanità cattiva è proprio quella che costa di più.
- Martedì 31 Agosto 2010
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Il 8 Settembre 2010 alle 19:11 La giornata in pillole: Bossi vuole il voto a tutti i costi, ma deciderà Berlusconi - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] tragedia in sala parto, dopo la morte di un neonato a Roma la scorsa settimana e il caso della lite tra due ginecologi di fronte a una partoriente a Messina. Questa volta una mamma di 32 anni è morta [...]
Il 20 Settembre 2010 alle 18:06 Messina, altra lite in sala parto: neonato in coma - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] seconda lite in sala parto in meno di un mese. Dopo l’episodio del piccolo Antonio Molonia avvenuto il 28 agosto scorso al Policlinico della città de…, il diverbio tra due medici è scoppiato questa volta nel reparto Ginecologia dell’ospedale [...]
Il 21 Settembre 2010 alle 10:59 Litigiosità in sala parto: quali sono le cause? - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] Messina? La domanda è legittima, perché prima si è parlato di un caso fotocopia a quello accaduto al Policlinico di Messina il 28 agosto. Poi con l’andare del tempo - e delle dichiarazioni - le differenze [...]
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