Crisi: son politici o pokeristi?

Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani

Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani

Che cosa accadrebbe se i gruppi parlamentari di Pd, IdV, Udc, Api (Rutelli) e Fli (Fini) salissero al Colle, in caso di crisi politica, per dare vita a un governo di transizione che riscriva una nuova legge elettorale che archivi il Porcellum? Avrebbero i numeri per costruire una nuova maggioranza?  La risposta  (oggi) è no: quand’anche trovassero un accordo su un sistema di voto alternativo  –    ipotesi tutta da verificare – questi cinque gruppi parlamentari  potrebbero contare alla Camera al massimo su 309 voti (la maggioranza è di 316 deputati) mentre a Palazzo Madama i senatori di PdL e Lega sono 161 su 321 (compresi i senatori a vita), una quota che mette la maggioranza PdL+Lega relativamente al sicuro da eventuali ribaltoni.

Alla Camera ballano però 23 deputati di piccole formazioni (dai 5 dell’Mpa ai 6 di Noi Sud) che potrebbe fare da ago della bilancia nel braccio di ferro sul voto anticipato. Alcuni sono parlamentari di prima nomina e, nel caso di chiusura anticipata delle legislatura, non riceverebbero la pensione vitalizia che spetta a chi abbia fatto almeno 5 anni da parlamentare. Potrebbero essere loro a fornire i voti necessari per cambiare il sistema di voto a Montecitorio? C’è poi un’altra preoccupazione che agita il Cavaliere e il Senatur: l’eventuale smottamento verso Fini e l’Udc di alcuni parlamentari del PdL (per ragioni tutt’altro che nobili) una volta aperta la crisi politica. Quella zona grigia che ogni volta decide la fine di una legislatura o la sua prosecuzione.  Fantapolitica? Probabile. Ma nessuno, né la Lega, né il PdL, né il Pd, né Fini, è così forte da  determinare come andrà a finire.

Nessuna forza politica ha cioé in mano  la golden share della legislatura. Ecco perché i giochi sono apertissimi: ogni mossa, come in una partita a poker, contiene un azzardo, una scommessa, un rischio. Un azzardo, quello di Fini, a Mirabello. Un azzardo, quello di Bossi, quando chiede (senza avere la garanzia di ottenerle) le elezioni anticipate. In questo caso, poi, si gioca al buio. O meglio dal mazzo manca ancora una carta. Quella che distribuirà, alla fine del  giro, il capo dello Stato. È lui il mazziere.

Commenti

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Il 9 Settembre 2010 alle 9:50 degrel0 ha scritto:

pokeristi?ciarlatani,direi!

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