
Manifestanti osservano uno dei compattatori per i rifiuti dati alle fiamme da sconosciuti nella notte scorsa, sulla strada di accesso alle discarica di Terzigno ai piedi del Vesuvio
“Il problema vero dei rifiuti a Napoli sta nell’inadeguatezza di un ceto politico che non sa cosa fare, che non ha la preparazione tecnica e culturale per affrontare la situazione, che non ha mai fatto un giro nei paesi del Nord Europa per imparare come si fa. Chi governa qui è gente che a stento sa parlare in italiano”.
A sostenerlo è Francesco Durante, giornalista del Corriere del Mezzogiorno e autore del libro “Scuorno (vergogna)”, edito nel 2008 da Mondadori all’epoca della prima emergenza rifiuti.
Oggi Napoli è tornata a puzzare. La protesta è esplosa di nuovo come due anni fa quando i cumuli di monnezza arrivarono a sfiorare i primi piani delle abitazioni mentre nessuno voleva che i rifiuti propri e degli altri finissero nelle discariche o negli inceneritori dietro casa loro.
Allora il governo, fresco d’insediamento, mise in campo risorse straordinarie. Napoli fu addirittura scelta come sede del primo Consiglio dei ministri. Poi, una volta rimossi i cumuli di rifiuti, mentre qualcuno si illudeva che tutto fosse ormai a posto, la situazione ha ripreso a sfuggire di mano fino al caos di questi giorni con gli assalti ai camion, i poliziotti feriti, le minacce, i roghi, le proteste della popolazione e dei sindaci e il solito scaricabarile della politica.
“La vergogna dei rifiuti che invadono la città sta anche negli occhi di chi ci guarda come spiando dal buco della serratura con una certa soddisfazione perché – dice Durante - è quasi rassicurante che tutto ciò succeda a Napoli”.
Perché rassicurante?
Perché Napoli è vissuta sempre come un’eccezione negativa, l’unico luogo dove è normale che succeda quello che succede anche se la stessa emergenza ha riguardato Palermo, Lecce e altre importanti città. Eppure né i giornali né la televisione hanno mai dedicato a queste realtà lo stesso spazio riservato a Napoli che, di fatto, fa più notizia per la dimensione teatrale che spesso assume la protesta.
Secondo l’ex commissario straordinario Bertolaso dietro a quelle degli ultimi giorni ci sarebbe la regia della camorra. Il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, però, non è d’accordo: “Non c’è nessuna evidenza di legami con i clan”, ha detto. Lei che ne pensa?
La camorra a Napoli c’è e c’è sempre stata. Le amministrazioni però, di centro-sinistra prima e di centro-destra oggi, tendono a tirarla fuori quando più gli fa comodo.
A gennaio scorso Bertolaso ha deciso che i tempi fossero maturi per una gestione autonoma da parte di Comuni e Province. Stanchezza dopo due lunghi anni di lavoro o grave errore di valutazione?
Senza dubbio il ritorno ad una gestione ordinaria dovrebbe essere sempre consigliato anche perché il commissariamento della Campania ha assunto una dimensione faraonica producendo l’ingigantimento di strutture che per funzionare al meglio dovrebbero essere il più agili possibile. A me pare che Bertolaso abbia fatto una specie di fuga alla pari di Bassolino quando rinunciò ai poteri commissariali. E’ stato sicuramente un gesto prematuro perché le province non erano ancora attrezzate per fare da sole.
Gli appalti e subappalti nel sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti, lo scarso funzionamento del termovalorizzatore di Acerra che da due anni e mezzo lavora al 30%, l’incapacità di fare la raccolta differenziata: qual è l’ostacolo più grande a una gestione efficace dei rifiuti in Campania?
Io penso che il problema più grande stia nella mancanza di impianti di compostaggio. Ce n’è uno solo a Salerno e sarebbe urgente costruirne altri. Sui termovalorizzatori ci sono sempre stati pareri discordi: tutti sanno che servono ma nessuno vuole che siano costruiti vicino a casa propria. Quello di Acerra funziona a singhiozzo. Dovrebbe essere continuamente alimentato e pur avendo 6 milioni di eco balle a Giuliano che servirebbero, appunto, ad alimentarlo, quelle restano a terra.
Perché il termovalorizzatore di Acerra non funziona ancora a regime?
Perché c’è stato un errore tecnico che l’azienda bresciana A2A si era incaricata di risolvere al più presto ma per cambiare i refrattari dei due forni, dove sta il problema, servono moltissimi soldi che ad oggi ancora non sono stati stanziati.
E per quanto riguarda la raccolta differenziata, perché a Napoli non si riesce a farla nemmeno nei piccoli centri?
Guardi, in Campania abbiamo alcuni comuni virtuosi con l’85% di differenziata. Faccio l’esempio del comune dove risiedo io: Anacapri. Ecco, tutto funziona al meglio finché non arriva l’estate quando i napoletani borghesi e benestanti, che hanno le seconde case al mare e vengono qua, fanno saltare tutto. E lo ripeto, non si tratta di gente di basso livello sociale, ma dell’alta borghesia napoletana.
Alta borghesia indisciplinata?
Alta borghesia ignorante e indisciplinata. Lei sa da noi come si fa a disfarsi di un materasso o di una televisione vecchia?
Posso immaginare…
Ecco, mentre in altre città si chiama l’azienda e si aspetta che passi a ritirare quello che bisogna buttare, qua il materasso lo lasciamo in mezzo alla strada, perché non abbiamo pazienza.
Forse anche perché nessuno si prende la briga di sanzionare questi comportamenti…
Esatto, bisognerebbe stroncare il malcostume alla radice. Un malcostume che è di tipo culturale e antropologico. Una cultura inadeguata alla modernità e che tutti continuano ad alimentare senza che nessuno ci corregga.
Perché nessuno lo fa?
Perché a chi ci governa interessa solo di restare al comando e per farlo ha bisogno di compiacere il proprio bacino elettorale, non di educarlo.
- Lunedì 27 Settembre 2010
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 28 Settembre 2010 alle 10:13 indigesto ha scritto:
In due parole il Sud è stato colonizzato dal Nord e, dopo il regno, che con l’unità d’Italia si appropriò dell’intero erario, è stata la Repubblica a sferrare i colpi mortali, portando via industrie, banche e quant’altro, interpretando la democrazia come il mezzo più adatto a lasciare nelle mani dei politici e delle mafie del Sud un economia ridotta al lumicino. Con i capitali profusi al Sud, che hanno arricchito pochi ed in qualche modo sono ritornati al Nord, si è posta in atto la strategia caratteristica delle potenze colonizzatrici di sempre. E questi sono i risultati!
Il 29 Settembre 2010 alle 9:46 Panorama News 27 settembre 2010 - Iniziative - Panorama.it ha scritto:
[...] Rifiuti: tutte le colpe del ceto politico napoletano [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.