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Le frecce indicano i fori lasciati dai colpi di mitraglia sparati da una motovedetta libica contro un motopesca della flotta di Mazara del Vallo, l'Ariete (Ansa)
Il caso del motopeschereccio Ariete di Mazara del Vallo mitragliato quattro giorni orsono da una motovedetta libica lascia aperta più di una domanda. A partire dal fatto che a bordo della motovedetta vi erano anche sei militari della Guardia di Finanza in qualità di osservatori e consulenti tecnici.
Militari che, secondo le ricostruzioni fornite, hanno avvertito i nostri connazionali, ma che non hanno potuto fare nulla (sono scesi sottocoperta, come previsto da regolamento) per impedire ai libici di aprire il fuoco. Per fortuna nessuno dei pescatori è stato raggiunto dai proiettili, che però - secondo i testimoni - sono stati sparati ad altezza uomo, tanto che la Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’accusa di tentato omicidio plurimo aggravato e danneggiamento di navi.
A questo si aggiunge una coincidenza a dir poco paradossale: la motovedetta di 28 metri da dove sono partiti i colpi di mitra è una delle sei donate dall’Italia alla Libia (grazie a un accordo sottoscritto nel 2007 da Giuliano Amato, ministro dell’Interno del governo Prodi bis, mentre la consegna è stata fatta nel 2009 ) e utilizzate per i pattugliamenti in mare, soprattutto per contrastare le rotte dei clandestini. Questo spiega anche la presenza dei finanzieri italiani in qualità di consulenti, oltre che di osservatori per quanto riguarda gli accordi sull’immigrazione.
Il ministro Maroni ha parlato di un “grave incidente”, aggiungendo che i libici avrebbero pensato a una barca che trasportava i clandestini. E se fosse vero, il caso forse diventerebbe ancor più grave, perché i clandestini vanno fermati e accompagnati in porto. Ma non si può loro sparare. Soprattutto ad altezza uomo, che significa voler uccidere.
E, se questo fosse lo scenario, sarebbero altre, e ben più inquietanti, le domande da porsi: è prassi dei militari libici sparare alle navi che trasportano clandestini? Se consideriamo l’avvertimento lanciato via radio da un finanziere italiano a bordo della motovedetta (”Fermatevi o questi vi sparano”) al capitano del peschereccio, che non si è però fermato, sembrerebbe di sì.
Anche perché come racconta un ufficiale della Guardia di Finanza, intervistato da Repubblica, “sparare è l’ultima ratio” visto che esistono tecniche che permettono di fermare un’imbarcazione senza ricorrere alle armi da fuoco. Ma i militari italiani a bordo delle motovedette libiche possono far poco: ”Non possono intervenire”, anzi i “libici si comportano da padroni”, dice l’ufficiale.
Tanto che Margherita Boniver si è detta certa che vadano riviste minuziosamente “quelle parti del trattato di amicizia e cooperazione che riguardano il contrasto alla immigrazione clandestina” e le regole d’ingaggio - come chiesto ora anche dal Carroccio - dei nostri militari. Che a bordo delle motovedette donate alla Libia non hanno compiti operativi, ma solo di consulenza. E se capitasse un caso analogo in futuro? Assisterebbero inermi, ancora una volta, ai colpi sparati contro un’altra nostra imbarcazione?
Poi c’è la controversa questione delle acque internazionali: Frattini ha detto che i marinai italiani sapevano, in un certo senso, di “pescare illegalmente”. E la pesca di frodo non è una novità in quel tratto di mare: sono capitati in passato casi di imbarcazioni italiane sorprese a calare le reti nelle acque territoriali della Libia. Ma non tutte: molte volte l’abbordaggio avviene fuori dalla zona di competenza libica. E anche in questo caso il capitano dell’Ariete ha ribatutto a Frattini che la loro attività di pesca si sarebbe limitata alle acque internazionali.
La sparatoria, infatti, sarebbe avvenuta a 30 miglia dalla costa, solo che la Libia considera quel tratto di mare suo territorio (fino a 62 miglia), anche se le regole marittime internazionali gliene concedono al massimo 12. Come uscirne? Secondo il ministro degli Esteri, basterebbe definire un accordo di pesca tra i due paesi.
Ma il cammino non è breve. Intanto, si spera che, al di là delle polemiche, il governo faccia chiarezza al più presto sul caso: la relazione del ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito in merito alla questione è attesa per oggi pomeriggio.
- Mercoledì 15 Settembre 2010
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Il 15 Settembre 2010 alle 20:42 La giornata in pillole: Berlusconi con Sarkozy, la Ue sbaglia sui rom. E Fini dice no al burqa - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] - Non c’é stato alcun inseguimento del motopesca Ariete italiano da parte della motovedetta libica. Questa la ricostruzione dei fatti [...]
Il 16 Settembre 2010 alle 11:00 Italia-Libia: la misura è colma - L’ANALISI - Mondo - Panorama.it ha scritto:
[...] era già colma da tempo ma il raid condotto sabato scorso da una motovedetta libica contro il peschereccio Ariete va oltre ogni limite e un Paese come l’Italia, tra le prime otto potenze economica mondiali e [...]
Il 16 Settembre 2010 alle 18:43 pv21 ha scritto:
Quanto Gheddafi sia “amico” (in affari) di Berlusconi si è capito e si è visto. Tutto da dimostrare che sia scoppiata l’amicizia tra la Libia e l’Italia. Tutto da dimostrare che per fermare gli sbarchi basta nascondersi DIETRO UNA CORTINA DI LAMINARIE …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps3.html
Il 17 Settembre 2010 alle 14:41 degrel0 ha scritto:
ma che strano:quando le motovedette jugoslave sparavano contro i nostri pescherecci nessuno faceva commenti!e,spiace dirlo,ma sia allora come oggi i pescatori italiani sapevano di essere in torto,per questo scappavano e scappano.
Il 17 Settembre 2010 alle 19:50 La giornata in pillole: proteste in un asilo contro una marocchina, via il burqa spaventa i bimbi - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] (LIBIA) - Gheddafi ha sospeso dal servizio e messo sotto interrogatorio il comandante della motovedetta libica che aveva ordinato di sparare contro il perschereccio di Mazara del Vallo. Le misure equivalgono [...]
Il 21 Settembre 2010 alle 20:59 La giornata in pillole: scoop da Santo Domingo, le due società offshore di Tulliani - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] ordine da eseguire”. E’ quanto hanno dichiarato ai magistrati i sei finanzieri che lo scorso 12 settembre si trovavano a bordo della motovedetta libica durante il mitragliamento del motopesca di Mazara del [...]
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