

Un tifoso dell'Italia suona la vuvuzela durante i mondiali 2010 (Ansa)
La Uefa ha vietato le vuvuzela. La Uefa ha sbagliato. E l’errore, teniamo a precisare, non è tanto nell’impedire che una partita sia sommersa da un ronzio continuo e assordante, sul serio fastidioso, ma nella giustificazione addotta. Perché nel comunicato si legge che le trombette africane sono state bandite da tutte le competizione europee (Champions, Europa League e qualificazioni agli Europei 2012) ”per ragioni legate alla tradizione e alla cultura del calcio europeo”.
E come se non bastasse, gli “gnomi” di Berna hanno spiegato che “nel contesto specifico del Sudafrica la vuvuzela aggiunge un tocco di colore locale e di folklore, ma la Uefa crede che l’uso diffuso dello strumento non sarebbe appropriato in Europa, dove un rumore forte e continuo in sottofondo verrebbe amplificato”.
Da loro sì, da noi no, per carità . Ma che c’entra la tradizione? Forse che i petardi, tanto cari alle nostre tifoserie, ma non certo di origine europea (la polvere da sparo l’hanno inventata i cinesi) non recano fastidio agli spettatori? E quante partite sono state interrotte dai fumogeni? Che dire poi dei tamburi, dei fischietti e di tutti gli altri arnesi da ultras? E gli “uh, uh”, ripetuti spesso in molti stadi contro i giocatori di colore, non sono forse fastidiosi? Come scrive, ironico, Cesare Martinetti su La Stampa: “abbattuto dalla Storia e da quel Nelson Mandela che s’è voluto celebrare con i mondiali sudafricani, l’apartheid risorge in una nota della Uefa, il sinedrio del calcio europeo, che ieri ha deciso di mettere offside le «vuvuzela»”.
E poi, non c’è forse un sottile razzismo nel prendersela ora con le vuvuzela, che sono africane, quando non si ricorda una campagna analoga contro le trombette giapponesi protagoniste delle vecchie finali di Coppa Intercontinentale (i tifosi milanisti dovrebbero saperlo bene: guardate qui un frammento di Milan - Medellin del 1989 con goal di Evani)?
Anche perché siamo sicuri che da noi, nella Vecchia Europa, le vuvuzela (come le trombette nipponiche) allo stadio non si sarebbero viste. O al massimo sarebbero state qualche centinaia su migliaia di spettatori, che al primo gol di un giocatore africano non si vergognano di fare il verso della scimmia. E allora perché vietarle?
PS Un trucco di vuvuzela-time.com, una pagina web che consente a chiunque di navigare su qualsiasi sito con un simpatico ultrà sudafricano a fracassarvi le orecchie. Basta aggiungere l’indirizzo web del sito su cui volete navigare al termine di http://www.vuvuzela-time.com/ … Ecco un esempio
- Giovedì 2 Settembre 2010
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Commenti
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Il 2 Settembre 2010 alle 16:02 Panorama News 2 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Niente vuvuzelas, siamo europei [...]
Il 3 Settembre 2010 alle 17:55 indigesto ha scritto:
Su, Morici, non esageriamo! Dove lo vede il razzismo? Si parla di “cultura” del calcio europeo. In un Paese dove agli appassionati di classica si dà del “melomane” ed agli scalmanati che vanno allo stadio si dà del “calciofilo” la cosa può passare, no?
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