Così Fini lascerà il trono e lancerà il partito


Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani

Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani

Pare di vederlo, Gianfranco Fini, a voto di fiducia ancora caldo, la sera di mercoledì 29 settembre, telefonare in ordine sparso a Raffaele Lombardo, Francesco Rutelli e Luca Cordero di Montezemolo. Insieme con Pier Ferdinando Casini, che però aveva già incontrato Fini di persona a Montecitorio, i citati «cinque dell’apocalisse» sono i maggiori protagonisti del terzo polo: quello che, secondo critici e cultori, punta a devastare il bipolarismo italiano, ribaltare il voto popolare e assumere la guida del Paese, a costo di passare attraverso una complessa opera di ingegneria politica. La stessa realizzata in Sicilia per sostenere (complice il Partito democratico, e contro il Popolo della libertà) la giunta regionale di Lombardo: il «Totò Cuffaro senza cannoli» (copyright del dipietrista Leoluca Orlando).
A tutti, o quasi, i compagni di ventura il presidente della Camera ha di fatto annunciato che in seguito al battesimo ufficiale di Fli, Futuro e libertà, il «suo» nuovo partito, dovrà coerentemente lasciare la presidenza della Camera. Questione di ore o giorni, certo è che farà il leader di partito a tempo pieno. A partire dal tour che ha già programmato per ottobre nelle maggiori piazze elettorali, Milano, Napoli e Palermo. In vista di una «dead line» già segnata: fine novembre, quando scadranno 150 miliardi di titoli di stato e ci sarà il passaggio formale della Legge finanziaria. Sarà allora che gli ingegneri del Palazzo torneranno a progettare. E la guerra di Fini assumerà nuove e inesplorate forme, a partire dai denari per il Sud, esplicitamente richiesti da Fli attraverso Italo Bocchino. Pena: il boicottaggio dello scudo giudiziario alle alte cariche dello Stato. Premier compreso.
Dunque la rappresaglia del leader di Fli continua, nonostante il voto di fiducia favorevole al governo e sebbene la richiesta di dimissioni da numero uno di Montecitorio avanzata dai berlusconiani («Le sue posizioni hanno creato uno squilibrio istituzionale»: così il capogruppo Fabrizio Cicchitto) troverà formalmente soddisfazione. Ma la forma è un conto, la sostanza un altro. Non è per fare un favore a Silvio Berlusconi che Fini ha scelto di percorrere la strada del congedo da Montecitorio. Il presidente (ancora per poco) della Camera ha semplicemente ascoltato i suoi massimi consiglieri, Giulia Bongiorno e Alessandro Campi, che lo invitavano a una svolta, e poi, come spesso gli capita, ha calcolato il meglio per se stesso e la sua vita. Personale e politica.
Liberandosi dall’ingombrante peso istituzionale, Fini potrà svincolarsi più facilmente della parte peggiore dei Tulliani, ovvero dell’intera famiglia tranne l’amata Elisabetta, alla quale chiederà (c’entrerebbe sempre Giulia Bongiorno) di scegliere: «O con me o con loro». I commessi del Transatlantico raccontano a Panorama di un presidente della Camera «alla ricerca di una nuova abitazione privata», ben lontana da quella di suoceri e cognato a Val Cannuta, peraltro reclamata a gran voce da Luciano Gaucci. Ancora: «Prima non lo usava mai», ma dallo scoppio dell’affaire Monte-Carlo si sarebbero moltiplicate «le notti in cui il presidente ha usufruito dell’appartamento di Montecitorio». Che è a 8 chilometri e mezzo da Val Cannuta.
Anche qui: non è soltanto questione di forma. Mettere una distanza più o meno enorme tra lui e i Tullianos è diventato indispensabile. Il capitolo familiare investe anche quello politico. Il cognatismo, malattia senile del finismo, ha aperto una crepa profonda nel gruppo di Futuro e libertà. È come se tra i suoi uomini il capo avesse d’improvviso perso la sua aura divina, il mito dell’infallibilità, la forza del carisma. È come se, insomma, Fini fosse ripiombato d’improvviso sulla Terra. Umano tra gli umani.
Quando Italo Bocchino, il più ambizioso di tutti, ammette che sulla casa di Monte-Carlo «Gianfranco è stato un ingenuo», dà anche un giudizio politico. È una frase così forte da amplificare le voci che indicano proprio in Bocchino il maggiore aspirante alla segreteria di Futuro e libertà. Una scelta che farebbe immediatamente rientrare nel Pdl mezzo partito, o forse di più. Sempre meno sono, infatti, quelli che sopportano la sua aggressività. Pasquale Viespoli per cominciare («Certe sue forzature non si comprendono»), o Roberto Menia, che dice apertamente: «Sono finiano ma non mi faccio dare ordini da Bocchino». Tiè.
Per Fini guidare di persona Fli è perciò diventato indispensabile. Almeno rispetto a sei mesi fa, quando pensava di delegare la segreteria ad Adolfo Urso, troppo morbido per reggere le tensioni di un gruppo dirigente eterogeneo al massimo. Dove ognuno dice tutto e il suo contrario. Dove si coniugano futuro e assurdità.
La rappresentazione più plastica sono gli insulti rivolti dai suoi stessi colleghi futuristi a Fabio Granata dopo il voto in aula contro il governo Berlusconi. Non servirebbe comunque un segugio per svelare le idee, tante e confuse, che albergano dentro Fli. I finiani non sono divisi soltanto tra falchi (con Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata) e colombe (Menia, Viespoli, Silvano Moffa). Benedetto Della Vedova, per esempio, è un pasdaran dei diritti civili. Annuncia di voler cambiare «lo status giuridico delle persone dello stesso sesso» e «riformare la legge 40 sulla procreazione assistita» andando contro le posizioni dei moltissimi esponenti di Fli (praticamente tutti, tranne Fini). Come Antonio Buonfiglio, padre di un movimento il cui nome è già un programma: Il Popolo della vita. Ragione sociale: «Difendere Il diritto alla vita».
E se Chiara Moroni è «favorevole alla più ampia tutela delle coppie di fatto e di quelle omosessuali», Silvano Moffa è più morbido («Sì alle unioni di fatto, ma no alle adozioni da parte delle coppie gay»), Enzo Rivellini è così così («Dobbiamo dare pari diritti a tutti, indipendentemente dal sesso. Tenendo però presente che la famiglia è composta da uomo e donna affinché ci sia la continuazione della specie»), chi la pensa all’opposto è Menia: «Sono un cattolico, patriota e tradizionalista, e penso che il riconoscimento alle coppie di fatto, per non dire alle coppie omosessuali, vada negato». Ancora, Cristiana Muscardini, europarlamentare, dice che sul fascismo «Fini ha detto a sufficienza: le leggi razziali erano e rimangono un male assoluto», mentre per Mirko Tremaglia, quello che «in Europa i culattoni sono maggioranza», l’antifascismo «non è un valore». Insomma: l’armatina Brancaleone.
E già, perché Fli è la miniatura (al momento vale tra il 3 e il 4 per cento dei voti, stando alla gran parte dei sondaggisti) dell’armata più grande, quella che va componendosi sulla base del modello siciliano ed è già stata offerta a Gabriele Albertini per la corsa a sindaco di Milano. L’ennesima dimostrazione di come i cinque dell’apocalisse, più Pier Luigi Bersani, navighino a vista. Incapaci di trovare un candidato come si deve, e di vincere per conto loro, si offrono al nemico più intimo.
E però al governo più di qualche problema potrebbero procurarlo. In novembre ci sarà un pericoloso incrocio: la Legge finanziaria e le scadenze giudiziarie di Berlusconi. Messa così, la maggioranza di 342 deputati raccolta nel voto del 29 settembre, con Futuro e libertà per ora indispensabile alla sopravvivenza del governo, potrebbe esplodere. Con i soliti noti, i vari Casini, Lombardo, Rutelli, Bersani e, appunto, Fini, pronti a insinuarsi per proporre Mario Draghi alla testa di un governo di «responsabilità nazionale».
Andrà così? Difficile, perché il Pdl ha già capito tutto e sta tentando la controffensiva. Anzitutto, la capacità attrattiva di Berlusconi sui parlamentari è innegabile. Poi l’armata dell’apocalisse è ancora più eterogenea di Fli, e questo la rende facilmente attaccabile. Fra l’altro, in caso di crisi (lo fanno sapere a Panorama fonti del Quirinale), Giorgio Napolitano non avallerebbe mai operazioni politicamente transgeniche. A maggior ragione per l’immensa voglia di voto espressa dalla Lega nord di Umberto Bossi e dall’Italia dei valori di Antonio Di Pietro.
Ecco allora il vero, grande pericolo: il ritorno alle urne. Pericolo per Fini, però, e per i suoi compagni: rischierebbero seriamente di sparire.

Commenti

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Il 1 Ottobre 2010 alle 16:38 indigesto ha scritto:

Analisi acutissima, Dr.Puca. Certo che far sorgere un partito privo di retroterra ideologico non deve essere facile per nessuno, e men che meno quando qualche residuo di ideologia è roba da nascondere sotto il tappeto, non tanto per convincimento quanto per precedenti compromissioni. Dunque solo operazione di potere; slogans, a cui gli italiani sono tempo abituati, come giustizia sociale nei tributi, nel lavoro e nella dignità umana, o riforma della giustizia, ormai ridotta al lumicino con magistrati che proteggono solo le banche e i malfattori, della scuola, della sicurezza, dell’immigrazione etc etc ormai non incantano più nessuno.
Anche l’inserimento di personaggi di spicco, capaci non si è mai capito in che cosa, è un’operazione a rischio per tutti. Se non vi sono grossi legami di clientela è pensabile che questo gruppo di “intellettuali” sia proprio destinato ad assottigliarsi, fino a sparire, come Lei ha molto giustamente osservato.

Il 1 Ottobre 2010 alle 17:55 cini ha scritto:

Prima di poter racimolare abbastanza voti, il nascituro partito Fli di Fini dovrà far passare un bel po di tempo.
L´opinione pubblica sul Presidente della Camera rimarrà a lungo alquanto negativa non soltanto per la vicenda monegasca e per la sua collusione abbastanza evidente con la sinistra moderata ma soprattutto per essere stato l´autore principale della grave scissione verificatasi all´interno del più grande partito italiano sul quale assieme alla Lega, l´elettorato confidava di finalmente vedere attuate le tanto attese grandi riforme per la modernizzazione del Paese.
L´avversità popolare di Fini potrebbe quasi di certo influire negativamente su quelle forze centriste che si azzarderanno di entrarci in coalizione.

Il 2 Ottobre 2010 alle 5:56 bruno1946 ha scritto:

Non e’ vero che vuole dimettersi da presidente della camera per la guida del partito, l’affare Montecarlo l’ha lasciato stordito per due mesi e potrebbe complicarsi, per cui meglio lasciare per qualche altra scusa.
Fini lo sa benissimo che rompere con il centrodestra potrebbe essere fatale, mentre con il centro e ancora meno con la sinistra e’ visto con diffidenza, allora meglio essere ancorato al centrodestra pur causando qualche grana anche perche’ Berlusconi ha bisogno di andare avanti.
Se si arriva alla fine della legislatura, Berlusconi correra’ per la presidenza della repubblica e poi l’artiglieria del PDL si fara’ sentire con tutta la potenza.
Il nuovo partito sorge con molte speranze tenendo d’occhio i sondagggi, ma per la maggior parte degli elettori del PDL fini e’ un traditore, e poi FI e Lega sono un raggruppamento politico che tutti dovranno tenerne conto.

Il 3 Ottobre 2010 alle 18:57 pv21 ha scritto:

La Lega tiene in mano il tubo dell’ossigeno. Maroni dice: ancora 3 settimane e sapremo se andare ad elezioni. Intanto Berlusconi ha un solo pensiero: istituire una Commissione di indagine sui pm politicizzati. Presto vedremo le “nebbie” autunnali di quella crisi (ex-ripresa) che da mesi grava sul paese come SE FOSSE STAGNAZIONE …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html

Il 18 Ottobre 2010 alle 12:08 calcabrina ha scritto:

Cercasi leader

[IMG http://i55.tinypic.com/8yu7b4......jpg[/IMG]

Il 13 Novembre 2010 alle 22:51 fercas ha scritto:

Può puntare a ciò che vuole! Se la maggioranza la pensasse come me, la primavera prossima, finalmente!!!, Comincerebbe a lavorare!!!!! Cordialità.

Il 27 Novembre 2010 alle 17:34 thanatos ha scritto:

Facile,ha un pensiero fisso il neo compagno,un chiodo:cacciare Berlusconi per odio personale a costo di buttarsi con i rossi e tradire che lo ha votato nel PDL

Il 8 Dicembre 2010 alle 15:25 fercas ha scritto:

Fini non conosce la parola tradimento per il semplice motivo che é nel suo dna! Prima Almirante, rinnegando il suo essere fascista, poi An cofondando il Pdl nella speranza di aumentare il suo potere che, evidentemente, non gli é bastato e quindi fonda un nuovo movimento tutto suo al fine di raggiungere l’agognato traguardo: Il presidenzialismo! Cordialità.

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