- Tags: Messina, sala parto
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La sospensione del primario e di un medico, il licenziamento in tronco di un altro, la loro iscrizione, e di altri due sanitari, nel registro degli indagati della Procura di Messina per lesioni e omissione, non bastano a Matteo Molonia. Non può bastare al marito di una donna che ha rischiato di morire in sala parto e che dovrà aspettare due anni per sapere se il suo piccolo Antonio sarà un bambino intelligente o no solo perché i due medici che dovevano aiutarlo a nascere - uno dei quali un borsista dell’Università (quello che seguiva privatamente la donna) che non aveva nemmeno l’abilitazione per operare - si sono messi a litigare e a fare a botte.
Non gli basta e lo ha detto: “E’ una presa in giro all’italiana, da domani si spegnerà l’informazione su questo caso e la vicenda sparirà del tutto” .
Un pessimismo il suo che in parte condivide anche la Coordinatrice nazionale del Tribunale per i Diritti del Malato Francesca Moccia “sulla base di tante altre esperienze devo dire che è molto possibile che da domani si farà ben poco. L’unico barlume di ottimismo – spiega Moccia – è che in questo caso sono stati subito presi dei provvedimenti disciplinari. Tra l’altro, l’assessorato alla salute della Sicilia si sta dando molto da fare per regolarizzare i rapporti tra pubblico e privato negli ospedali. A differenza di altre regioni come la Calabria, dove non si fa proprio niente, in Sicilia pare che qualcosa si muova”.
Sarà pure, ma intanto serviranno poco a questa famiglia anche le scuse del ministro della Salute Ferruccio Fazio e la promessa dell’assessore regionale Massimo Russo che di tutto sarà fatto “per verificare l’eventuale esistenza di altre anomalie e per accendere i riflettori in modo esauriente sui rapporti tra l’attività istituzionale e quella privata”.
Fosse facile! Al Policlinico di Messina, ma è così in quasi tutti i policlinici universitari d’Italia, dietro quei rapporti si celano interessi, parentele, favoritismi, odi e invidie difficilissimi da sradicare. I concorsi sono praticamente tutti pilotati dai baroni che sponsorizzano i propri protetti. Protetti come Antonio De Vivo. E’ stato lui a portare la sua paziente, Laura Salpietro, a partorire al Policlinico. Come se un assegnista di ricerca possa tranquillamente svolgere attività assistenziale autonoma. No, non può! Non può perché si tratta di esercizio abusivo della professione. Allora chi glielo ha permesso? Ovviamente il primario di ostetricia e ginecologia Domenico Granese che adesso rischia grosso.
Mai quanto il piccolo Antonio però. Senza contare che raramente le vittime di malasanità ricevono un risarcimento proporzionato al danno subito.
“Spesso il risarcimento non arriva neppure – spiega ancora Francesca Moccia – i tempi della giustizia sono talmente lunghi e le procedure così farraginose, che molti ci rinunciano. Al massimo arrivano, dopo anni, a mettersi d’accordo per quattro soldi. E comunque, in casi molto gravi come questo, nessun risarcimento potrà mai bastare”.
| NEONATO MORTO A ROMA |
| E morto, per problemi respiratori, due giorni dopo essere venuto alla luce, al policlinico Casilino di Roma. Ora il padre, romano di 27 anni, chiede giustizia. E chiarezza. Ha presentato una denuncia alla procura di Roma sostenendo che poco prima del parto, avvenuto con un taglio cesareo, c´era anche stato un diverbio tra due ostetriche e un medico sulle modalità di intervento da eseguire. «Le due donne volevano intervenire e tagliare subito – si sfoga il padre - ma il medico non ha voluto. Ho sentito che c´era di mezzo un cambio di turno». E ancora: «Se c´è qualcuno che ha sbagliato paghi» si è sfogato il padre del bimbo. «Capisco il dolore dei genitori ma sono stati suggestionati da quanto accaduto Messino» ha risposto il primario |
- Martedì 31 Agosto 2010

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Commenti
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Il 31 Agosto 2010 alle 23:23 claudiopangallo ha scritto:
Cara signora Dacondo mi scuso in anticipo per non avere le stesse sue proprietà linguistiche anche perché mi piace molto leggere ma meno scrivere, ma quando ho letto le cavolate che ha scritto non ci ho visto più!!! Così come fa lei anche io mi firmo con il mio vero nome perché se ce da metterci la faccia sicuramente non mi tiro indietro. Ma mi domando come fa lei a scrivere tutte queste cavolate da dietro una scrivania senza documentarsi o parlando con i diretti interessati o con chi ogni giorno vive effettivamente in determinate realtà… ; chi le scrive sicuramente non giustifica nessuno , e aspetta che le indagini facciano il proprio corso ma sicuramente non sparo a zero su delle persone senza conoscere i fatti ( o meglio conoscendo quello che i suoi colleghi hanno voluto raccontare….) . Io le posso raccontare che faccio due o tre volte al mese 150 km dalla Calabria per portare mia moglie a farsi visitare dal Dott. De Vivo e le posso anche sottoscrivere che lo farò ancora con maggiore convinzione e farò di tutto perché sia lui a far nascere mia figlia. Il “protetto” così come lo ha etichettato, o peggio ancora l’”abusivo” (come fosse un delinquente infiltratosi in sala operatoria) è uno dei più preparati medici che abbia mai conosciuto, sempre pronto ad avere parole dolci o di conforto , disponibile a qualsiasi orario , premuroso a tal punto da telefonare per sincerarsi delle condizioni di salute delle proprie pazienti, mai venale ……. Ma che ci vuole fare noi siamo al Sud o peggio ancora siamo in Italia , a qualcuno non può andare giù che un dottore di soli 35 anni avesse così tante pazienti , avesse uno studio all’avanguardia , fosse così perfetto……………
non so di certo cosa possa essere accaduto in quei terribili momenti , ma ho ascoltato la versione integrale dell’intervista fatta al marito della signora in cui diceva di riporre massima fiducia nel dott. De Vivo, ma quelle parole non fanno certo audiance e quindi sono state tagliate dalle maggiori testate giornalistiche, fa maggiore effetto fare del giustizialismo , mettere i punti esclamativi su frasi ad effetto così come ha fatto lei!!!!!
Chiudo questo mio sfogo facendole una domanda: se lei decidesse durante la sua gravidanza di farsi seguire da un ginecologo, dottore che ha scelto volontariamente, magari tra decine di validissimi colleghi, con cui ha percorso quel bellissimo percorso durato 9 mesi, con cui ha condiviso mille dubbi , mille problemi , su cui ha riposto la massima fiducia, cosa preferirebbe nel momento del parto , in quei momenti di paura e dolore , avere accanto il dottore che le è stata da sempre accanto o qualcuno che solo 10 minuti prima è venuto a conoscenza della sua esistenza???????
Forse è proprio vero, in questo paese, per essere veramente liberi, bisogna essere anche ricchi, perché se vuoi partorire con chi vuoi tu devi farlo nelle cliniche private, e pagare …..e se non ti fai pagare………….
Il 1 Settembre 2010 alle 11:50 sgarikka68 ha scritto:
caro signor pangallo ammiro la sua determinazione a difendere il dottor de luca, però chiarezza non è stata fatta quindi inutile esprimere giudizi preventivi anche perchè, purtroppo di mezzo c’erano due vite e sinceramente provo ribrezzo al solo pensare che in quelle circostanze due medici litighino(qualunque sia stata la causa del diverbio) fregandosene delle possibili conseguenze.
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