

di Romana Liuzzo
«Ora che l’emergenza è finita, ora che tutti hanno un tetto sulla testa, una scuola, biblioteche, chiese, centri ricreativi, adesso è il tempo di pensare alla ricostruzione. A cominciare dal centro storico dell’Aquila: priorità assoluta. Basta con la demagogia: il sindaco Massimo Cialente, invece di organizzare le notti bianche, dovrebbe passare le notti in bianco per preparare il piano da presentare al governo. Solo così potremmo lasciarci alle spalle quest’incubo». Da Coppito a Onna, da Villa Sant’Angelo all’Aquila: due giorni di sopralluogo in esclusiva per Panorama con una guida d’eccezione: Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. Per verificare con lui lo stato dell’opera, mentre la terra ha ripreso a scuotere l’Abruzzo. L’accoglienza è calorosa per Bertolaso. La gente lo segue, lo invita a restare, lo abbraccia. C’è chi per lui ha fondato un fan club, chi gira per la strada con la maglietta «I love Guido», chi gli scatta fotografie con il telefonino e lo vuole almeno un minuto per bere un caffè nella nuova casa. Una conferma, perché tra le centinaia di email ricevute dalla Protezione civile sono in molti a chiedergli di tornare al fianco del popolo abruzzese, ancora scioccato da quel 6 aprile 2009.
E allora il popolo delle carriole, quei cittadini abruzzesi, nel giorno della Perdonanza perché protestano? Sono ingrati o hanno qualche ragione?
Cinque che protestano contro 50 mila che approvano… Con grande cinismo c’è chi sulle catastrofi, come i terremoti, ha costruito carriere politiche e continua a farlo.
Nessun mea culpa?
Sì, per avere fatto troppo durante l’emergenza. Quando giro per l’Umbria e le Marche, là dove ci sono stati terremoti in passato, la gente mi rimprovera di essere stato troppo rapido nel costruire scuole antisismiche e dare un tetto alla gente. Il paragone è per tutto quello che è stato fatto per gli aquilani rispetto a quello che non è stato fatto per altri terremotati, dai precedenti governi.
Ora il vero problema resta quello della ricostruzione del centro storico dell’Aquila e dei paesi limitrofi. I tempi non appaiono brevi.
Sulla ricostruzione la responsabilità non è mia dal 31 gennaio scorso. E fino a quel giorno non c’è stata una sola voce di dissenso, né a sinistra né a destra, né all’estero né in Italia. Non si sono visti comitati e neppure carriole.
E ora?
Dal 1° febbraio il cerino è passato al commissario di governo, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Ho sempre detto che per loro sarebbe stata ancora più dura. Sono loro che hanno le responsabilità di fare i piani di intervento, i progetti, e indicare le modalità con cui si devono ricostruire palazzi e chiese.
Il 6 aprile 2009 alle 3.32 della notte, mentre il terremoto scuoteva l’Abruzzo, c’era chi rideva. La tristemente famosa telefonata dell’imprenditore della «cricca» Francesco Maria De Vito Piscicelli, icona della sciacallaggine. Mentre lui rideva, lei che faceva?
Saltavo giù dal letto e alle 4 ero nella sede della Protezione civile. Alle 4.30, dopo avere sentito Silvio Berlusconi, avevo già contattato tutti i componenti delle varie strutture nazionali e regionali. Subito è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale, sono partito in elicottero e sono andato all’Aquila, dove a poche ore dal sisma di magnitudo 5,8 abbiamo assistito le 70 mila persone senza un tetto, con 15 mila soccorritori tra volontari, vigili del fuoco e forze dell’ordine. Poco dopo è arrivato anche il premier.
Qualcuno l’ha accusata di avere fatto del sisma uno show.
Quello che qualcuno ha definito show si chiama organizzazione. Dal primo giorno del disastro la gente ha avuto da mangiare e da dormire nelle 171 aree di accoglienza o presso gli alberghi messi a disposizione, nessuno è stato lasciato solo neppure per un attimo. Qui non ci sono stati container. Entro pochi mesi tutti hanno avuto una casa, definitiva o transitoria; per quanti non potranno fare rientro nelle proprie abitazioni a breve termine sono stati costruiti edifici con 4.449 appartamenti nei complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili in cui sono alloggiate 14.300 persone. A questi si aggiungono oltre 3.400 villette in legno nelle frazioni che circondano il capoluogo abruzzese e gli altri comuni colpiti dal terremoto che ospitano 6.700 persone. Altri ancora hanno scelto di usufruire del contributo di autonoma sistemazione. Negli alberghi vivono in 2.900 e 500 in due caserme aquilane. Tutti i 17.567 studenti del cratere sismico, di ogni ordine e grado, sono tornati a scuola già nel settembre del 2009.
E allora perché la gente protesta?
Il sindaco Cialente ama organizzare le notti bianche per distrarre i propri concittadini. Non può pretendere i finanziamenti se non presenta prima una tabella di marcia sui lavori.
I soldi ci sono?
Da subito sono stati stanziati 10 miliardi. Tanti. Il ministro Giulio Tremonti è stato chiarissimo. È ovvio che i soldi non volano. Te li devi andare a prendere e dimostrare come li spenderai. La verità è che si inventano
alibi per nascondere i loro ritardi.
Quanto tempo ci vorrà per vedere L’Aquila come prima?
Se lavorano, una decina d’anni come ho detto chiaramente anche nelle settimane successive al terremoto. Altrimenti anche una vita.
Il 10 febbraio scorso le hanno notificato un avviso di garanzia per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul G8. Come ha vissuto questi mesi?
Male perché so di aver subito una grave ingiustizia, posso solo augurarmi che il tempo per ristabilire la verità dei fatti sia breve, certo non riuscirò a scrollarmi di dosso le montagne di fango che mi hanno lanciato contro, ma almeno potrò riprendermi la mia dignità. Confido ancora molto nella magistratura e sono sereno per il futuro.
Le sue figlie, Olivia e Chiara, nei mesi scorsi hanno scritto per «Panorama» una lettera a Bertolaso papà. Ha ancora l’appoggio della sua famiglia?
Assolutamente sì.
E la casa di via Giulia dove ha vissuto per qualche tempo?
Nel 2005 ho avuto dei problemi familiari. Sono cose che capitano. D’altro canto le testimonianze del cardinale Crescenzio Sepe e di altri confermano, almeno leggendole dai giornali, quanto ho sempre sostenuto pubblicamente: non ho mai saputo nulla di affitti pagati da altri e la casa mi è stata messa a disposizione perché non potevo più restare nel collegio religioso a causa dei miei orari di lavoro.
Che fine ha fatto Francesca, la sua fisioterapista, scambiata per un’escort?
Poveretta… non l’ho più sentita. Basta massaggi, mi tengo la cervicale.
Mai stato con una prostituta?
Mai. Per me è fondamentale sentire di essere amato.
Nei mesi scorsi raccontò a «Panorama» che qualcuno aveva provato a incastrarla. Oggi sa dirci chi?
Non conosco nomi e cognomi. Però la logica mi suggerisce che con il mio lavoro ho dato fastidio a molti. Mi dicono che il fatto di essere stato definito il terzo uomo più amato dopo Giorgio Napolitano e Barack Obama, e prima del Papa, ha fatto salire l’invidia a livelli altissimi. La situazione è peggiorata dopo che Berlusconi ha annunciato l’intenzione di nominarmi ministro.
Un complotto?
Non saprei. Sicuramente sono un personaggio scomodo a destra e a sinistra. Dico sempre quello che penso. E lavoro giorno e notte, se serve.
Che cosa ha pensato quando ha visto le foto di Angelo Balducci, ex responsabile del Consiglio superiore delle infrastrutture, agli arresti domiciliari, che faceva il bagno nella sua piscina?
Ho pensato che c’è chi sta molto peggio di lui, ma anche che la privacy non esiste più.
In passato ha lavorato con Giulio Andreotti, Romano Prodi, Francesco Rutelli, e nessuno le ha mai mosso una critica. I guai sono cominciati quando è diventato sottosegretario nel governo Berlusconi…
È evidente che vogliono colpire me per arrivare più in alto.
Lei dice che andrà presto in pensione. Ma se il premier glielo chiedesse, resterebbe a capo della Protezione civile?
Vorrei andare in pensione entro il 2010. Consapevole di non essermi mai risparmiato per il mio Paese. Se il Cavaliere dovesse chiedermelo, resterei al mio posto fino a quando necessario. Anche se la Protezione civile è ormai una realtà capace di camminare sulle sue gambe, con o senza Bertolaso.
Dopo sogna di tornare a fare il medico?
Ho dimenticato tutto, rischierei di uccidere qualcuno. Allora sì che sarebbero guai.
Difficile immaginarla pensionato con i popcorn davanti alla televisione…
E perché no?
E rispolverare il suo antico progetto di fare il giornalista?
Non oggi. Non dopo essere stato accoltellato alle spalle da giornalisti che si dichiaravano amici e che hanno toccato con mano ciò che abbiamo fatto in questi anni. Gli stessi che, poi, hanno fatto a gara per emettere la sentenza di condanna più dura nei miei confronti. Sono certo che le decine di azioni giudiziarie che ho avviato nei confronti di molti di loro renderanno le mie figlie meno preoccupate per il loro futuro, dal punto di vista economico.
- Lunedì 13 Settembre 2010
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