Suona davvero come un ultimatum quello imposto ai ricercatori dell’Università di Bologna, la più antica di Italia che, per protesta contro la riforma del ministro Gelmini, hanno minacciato di non fare più lezione.
Messa nero su bianco in quattro capoversi, la direttiva votata all’unanimità dal Senato accademico, non lascia scampo: o alla ripresa dei corsi i ricercatori “ribelli” si faranno trovare in aula, o saranno sostituiti da docenti a contratto.
Per decidere hanno tempo fino a venerdì alle 13 quando i presidi di facoltà raccoglieranno i moduli, firmati, con espressa la disponibilità o la non disponibilità alla didattica.
Ricercatrice confermata alla Facoltà di Agraria, Annamaria Pisi non teme che la minaccia del rettore Ivano Dionigi, contrario a parlare di ultimatum, possa scoraggiare qualche collega.
“Nonostante si tratti solo di una mia sensazione, penso che l’ultimatum del preside, perché di questo stiamo parlando, piuttosto che intimorirci, abbia invece rafforzato nella maggior parte dei ricercatori la convinzione che sia necessario andare avanti con questa mobilitazione”.
Da una parte il pro-rettore alla didattica, Gianluca Fiorentini, vi dichiara “solidarietà politica e umana”, dall’altra il rettore Dionigi vi accusa, in sostanza, di ledere il diritto degli studenti e delle famiglie, che pagano le tasse, ad avere professori il aula. Lei cosa risponde?
Quello che l’opinione pubblica probabilmente ignora è che, per legge e per stato giuridico, il ricercatore non è obbligato a svolgere attività didattica frontale ma solo integrativa.
Di fatto però lo fate…
Se abbiamo accettato di assumerci l’incarico di corsi, anche fondamentali, è perché da una parte a molti che fanno ricerca piace anche mettersi a disposizione degli studenti attraverso la didattica, dall’altra lo abbiamo fatto in vista di possibili sbocchi professionali. Poi la cosa è degenerata e se all’inizio si parlava solo di corsi integrativi adesso ci troviamo a dover portare avanti anche corsi fondamentali.
Crede che gli studenti che vengono in aula e non vi trovano possano giustificarvi o, addirittura, solidarizzare con voi?
E’ importante che tutti capiscano che il compito dei ricercatori è quello di fare ricerca, ma l’insegnamento lo facciamo con piacere in quanto è un modo per trasmettere le conoscenze più avanzate. Gli studenti dovrebbero supportarci e dovrebbero farlo anche i nostri colleghi Professori associati e ordinari. A giugno i nostri colleghi Professori associati e ordinari ci avevano assicurato il loro sostegno e garantito che non sarebbero saliti in cattedra al posto nostro.
Quante sono le ore che in media ciascun ricercatore impiega in attività non prettamente di ricerca?
Per contratto noi non possiamo svolgere più di 350 ore all’anno di attività integrativa. Di fatto ne facciamo molte di più se si considera il tempo necessario a preparare le lezioni, quello dedicato al ricevimento degli studenti, agli esami, alle tesi, ai dottorati, alle commissioni didattiche e così via. Si tratterebbe quasi di moltiplicare per tre.
Per quanti soldi? Quanto guadagnate?
Un ricercatore appena assunto, di primo livello insomma, prende tra i 1100 e i 1200 euro al mese. Fino a ieri poi, una volta assunto, il ricercatore poteva contare su un contratto a tempo indeterminato. Adesso con la riforma Gelmini i contratti diventano di sei anni con il rischio di non essere rinnovati. Un modo per creare un’altra fascia di precari e di bloccare qualsiasi possibilità di carriera ai 25mila a tempo indeterminato. E queste saranno le conseguenze di una riforma fatta a costo zero.
Lei ha messo il suo numero privato di cellulare a disposizione di tutti sul sito dell’università. Perché?
Perché penso che sia giusto che gli studenti e i colleghi possano sempre rintracciarmi. Mi sembra il minimo visto che sono al loro servizio. Noi ricercatori non facciamo gli impiegati e non restiamo fermi al nostro posto in ufficio per tutto il giorno. Ci spostiamo continuamente, la ricerca si fa ovunque ed è giusto che studenti possano sempre trovarci quando hanno bisogno di noi.
La pensano così anche i suoi colleghi che stanno protestando?
Sono convinta che la maggior parte di noi cerchi di fare il massimo per quelli che oggi sono i nostri utenti, ma che domani lavoreranno al posto nostro, che saranno i futuri ricercatori. Chiudersi è sempre sbagliato. Non bisogna avere paura di tenere le porte aperte.
- Mercoledì 15 Settembre 2010

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Commenti
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Il 15 Settembre 2010 alle 16:39 Panorama News 15 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Ricercatori in lotta contro la riforma Gelmini. L’ultimatum del rettore di Bologna [...]
Il 15 Settembre 2010 alle 18:03 indigesto ha scritto:
Una situazione complessa. Ma i professori ordinari ed associati che fanno? consulenze invece di insegnare? Sarebbe meglio mettere a posto tutte le biglie, e poi discutere!
Il 16 Settembre 2010 alle 19:11 pv21 ha scritto:
L’Università di Bologna è l’Ateneo Italiano più qualificato nelle classifiche mondiali. In ballo è la qualità della ricerca e quindi della didattica. La GELMINI risponde promettendo: riassorbimento precari entro 7/8 anni e 1 mld di euro x la scuola a partire dal 2011. I tagli sono sicuri, le promesse sono promesse. Questa non è quella RIGENERAZIONE della SCUOLA che punta sulla valorizzazione di docenti e studenti …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps3.html
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