Accuse di riciclaggio: quel pasticciaccio dei bonifici dello Ior


Accuse di riciclaggio: quel pasticciaccio dei bonifici dello Ior

I conti non tornano nel consiglio di sovrintendenza dello Ior, il cda della banca vaticana. La denuncia che ha portato il presidente Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani a essere indagati è partita dall’istituto che fa capo a uno dei consiglieri dello Ior, Giovanni De Censi. È stato infatti il Credito artigiano, il 14 settembre scorso, a denunciare all’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia la richiesta dello Ior di effettuare due bonifici per 23 milioni di euro in violazione della normativa antiriciclaggio. La denuncia alla Uif ha portato al blocco dell’operazione e, cinque giorni dopo, al sequestro del conto e all’apertura di un fascicolo a carico di Gotti e Cipriani, disposto dalla procura di Roma.

Il Credito artigiano è, per il 70 per cento, di proprietà del Credito valtellinese, presieduto proprio da De Censi. Perché allora un consigliere dello Ior si è spinto fino al punto di denunciare, di fatto, il suo presidente alla Banca d’Italia, ben conoscendo le pesanti conseguenze penali di questo gesto? Tanto più che fin dalla prima riunione del consiglio di sovrintendenza della banca vaticana, il 27 ottobre 2009, presente De Censi, Gotti Tedeschi aveva messo all’ordine del giorno la necessità di adeguare l’attività dello Ior alle direttive comunitarie. Il presidente del Credito valtellinese sapeva dunque che la banca vaticana intende adeguarsi alla normativa.

In questi giorni è in corso un chiarimento fra i due protagonisti di questa clamorosa vicenda. Una delle ragioni dello scontro potrebbe essere legata allo scopo dell’operazione oggetto di indagine: l’acquisto di bond tedeschi attraverso la Jp Morgan Francoforte, probabilmente su indicazione del vicepresidente dello Ior, Ronaldo Hermann Schmitz, già direttore esecutivo del gruppo Deutsche Bank.

La commissione cardinalizia di vigilanza, presieduta da Tarcisio Bertone, sta cercando di appurare se all’origine di questa vicenda ci possa essere un conflitto tra i consiglieri laici della banca. Un fatto è certo: già dai primi di settembre in Vaticano circolava voce su uno scandalo che di lì a poco sarebbe potuto scoppiare sul fronte finanziario. Che cosa è accaduto allora tra il 6 settembre, quando il Credito artigiano ha ricevuto dallo Ior il fax con la richiesta di bonifico, e il 14 settembre, quando ha inoltrato la denuncia alla Banca d’Italia? Possibile, si chiedono i porporati, che il presidente Gotti Tedeschi e il consigliere De Censi non si siano consultati nel corso di quella settimana? E perché non hanno informato la commissione cardinalizia di vigilanza?

Incomprensibile anche il comportamento del direttore dello Ior, Cipriani, che ha insistito nel voler trasferire capitali in violazione della normativa antiriciclaggio, pur sapendo che tutti i conti correnti dello Ior presso gli istituti di credito italiano sono già da un anno sotto la lente della procura di Roma e lo stesso Credito artigiano fin dal mese di aprile aveva chiesto il blocco dell’operatività del conto dello Ior.

Presso la Banca d’Italia negano che la procedura di adeguamento dello Ior alla normativa antiriciclaggio sia in fase avanzata, come sostiene il presidente Gotti Tedeschi. Anzi, i consulenti della banca vaticana nei mesi scorsi avrebbero messo in discussione la natura di istituto bancario dello Ior e dunque l’applicabilità della normativa comunitaria. In Vaticano c’è persino chi lega questa vicenda alla defenestrazione di Alessandro Profumo. Ma siamo solo, per ora, nel campo delle ipotesi.

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