“Il Papa ha ragione: il lavoro non è tutto”

ratzinger

“Il Papa non è cieco. Vede benissimo quanti problemi hanno i giovani a trovare un posto di lavoro”.

Ma allora perché, nel bel mezzo di una crisi occupazionale che solo in Italia lascia senza lavoro un ragazzo su quattro, Benedetto XVI invita i giovani ad anteporre a quella del posto fisso la ricerca dei valori del Vangelo?

“Perché se si vuole rapportare per forza alla situazione attuale un messaggio che il Papa invia a tutti i giovani del mondo dai 13 ai 35 anni si commette un errore – risponde Marco Iasevoli, vicepresidente nazionale del settore Giovani dell’Azione Cattolica – anche se non significa che le parole del Pontefice siano disancorate dalla realtà”.

“La domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi è  un problema grande e pressante -  si legge nel documento redatto dal Papa in occasione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, in programma dal 16 al 21 agosto del 2011 - ma i veri “punti fermi” per i giovani risiedono nella fede e “nell’insieme dei valori che sono alla base della società” e che “provengono dal Vangelo”.
Marco Iasevoli ha 28 anni, 18 dei quali passati nell’Azione Cattolica. E’ nato a Pomigliano d’Arco, in Campania e nonostante la sua “carriera” da acierrino lo abbia portato quasi ai vertici dell’ associazione, le difficoltà a trovare un posto di lavoro “vero” le conosce molto bene anche lui.

Cosa l’ha colpita di più del messaggio del Papa?
Il dato più originale è  il riferimento alla sua stessa esperienza , quando scrive che da ragazzo la sua ricerca personale non fu indirizzata verso la conquista di una stabilità materiale ma a un progetto grande di vita che superasse la normalità borghese. Con questo messaggio Benedetto XVI vuole invitare i giovani a nutrire sogni e progetti più grandi per la propria vita.

Sogni più  grandi di quello  del posto di lavoro fisso?
Quando il Papa invia messaggi come questo non sta parlando solo ad alcuni, ma a tutti i giovani, potremmo dire ai giovani di ogni tempo. Ragazzi dai 13 ai 35 anni di ogni parte del mondo con problemi diversi. Per questo è necessario prescindere da una situazione contingente come quella che stiamo vivendo oggi.

Ma se il Papa prescinde dai problemi attuali che hanno, perché i giovani dovrebbero starlo a sentire?
Non è vero che non li tenga presente, anzi.  Nelle sue parole c’è un forte ancoraggio alla situazione attuale. Il Papa non ha mancato, già in passato, di rivolgersi ai governanti per esortarli a occuparsi della disoccupazione giovanile che ha definito un delitto umano. In Italia, tra l’altro, anche i vescovi sono scesi in campo più volte. Ed è proprio a partire dal riconoscimento di una situazione grave che il Pontefice lancia un invito a coltivare ideali più alti, a voler raggiungere vette più alte.

Come?
Con il coraggio, la volontà, la determinazione e la speranza.

E in pratica?
Restando vicini, coltivando le relazioni umane, la spiritualità, gli ideali di giustizia, di legalità, impegnandosi nella politica, nel volontariato.

Quando incontrate i ragazzi nelle parrocchie di cosa vi parlano? Da cosa sono assillati?
Ovviamente oggi il problema maggiore è il lavoro, la precarietà, la flessibilità che non esiste, il mercato del lavoro schiavizzante, soprattutto al Sud. E’ indubbio che la situazione sia drammatica, che ci sono 30enni laureati, con master, che sono  fidanzati e che in due non riescono a trovare mezzo lavoro e come unica fonte di sostegno hanno la loro famiglia. E’ una grande umiliazione.

E la spiritualità  li aiuta?
Li aiuta, ci aiuta, a coltivare la speranza. Il rischio più grande è quello della disillusione.

Chi è disilluso si allontana anche dalla fede?
Chi è disilluso si allontana dalla fede, dalla famiglia, dagli amici, dalla politica, dal volontariato. Trai 25 e i 30 anni è sicuramente più difficile restare nella Chiesa.

Per questo il Papa ha invitato i giovani a coltivare ideali più  alti?
Certamente i ritmi di vita che oggi ci impone questo modello di società e la ricerca spasmodica del posto di lavoro sono spesso incompatibili non solo con la frequentazione della Chiesa ma anche con una cura generale dei rapporti umani e degli ideali che il Papa chiede invece, con il suo messaggio, di continuare a coltivare.

Commenti

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Il 3 Settembre 2010 alle 17:46 indigesto ha scritto:

Gentile claudidaconto,
dall’intervista traspare l’imperativo di trovare nelle parole del Papa una contrapposizione tra benessere materiale e benessere spirituale. Non è così, come ha cercato di sottolineare l’intervistato.
Il Vangelo, basta leggerselo, è anche regola di vita. Con la serenità che procura ai fedeli la sua osservanza si affrontano meglio le difficoltà della vita che ci propone il potere laico, dicendoci del diritto al lavoro e ignorandolo nei fatti.
Il Papa non è tenuto a richiamare i dettati della Costituzione disattesa ma ad infondere il coraggio necessario, attraverso la meditazione del Vangelo, ad affrontare le ingiustizie.
Mi sovviene dei mussulmani, che mirabilmente antepongono la fede talvolta alla vita stessa. Lì non si discetta del posto di lavoro fisso, ed intervistare un Imam sui presunti dettati di un Aiatollah, mi rendo conto, è abbastanza scomodo. Saluti.

Il 4 Settembre 2010 alle 12:20 pv21 ha scritto:

Per una GENERAZIONE SENZA BUSSOLA è essenziale assumere il RITORNO ALLA META come metodo per superare ostacoli e frustrazioni senza perdere la propria identità …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc3.html

Il 5 Settembre 2010 alle 11:02 micuomo ha scritto:

Parlare ai politici di etica,agli industriali di comportamento sociale,ai magistrati di correttezza e a tutti di moralità……….. era da anni che volevo sentirlo da chi rappresenta il popolo cristiano!Rileggiamo il discorso della montagna.micuomo

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