Vendola: non è poi così difficile dire qualcosa di sinistra


VENDOLA: non è poi così difficile dire qualcosa di sinistra

di Laura Maragnani

Silvio Berlusconi glielo ha detto più volte: «Tingiti i capelli». Ma a Nichi Vendola i capelli stanno bene così: brizzolati. L’ultima figura carismatica della sinistra italiana (dice Alessandra Ghisleri, sondaggista di fiducia del Cav: «Ha una capacità quasi berlusconiana di bucare i media e parlare alla gente») ha appena compiuto 52 anni. Porta l’orecchino, ha un compagno che definisce «la metà della mia vita», sta scrivendo una canzone sul Sud «per un gruppo alternativo», ha in uscita un libro di poesie in Spagna. La notte della Taranta, il 29 agosto, l’ha passata con l’attore Willem Dafoe. È in partenza per Melfi dove incontrerà i tre operai licenziati dalla Fiat, che «sono bravissimi e dicono cose bellissime». Tipo? «Che non vogliono diventare i parassiti dell’azienda, perché la dignità del lavoro è importante». E sulla parola lavoro eccolo che parte. Che affabula. Tracima.

La leggendaria capacità oratoria del governatore della Puglia, unico politico italiano ai cui incontri è prevista la traduzione per i sordi («bisogna abbattere le barriere della comunicazione»: e sotto elezioni ha persino volontari ciechi che volantinano in Braille), sta per abbattersi su un centrosinistra in cerca di identità. Era nel Pci, poi in Rifondazione; cattolico, è stato tra i fondatori dell’Arcigay; oggi è portavoce di Sinistra ecologia e libertà. E si è candidato alle primarie del centrosinistra. Sulle alleanze sfuma: «L’importante è rompere l’afasia del centrosinistra». Perché proprio ora? Sospira: «Berlusconi ha coltivato il più tragico dei miti, quello dell’eterna giovinezza. Un mito che ha dentro di sé un esito fatale: si invecchia. Noi dobbiamo cominciare a raccontare un’altra storia».

Raccontiamola.
Cominciamo dalla crisi, frutto di una ristrutturazione trentennale che ha messo al centro la speculazione finanziaria e
umiliato il lavoro come se fosse un impaccio alla competizione internazionale. Non se ne esce se non si rimette al centro il valore del lavoro.

Premesso questo?
L’Europa ha 80 milioni di poveri, di cui 20 sono bambini e 20 anziani. Le finanziarie in atto lasciano immaginare che nel 2020 saranno oltre 100 milioni. Allora: la lotta alla povertà non è filantropia. È quello da cui dobbiamo partire subito, adesso.

Anche in Italia?
Giulio Tremonti è uno degli alfieri di quest’Europa feroce con i poveri e con i migranti, impiccata all’albero di Maastricht. La sua politica non prospetta una fase di crescita, non sostiene la domanda interna, strozza i ceti
medio-bassi, abbandona il popolo delle partite iva e quello del family day. Siamo un Paese in cui il 10 per cento della popolazione possiede il 50 per cento della ricchezza; il ceto medio ha perso il principale capitale che aveva: la fiducia nel futuro. Per i lavoratori subordinati la vita è durissima, e ancora più in basso c’è una vastissima precarietà, soprattutto giovanile. La Banca d’Italia dice: un’intera generazione non troverà lavoro. Qui c’è la tragedia di un paese.

Ma il programma?
Lotta a povertà e precarietà.

Traduca: riforma della legge Biagi?
Quando la disoccupazione è a due cifre, la flessibilità è una favola. Esiste solo una condizione paraschiavistica.

La Fiat la pensa in modo diverso.
Se Sergio Marchionne dice: voi ci volete riportare alla lotta di classe modello anni Sessanta, non è perché lui prospetta di portarci nel 2010. Vuole tornare agli anni Cinquanta. Ma i diritti costituzionali non si possono fermare fuori dalle fabbriche. È sbagliato anche per le imprese, incentiva la pigrizia.

La pigrizia?
Abbiamo un sistema di imprese impigrito, Fiat compresa, perché è stato iperprotetto, non stimolato a fare innovazioni e ad assumersi responsabilità. Vorrei un’impresa capace di confrontarsi con il mercato. Ma per riuscirci deve liberarsi di un certo familismo, distinguere tra proprietà e management, investire su processi innovativi e formazione.

Costa troppo.
Il mondo sta cambiando, persino in Cina le vertenze operaie stanno portando al raddoppio dei salari. È impensabile una competizione internazionale fatta solo col basso costo del lavoro e col disprezzo ambientale.

Rimedi vendoliani?
Incentivi all’innovazione per costruire un legame tra alta formazione e apparato produttivo. In cambio però la politica deve dire all’impresa: rispetta i diritti e coniuga il profitto privato con quello collettivo.

Facile dirlo…
In Puglia ho combattuto il partito del cemento, ma oggi con l’impresa edile ho un’intesa robusta. Non ho venduto l’anima al diavolo, ho fatto un programma di recupero delle periferie e ho chiamato le imprese: noi ci mettiamo i nostri valori sociali e ambientali, voi i valori economici, poi andiamo a pianificare insieme ai residenti.

Risultato?
La regione mette 300 milioni di euro, il privato 1,7 miliardi. Ci sono 130 cantieri aperti su 258 comuni. Facciamo housing sociale ed efficienza energetica, portiamo i servizi, il verde, i trasporti. Si può fare dappertutto.

Niente grandi opere?
Non sono ideologicamente contrario, ma mettiamoci d’accordo su cosa serve e su chi lo paga. Perché dare 500 euro a un invalido è assistenzialismo e regalare opere strategiche ai privati è attività produttiva?

Allora: cosa serve?
Il riassetto idrogeologico. La pulizia dei fiumi. La lotta all’erosione della costa. La lotta per riparare una lunga stagione in cui la terra, il cielo e il mare erano considerati delle discariche.

E il ponte di Messina?
Non ha significato. L’infrastruttura fondamentale per il Mezzogiorno è il treno ad alta capacità Bari-Napoli, un progetto da 5 miliardi che unirà Tirreno e Adriatico e libererà le strade dai tir che trasportano merci.

Privatizzazioni: sì o no?
Ci sono cose che è bene che faccia il privato, altre il pubblico. La privatizzazione dell’acqua a Latina e ad Arezzo ha prodotto solo peggioramento dei servizi e aumento delle tariffe. In Puglia l’acquedotto ce lo siamo tenuti; era un’azienda decotta ma l’abbiamo rimessa in piedi.

Altro esempio?
La riscossione delle tasse. La privatizzazione doveva abbattere l’elusione fiscale ma ha prodotto un grande carrozzone corruttivo. Occorre un’analisi laica, caso per caso.

A proposito di tasse: Fausto Bertinotti, anni fa, osò parlare di patrimoniale. E lei?
Oggi la pressione fiscale è aumentata e l’evasione accertata negli ultimi 2 anni è passata da 100 a 120 miliardi. Qualcosa non funziona. Come si chiama quello dello yacht?

Chi? Flavio Briatore?
Pagare le tasse è insopportabile per l’antropologia dei Briatore. Ma le tasse non sono un crimine, l’evasione sì. Le tasse, nello stato moderno, sono uno strumento di perequazione sociale. Vanno rilegittimate culturalmente. Però è uno scandalo che i cassintegrati paghino le tasse sulla cassa integrazione o che le tasse universitarie siano diventate un ostacolo alla mobilità sociale.

Anche i ricchi piangano, diceva un manifesto di Rifondazione.
Tassiamo le rendite parassitarie e le transazioni finanziarie. Chi più ha più deve pagare. Ma la leva fiscale va usata in modo intelligente. Si può alleggerire il prelievo per le aziende che partecipano a determinati obiettivi: parità di genere nelle assunzioni, stabilizzazione dei precari, formazione. Idem per chi riduce le emissioni inquinanti.

E come la mettiamo con il nucleare?
Demenziale. Nessuno al mondo ha ancora saputo garantire la totale sicurezza sullo smaltimento delle scorie. Meglio le energie alternative. La Puglia ha già il primato nazionale per fotovoltaico ed eolico. E io già punto alla solarizzazione strutturale delle città, alla copertura fotovoltaica degli edifici pubblici, dei capannoni, dei supermercati…

Fermo. La green economy?
La sfida del futuro: può mettere in campo nuovi modelli di sviluppo. Come la produzione di beni culturali e immateriali. Io ho puntato su cinema, musica, teatro, turismo e quest’anno la Puglia è la meta regina del turismo italiano. Cresce anche quello internazionale.

La Puglia felix come laboratorio per la sinistra. Con un disavanzo record nella sanità, inchieste giudiziarie, assessori inquisiti…
Non ho avuto solo giorni felici, da governatore. Però dico questo: a un mio collega del Nord hanno arrestato un assessore, e gli ha dato solidarietà fino a che quello non ha patteggiato in tribunale. Io ho azzerato la mia giunta al primo odore cattivo.

Per Tremonti la Puglia è come la Grecia: a rischio default.
Nel 2005 ho ereditato un debito consolidato di 2,8 miliardi. Oggi è a 1,7. Dov’è la Grecia?

Il disavanzo sanitario viaggia sui 300-500 milioni l’anno.
Si possono eliminare sprechi e abusi, ma non uccidere i malati. I risparmi si fanno con un sistema di servizi territoriali che eviti ai poveri di doversi ricoverare per fare le analisi senza pagare il ticket.

Quindi: più investimenti? Più welfare?
Non si può combattere il centrodestra inseguendolo sul suo stesso terreno. A sinistra serve un nuovo umanesimo. O resteremo in eterno la minoranza di un Paese senza spirito pubblico, spina dorsale, senza un’idea di sé. Una missione. Il centrosinistra oggi è una torre di Babele, ha smarrito le parole per capire il Paese e parlare alla gente.

Per dire che cosa?
La destra è riuscita a catalizzare mille comunità di rancore, e il carisma berlusconiano ha cucito questa comunità. Se la sinistra non si propone come superamento dell’Italia rancorosa del frammento, se non aspira a diventare una comunità della solidarietà e dei diritti, non arriverà da nessuna parte. Io sogno una sinistra capace di sognare, di rilanciare il federalismo di un’Europa che fa tesoro delle differenze. Che si batta per un sistema fiscale europeo, per un reddito europeo di cittadinanza.

Una sinistra al governo. Come? Con chi? Nuovo Ulivo, alleanza democratica…
Quando sento queste formule, mi viene in mente Giovanni Pascoli: c’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi, d’antico… Non si può uscire dalla Seconda repubblica per tornare alla Prima.

Se Vendola fosse il premier?
Assoluta parità di genere nel governo, come in Puglia. E per vice una donna.

Chi?
Ho grande stima per Lorella Zanardo, un’imprenditrice che ha scritto un libro bellissimo, Il corpo delle donne, su come la televisione umilia il corpo femminile.

Commenti

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Il 17 Settembre 2010 alle 14:40 Ma esiste ancora il Pd? - Italia - Panorama.it ha scritto:

[...] Nichi Vendola, leader della sinistra radicale, dal trono della Puglia prepara la sua scalata ai vertici di tutto [...]

Il 5 Aprile 2011 alle 13:10 Tremonti e Vendola, ossessioni parallele | Fabio Scacciavillani | Il Fatto Quotidiano ha scritto:

[...] sul Sole 24 Ore parlando della mercificazione del mondo oppure quando semplicemente voglia “dire qualcosa di sinistra“ (o inconsciamente di destra, visto che collima con l’opinione insigne di Tremonti).  Se [...]

Il 5 Aprile 2011 alle 13:27 Tremonti e Vendola, ossessioni parallele | Alfredo Andreani ha scritto:

[...] sul Sole 24 Ore parlando della mercificazione del mondo oppure quando semplicemente voglia “dire qualcosa di sinistra“ (o inconsciamente di destra, visto che collima con l’opinione insigne di Tremonti).  Se [...]

Il 5 Aprile 2011 alle 15:38 Tremonti e Vendola, ossessioni parallele | Notizie Politica ha scritto:

[...] sul Sole 24 Ore parlando della mercificazione del mondo oppure quando semplicemente voglia “dire qualcosa di sinistra“ (o inconsciamente di destra, visto che collima con l’opinione insigne di Tremonti).  Se [...]

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