Fedeli a Gianfranco, ma anche no: la diaspora dei finiani


Sui movimenti dei finiani pesano un paio di incognite: se la frattura con il Pdl risulterà insanabile, e se l’ipotesi delle elezioni anticipate si avverasse, molti potrebbero tornare nei ranghi berlusconiani. A rendere instabile il fronte dei ribelli sono soprattutto la vicenda della casa di Monte-Carlo e l’immagine, ben poco difendibile, del clan dei Tulliani. Tra i fedelissimi e chi critica più o meno apertamente Fini c’è poi la zona grigia di quanti non si sbilanciano, in attesa degli eventi. Una cosa è certa: la nascita ufficiale di Futuro e libertà (il 6 novembre a Perugia) non sarà una passeggiata.

Sui movimenti dei finiani pesano un paio di incognite: se la frattura con il Pdl risulterà insanabile, e se l’ipotesi delle elezioni anticipate si avverasse, molti potrebbero tornare nei ranghi berlusconiani. A rendere instabile il fronte dei ribelli sono soprattutto la vicenda della casa di Monte-Carlo e l’immagine, ben poco difendibile, del clan dei Tulliani. Tra i fedelissimi e chi critica più o meno apertamente Fini c’è poi la zona grigia di quanti non si sbilanciano, in attesa degli eventi. Una cosa è certa: la nascita ufficiale di Futuro e libertà (il 6 novembre a Perugia) non sarà una passeggiata.

A Luca Barbareschi che urla contro i conflitti d’interesse degli altri per ora i berlusconiani rimproverano solo la piscina (abusiva, secondo i carabinieri) della sua villa a Filicudi. In pentola bolle però altra acqua avvelenata. L’attore e produttore, nella sua terza vita da deputato della Repubblica, ha infatti trovato posto a Montecitorio nella commissione Trasporti e telecomunicazioni, luogo in cui si discute di questioni importanti, tipo l’aumento del canone Telecom. Di più: Barbareschi ne è addirittura il vicepresidente. Ecco, sicuramente per caso, e soltanto per esso, dal gennaio 2010 il quarto Barbareschi ha condotto un programma seriale su La7. La tv dela Telecom.
Per i falchi del Pdl è proprio Barbareschi l’icona della doppia morale dei finiani, rigorosi con gli altri, indulgenti con se stessi. Falchi che stanno facendo circolare la scommessa di Silvio Berlusconi: «I finiani chiederanno di tornare da noi. Tutti tranne Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata, Enzo Raisi, Barbareschi. E non perché non lo vorranno loro, ma perché il Pdl li respingerà. Se chiede scusa, ci riprendiamo Gianfranco, ma quelli lì no: sono politicamente morti».
Seppur ottimistica, la previsione contiene un certo spettro di verità. Se lo scenario delle elezioni anticipate dovesse confermarsi, pur di evitare le urne molti dei seguaci di Fini (il Cavaliere ne conta «almeno 12») non esiterebbero a ritornare tra i ranghi berlusconiani. Comincerebbe perciò zoppo Futuro e libertà (Fli), il partito che dovrebbe essere annunciato ufficiosamente il 5 settembre alla Festa tricolore di Mirabello e ufficialmente il 6 novembre a Perugia, alla convention di Generazione Italia. Ma c’è un’ampia rosa di parlamentari che si comincia a chiedere se la fuga in avanti sia stata un errore. Va da Catia Polidori, Giorgio Conte, Guido Paglia, Maurizio Saia, Giuseppe Angeli, Souad Sbai, Andrea Augello e Luca Belotti, passando per Giulia Cosenza, Giuseppe Consolo, Roberto Menia, Nino Lo Presti, Mirko Tremaglia, Silvano Moffa. E chi più ne ha più ne metta. Cosa faranno i rappresentanti finiani al governo? E i cinque presidenti di commissioni parlamentari? Per ora tengono tutti (o quasi, Giulia Bongiorno è schieratissima con Fini) i piedi in due staffe, compreso il ministro Andrea Ronchi. Ma poi?
Comunque: dove finiscano le illazioni e comincino le certezze è impossibile da dire. Di certo il pasticciaccio brutto dei Tullianos e di Monte-Carlo ha aperto diverse crepe nel fronte dei ribelli. E non solo in politica. Se è vero (com’è vero) che la Rai è lo specchio del Paese, gli imbarazzi più evidenti sono a viale Mazzini. Certo, Bruno Socillo (direttore Radiofonia), Massimo Magliaro (Rai corporation) e Angelo Mellone (dirigente sempre alla Radiofonia) resistono al di qua del Piave. Ma altri hanno silenziosamente passato il guado.
Il più drastico? Guido Paglia, direttore delle relazioni esterne, che da fedelissimo s’è fatto accusatore di Fini e dei Tulliani. Mauro Mazza (direttore di Raiuno) è invece indicabile quale ultimo finian-berlusconiano. Più distante dal presidente della Camera è Alessandro Zucca (vicedirettore risorse umane), decisamente critici con Fini appaiono Paolo Corsini (vicedirettore GrParlamento) e Gianni Scipione Rossi, vicedirettore di RaiParlamento, oltre che fratello di Filippo, bocca di fuoco della stampa finiana. Assai dolorose per il leader di Fli risultano inoltre le prese di distanza di Guglielmo Rositani (membro del cda), Pasquale D’Alessandro (responsabile innovazione del prodotto) e Gennaro Sangiuliano (vicedirettore del Tg1).
Va da sé che le titubanze non riguardano soltanto Viale Mazzini. In giro per l’Italia è pieno di quelli che galleggiano tra Silvio e Gianfranco in attesa degli eventi. È esemplare, per esempio, il mutismo di Luigi Martini, noto come calciatore, pilota, deputato, e ora presidente in quota Fini dell’Enav (la società  nazionale per l’assistenza al volo). O di Riccardo Andriani, membro del cda di Coni servizi per conto del presidente della Camera. Tace pure Massimo Sarmi, amministratore delegato delle Poste italiane, che sta silenziosamente tentando un avvicinamento al Cavaliere ma senza mollare Fini.
E chissà qual è l’opinione politica di Annibale Marini, membro del Csm ed ex presidente della Consulta, in cui entrò nel 1997 in quota Fini. Mentre un bipartisan come Domenico Arcuri (ad dell’Invitalia),  un mese fa, ha ottenuto la conferma del governo Berlusconi anche grazie al sostegno del leader di Fli: adesso, prudentemente, non dice nulla. Viceversa, ha già fatto la sua scelta l’ad dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti a Roma, Franco Panzironi. Nel senso che ha scelto il sindaco Gianni Alemanno, il quale, nonostante decenni di frequentazione col secondo, ha preferito Berlusconi a Fini. E senza mezze misure. Perché, come dicono i francesi, à la guerre comme à la guerre.

Commenti

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Il 31 Agosto 2010 alle 19:09 pv21 ha scritto:

Se andremo alle urne sarà perchè la priorità imprescindibile del Cavaliere è quel processo breve che vuole cancellare il caso Mills ed i fondi neri di Mediatrade. Neppure Bossi riuscirà a trovare la quadra. La storia insegna che la FEBBRE del TRIBUNO non rinuncia mai ad imporre le sue regole e i suoi interessi fino ad esiti imprevedibili …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html

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