L’assessore Marsilio: “Non basta essere nati in Italia per essere italiani”

romMentre a Bruxelles il presidente francese Nicolas Sarkozy, sostenuto dal premier italiano Silvio Berlusconi, sfida l’Europa sul caso-rom, in Italia le parole di un assessore sulla presenza di bambini stranieri nelle classi scatena nuove polemiche.

“Anche se questi bambini sono nati in Italia è sbagliato considerarli non stranieri”. Questa la frase “incriminata” pronunciata dall’assessore alla Scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio, all’inaugurazione dell’anno scolastico presso l’istituto romano ex Pisacane che conta una forte presenza di alunni stranieri.

“Mi hanno dato dell’incivile, ma la vera inciviltà sta nel non comprendere che l’integrazione non è solo un fatto anagrafico e linguistico, bensì culturale”.

Così risponde a Panorama.it l’assessore per la quale il Pd ha già chiesto le dimissioni e che, almeno in un primo momento, si è vista criticare anche dal suo sindaco Gianni Alemanno.

Assessore Marsilio, nemmeno il ministero dell’Istruzione considera stranieri i figli degli immigrati nati Italia, infatti non li ha inseriti nell’insieme preso in considerazione per determinare il «tetto» del 30% di stranieri nelle classi. Ci può spiegare cosa intendeva dire?
Guardi, per rispondere a questa domanda devo fare un preambolo.

Lo faccia…
E’ molto semplice: fino ad oggi le circolari ministeriali circa la composizione delle classi non fornivano indicazioni precise rispetto alla percentuale massima di stranieri ammessa, limitandosi a raccomandare che la suddetta composizione fosse il più equa possibile. La circolare Gelmini invece ha fissato questo tetto al 30% accettandone il superamento solo nel caso che quelli in più siano alunni stranieri nati in Italia e quindi già in possesso di competenze linguistiche con la raccomandazione, però, che non vengano formate classi composte da una stragrande maggioranza di stranieri sia che siano nati in Italia che no.

Ma allora lei con chi ce l’aveva?
Ce l’avevo con quei dirigenti che, come nel caso della Pisacane, non intendono applicare la circolare della Gelmini e dell’Ufficio scolastico regionale, e quindi non rispettano il tetto del 30% nel caso i bambini stranieri iscritti nelle loro scuole siano tutti nati in Italia. Una posizione, a mio avviso, usata come un grimaldello per scardinare il senso della circolare stessa.

Lei ha detto anche che considerare italiani i bambini stranieri nati in Italia, «è un’idea sbagliata di integrazione. È grave pensarla così». Qual è invece secondo lei un’idea giusta d’integrazione?
Si è pensato che con questa frase io volessi dare un’accezione negativa rispetto alla presenza di stranieri in Italia. Nulla di più sbagliato visto che fin dall’inizio del mio mandato ho dato dimostrazione di grande sensibilità nei confronti di questo tema con un forte sostegno alle politiche dell’integrazione.

Per esempio?
Abbiamo creato il Gis, il gruppo per l’integrazione scolastica per regolare i flussi d’iscrizione; abbiamo introdotto i mediatori culturali per aiutare le famiglie straniere in tutte le pratiche che hanno a che fare con la scuola e per per incentivare un loro maggiore coinvolgimento; abbiamo dato fondi per l’educazione alla cittadinanza; sono stati istituiti sei centri d’ascolto presso quegli istituti, tra cui il Pisacane, dove, tra le altre cose vengono organizzati corsi d’italiano per i genitori; c’è un progetto, “Scuole dei Fratelli d’Italia - Scuole di solidarietà”, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado dove è maggiore la presenza di alunni stranieri, volto proprio all’integrazione scolastica.

Fu lei, però, ad eliminare il menù etnico introdotto dall’amministrazione Veltroni…
Guardi, quella del menù etnico fu una delle tante iniziative spot di Veltroni che invece di favorire l’integrazione la limitavano. I menù etnici erano scartati dall’80% dei bambini che non apprezzavano affatto tutte quelle spezie e condimenti. Quello che ho fatto io è stato, a partire dal 2008, inserire prodotti locali a km 0 e una volta al mese i menù regionali.

E tutto questo come sta funzionando? A che punto è arrivato, almeno nelle scuole romane, il processo d’integrazione?
Tutto questo funziona quando i presidi collaborano e applicano gli accordi di rete che servono a favorire la distribuzione degli alunni stranieri evitando che si creino scuole ghetto dalle quali gli italiani fuggono. Dove si mettono in atto azioni concrete, l’integrazione si realizza al meglio.

C’è già qualche esempio virtuoso di ciò?
All’Esquilino, quartiere di Roma con forte presenza cinese, i genitori italiani hanno ricominciato a mandare i loro figli nelle scuole pubbliche perché hanno capito che, a differenza di quanto fatto dal centrosinistra, ci stiamo davvero adoperando per una reale integrazione.

Dalla difesa passa al contrattacco?
Certo! Perché i problemi li crea chi pensa che il fenomeno dell’immigrazione non debba essere governato perché in sé non è un problema e perché siamo tutti uguali ecc. Invece io sono convinta che l’unico modo per contrastare pregiudizi e paure sia quello di direzionare il fenomeno con interventi concreti.

Commenti

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Il 17 Settembre 2010 alle 18:57 pv21 ha scritto:

Basta stabilire a che età un bambino diventa consapevole del tipo di realtà socio-culturale (valori, regole, ecc) che lo circonda. Da quel momento inizia il percorso di potenziale cittadino. Si può parlare di INTEGRAZIONE e NATURALIZZAZIONE solo in caso di soggetti in grado di fare scelte consapevoli ..
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd3.html

Il 18 Settembre 2010 alle 11:56 indigesto ha scritto:

Quanta ipocrisia! E’ vero che con gli stranieri si fanno affari, si gestiscono capitali, si “montano” associazioni, si dice qualcosa in politica, ormai inaridita per mancanza di idee, si scrivono libri, si fa cinema e teatro, ci si dà l’aria da intellettuali, magari si “conquista” anche qualche Cattedra per discipline melense..Che pacchia!
Ma cos’è questa “integrazione” secondo i nostri cervelloni, si fa per dire, assetati di platee e di quattrini? Tanto per restare alla scuola, significa forse integrare un gruppetto dei nostri bambini, talvolta qualche unità, in classi formate in prevalenza di bambini di diverse etnie, tradizioni e lingue? Ecco, in proiezione è quello che vorrebbero certi politici, e i loro giullari, anche nella società, purchè la cosa non interessi direttamente loro! Ma come sono buoni, sociologi, antropologi, professori, filosofi e via dicendo. Sono invece solo politici di mezza tacca, e della peggiore specie!

Il 18 Settembre 2010 alle 22:19 pasalaam ha scritto:

Certo che con la dialettica politichense si può giustificare qualunque castroneria.
In questo caso, sarebbe come dire che se un cammello nasce in un ovile é una pecora!
Siamo impazziti

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