

di Laura Maragnani
Difficile immaginarlo mentre fa il karaoke con il ministro al Welfare Maurizio Sacconi, suo vicino di casa in Abruzzo, cantando My way. Dicono che canti bene; che suoni benissimo tastiere e chitarra. Dicono pure che gli abbiano chiesto di esibirsi a Lampedusa insieme al ministro Roberto Maroni, e che il senatore pd, il suo vecchio amico Benedetto Adragna, lo volesse addirittura arruolare per Sanremo. Dicono. Ma al momento Raffaele Bonanni da Bomba, provincia di Chieti, classe 1949, diploma di ragioniere, dal 2006 segretario nazionale della Cisl, è più che altro un uomo che passa da una riunione all’altra. Il momento non è dei più facili. Sta organizzando la sua prima manifestazione di piazza con la sola Uil, senza la Cgil. E vuole la piazza strapiena. Poi: vuole dare l’aut aut al governo sulla riforma fiscale; vuole arrivare a un nuovo patto «per lo sviluppo e per il Paese» tra sindacati e imprenditori. Ma soprattutto, in questo esatto momento, vuole telefonare a Franca Porto, segretaria regionale della Cisl in Veneto. A un convegno della Cgil, a Vicenza, due ore fa le hanno tirato un pacco di volantini con la faccia di Bonanni stampata su similbiglietti da 50 euro. Dieci giorni fa, alla festa del Pd a Torino, oltre agli stessi volantini (mancato), a lui hanno tirato un fumogeno (preso). Tutt’e due, al telefono, la prendono senza troppi vittimismi. Ma al terzo piano di via Po 21, nel villino che fu di Pietro Mascagni e che ora evidentemente ispira la Cisl nella sua strategia di «concertazione», l’aria non è delle più tranquille.
Capitano spesso queste contestazioni, Bonanni?
Spesso no. Ma capitano. Qui arrivano le segnalazioni dei nostri militanti, dei nostri dirigenti: ingiurie, cartelli offensivi, fischi… Poco tempo fa, a Pomigliano, un operaio sindacalista della Cisl non volevano nemmeno lasciarlo entrare in fabbrica.
Quindi Torino non è un fatto isolato.
La festa del Pd si prestava particolarmente a un’azione plateale, tanto che erano già stati contestati Franco Marini e Renato Schifani. Ma le contestazioni politiche in un incontro politico ci possono stare. Quel che non condivido sono i fischi e le ingiurie. Non sono un fatto di civiltà.
Non dica che in tanti anni di sindacato non le è mai capitata una contestazione accesa.
Erano altri tempi ed ero ancora un ragazzo. La disdetta della scala mobile. Un periodo molto caldo.
Poi più nulla?
Beh, c’è stata la Val di Susa. Non ero ancora segretario della Cisl ed ero andato a un incontro sulle infrastrutture. I No Tav non mi hanno neanche lasciato scendere dalla macchina.
Insomma, la Cisl si sente sotto assedio.
Non è la prima volta. Dagli anni Cinquanta a oggi, ciclicamente, ogni volta che l’Italia si trova davanti a un bivio e la Cisl imbocca una strada responsabile, di dialogo e di collaborazione, ecco che iniziano le contestazioni. Basta andare a vedere. Negli anni Cinquanta volavano le pallottole, poi le bastonate…
A uno dei suoi predecessori, Sergio D’Antoni, tirarono anche bulloni e patate in piazza del Duomo, a Milano. Ottobre 1992. Altri tempi, però.
Ma la storia è lì, da studiare. Non so se alcuni sono consapevoli o no, o semplicemente se ne fregano. Ma mi chiedo: non c’è un senso di responsabilità? La storia non ha insegnato niente?
Ha ragione Sacconi a lanciare l’allarme su un possibile rigurgito terrorista?
Io non vorrei amplificare fenomeni marginali. Non ho mai fatto del vittimismo in vita mia, neanche quando ero in Sicilia a organizzare gli edili e mi sono ritrovato con una pistola puntata alla testa. Però è innegabile che
nell’ultimo anno e mezzo la temperatura sia salita. Sarebbe bene che alcuni riflettessero sulla natura della democrazia e sulla necessità di convivere con le altre culture.
Nomi, cognomi…
Un esempio: Bergamo. Ultimo sciopero della Cgil. Corteo dei manifestanti. La Fiom ha sfilato con cartelli su cui c’erano le facce mie, di Luigi Angeletti e di Emma Marcegaglia al centro di un bersaglio, crivellate di buchi, come un tiro a segno. La Cgil non ha preso nemmeno le distanze. E guardi che è una cosa tremenda vedere cartelli con la tua faccia che sembra bucata dalle pallottole. Per non dire poi di certi siti antagonisti, dove ci sono scritte delle cose che…
Servo dei padroni?
L’uomo che ha sterminato i diritti dei lavoratori di Pomigliano è la definizione più gentile.
Dino Greco, in un editoriale su «Liberazione», ha definito la sua politica come «repellente servilismo padronale».
Appunto. Bel clima. Mi sembra il linguaggio farneticante della fine degli anni Settanta.
Lei magari non si sente neanche filogovernativo.
Noi non prendiamo ordini dai partiti, non abbiamo bardature ideologiche. Siamo pragmatici e concreti. Con Romano Prodi avevamo trattative molto scorrevoli, idem con Silvio Berlusconi. Invece la Cgil con Prodi aveva problemi e con Berlusconi peggio ancora, perché guai a fare gli accordi col caudillo. Non è così che ragiona un sindacato responsabile.
Perché vi accusano di essere un sindacato giallo?
Noi trattiamo con tutti gli interlocutori. Per noi i governi sono tutti uguali. Non è certo la Cisl che ha messo in difficoltà Prodi o lo ha fatto cadere in un modo vergognoso.
Ha mai ricevuto minacce?
Preferisco non enfatizzare. Ma quei cartelli di Bergamo erano pubblici.
Ha paura?
Vivo sotto scorta da 8 anni.
Da quando è stato ucciso Marco Biagi.
Era un consulente della Cisl, se lo ricordi. La legge Biagi è stata scritta proprio intorno a questo tavolo, e io credo di essere stato uno degli ultimi a sentirlo prima che gli sparassero.
Nichi Vendola vuole una riforma: la legge Biagi, dice, ha creato una generazione destinata alla precarietà.
La precarietà nasce non dalla flessibilità, ma dalla flessibilità pagata male. Bisogna che sia pagata meglio e di più. Certo. Ma la legge ha funzionato: due terzi dei cococo hanno oggi un contratto di lavoro dipendente e tanti abusi sono stati eliminati. Lo chieda a Sergio Cofferati.
Le organizzazioni dei precari sono meno entusiaste.
Se veramente fosse una legge così sbagliata, perché Prodi non l’ha cancellata? C’era Rifondazione al governo, c’era un ministro del lavoro diessino, Cesare Damiano. Perché non hanno toccato neppure una riga?
È vero che lei viene da una famiglia comunista e che da ragazzo era iscritto alla Fgci?
Sì.
E che ha fatto le sue prime esperienze sindacali in Cgil?
Sì. Per 6 mesi.
Perché è passato alla Cisl?
Della Cgil non condividevo l’impostazione: troppo rigida, troppo autoritaria. La Cisl era più aperta, più tollerante.
Ma la Cgil è il primo sindacato italiano.
Correggo. Loro non sono i primi. E la Cisl non è seconda a nessuno.
Un po’ contorto.
Noi siamo superiori, per iscritti, fra i lavoratori attivi. Loro ci fregano coi pensionati.
Numeri?
Noi siamo 4,6 milioni compresi i pensionati; oltre metà degli iscritti sono attivi. Loro hanno più pensionati che attivi. Ma se si guarda agli iscritti di Cisl e Uil, messi insieme siamo il primo sindacato in tutti i settori, compresi i pensionati. Siamo primi tra gli edili, i ferrovieri, scuola, nel pubblico impiego…
Non tra i metalmeccanici.
I metalmeccanici non sono affatto in mano alla Fiom come si vuol far credere. A Pomigliano la Fiom è il terzo o il quarto sindacato, anche se è quello che sta sempre in prima pagina. Alle ultime elezioni delle rappresentanze di base a Pomigliano siamo noi che abbiamo vinto. Anche alle carrozzerie Mirafiori abbiamo vinto. Ma noi, a quanto pare, non siamo bravi a far notizia.
Tornando a Cisl e Uil…
Un’alleanza di ferro. A sentir parlare me e Angeletti…
Siete due gemelli siamesi?
Esattamente.
Domanda scontata: perché non vi fondete?
Io non sarei sfavorevole.
E la Uil?
Non credo che sia contraria. Ma la speranza è sempre quella di ricongiungerci con la Cgil, purché sia una Cgil depurata da certi estremismi. Le condizioni devono essere chiare.
Quali?
Primo: una convivenza in cui nessuno si senta il padrone di casa. Ci deve essere rispetto per tutte le culture sindacali. È ora di dire basta ai fischi e ai cartelli bucati dalle pallottole.
Secondo?
Bisogna fare come in tutti i sindacati democratici del mondo: si discute, si vota, la maggioranza vince e l’opposizione si accoda alla maggioranza. Non è che chi perde si alza dal tavolo e se ne va, dicendo non ci sto.
Ce l’ha con Guglielmo Epifani?
Fino a due anni fa con Epifani ci capivamo benissimo. Abbiamo pure trovato un accordo sulla rappresentanza, sulla democrazia sindacale, sulla riforma contrattuale. Tutti: Cgil, Cisl e Uil. Poi è scatta scattato il veto della Fiom. Da quel momento è iniziata la crisi.
Farà pace con la Cgil di Susanna Camusso?
Lo spero.
Però il 9 ottobre Cisl e Uil andranno in piazza da sole.
Per chiedere al governo una vera riforma fiscale, un patto per favorire la crescita e gli investimenti, una lotta seria contro gli sprechi e le inefficienze. Per esempio: non si può fare il federalismo moltiplicando i centri di decisione e di spesa. Regioni, province, comuni, comunità montane, circoscrizioni… ora vogliono pure decentrare i ministeri, ma chi paga tutti questi livelli amministrativi?
Riempirete la piazza?
Sarà una manifestazione che non sarà seconda a nessuna.
Bonanni, non è che sta sfidando la Cgil?
La sfida culturale c’è sempre stata, perché noi rappresentiamo un modello di sindacato responsabile e partecipativo fin dagli anni Cinquanta. Non è pensabile gestire la modernità della globalizzazione solo con i conflitti in fabbrica. Il modello tradizionale non funziona più. E non piace nemmeno ai lavoratori: se i nostri iscritti sono in aumento, un motivo ci sarà. La sfida è nei fatti. Sa cosa dice Bob King?
Chi è Bob King?
Il presidente della Uaw, il sindacato americano dell’auto. «Viviamo in un mondo nuovo e dobbiamo reinventare il nostro sindacato tramite strategie nuove e coraggiose. La Uaw del XXI secolo è consapevole del fatto che flessibilità, innovazione, snellezza dei processi produttivi e tagli continui dei costi rivestono importanza essenziale in un mercato globale».
- Lunedì 27 Settembre 2010
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.