Nessuno parli dei cinque punti programmatici

Silvio Berlusconi ieri a Montecitorio. Al centro Giulio Tremonti, a destra Umberto Bossi

Silvio Berlusconi ieri a Montecitorio. Al centro Giulio Tremonti, a destra Umberto Bossi

Dei cinque punti programmatici sui quali Silvio Berlusconi ha chiesto, e ottenuto, la fiducia, cioé del cuore della proposta politica che dovrebbe evitare una chiusura anticipata della legislatura,  non è rimasta traccia.

Non una parola, un articolo, un approfondimento televisivo, un commento pensoso di qualche editorialista, né sui quotidiani di centrosinistra né su quelli di centrodestra. Come se quello che interessa davvero oggi fosse sempre e solo la pura tattica parlamentare: quanto durerà il governo, quanti deputati hanno cambiato casacca, quanto sia seria la tregua tra Fini e il premier, che cosa farà la Lega Nord, quanto siano offensive (e politicamente rilevanti) le dichiarazioni razziste dell’onorevole Ciarrapico. Non ultimo, in questa  lettura  solo tattica della situazione politica,  a chi toccherà staccare la spina a una maggioranza che, non ingannino i numeri blindatissimi, assomiglia sempre di più a un malato terminale. Risultato: un dibattito per iniziati, totalmente sganciato dal percepito della stragrande maggioranza degli italiani, dove è proprio la stampa a rilanciare e gonfiare, in un cortocircuito politico-giornalistico senza finestre su quello che avviene nella realtà italiana, un dibattito dove si parla di tutto, fuorché del merito delle proposte. Quelle che ci dovrebbero interessare.

Insomma: lo sganciamento del dibattito politico da quelli che sono i  bisogni degli italiani - siano essi precari, disoccupati, operai, commercianti o industriali - rischia  di consegnarci, semmai si andrà al voto a marzo, come prevede il ministro Roberto Maroni, una delle più astruse, avvelenate e incomprensili campagne elettorali della storia repubblicana. Una campagna elettorale dove, oltre al rancore e all’inimicizia mortale, nulla emerge di quelle che sono le differenze politiche dei diversi soggetti in campo. Lo stesso dicasi, sottinteso, per l’opposizione, dove il confronto durissimo Veltroni vs D’Alema, ormai ultradecennale, appare come un altro capitolo di una storia sempre uguale a se stessa, incomprensibile, dove le parole chiave - pensate un po’ - sono vocazione maggioritaria o Nuovo Ulivo. Sarebbe questa l’idea con cui si preparano a governare un Paese gli oppositori di Berlusconi? Quanto dicono queste parole alle persone che, la crisi, la stanno vivendo sulla loro pelle?

Forse, dicono i più avvertiti, ci vorrebbe un colpo d’ala o, quanto meno, una rivoluzione copernicana che ci riconsegni l’idea che la democrazia non sia solo, come cantava Gaber, una cosa sporca. Quello che  certo e che se non ci sarà questo colpo d’ala, il risultato sarà, al di là di come andrà a finire tra Fini e il Cavaliere, dei bersaniani governicchi elettorali, delle coalizioni in campo, chiarissimo: una classe politica (tutta, a destra come a sinistra) rinchiusa nella sua cittadella assediata, incapace di comunicare una proposta politica  spendibile e decente e condannata a lasciare dunque le praterie del consenso ai qualunquisti, ai grillini, ai forcaioli alla Di Pietro. A questo punto non è difficile immaginare che  gli emuli degli attentatori a Belpietro o quelli dell’aggressione a Bonanni possano moltiplicarsi, con conseguenze imprevedibili, sul piano della tenuta democratica del Paese. Siamo sicuri che ce lo possiamo permettere?

Commenti

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Il 3 Ottobre 2010 alle 19:19 pv21 ha scritto:

Via libera al processo breve, ma senza colpi di spugna. Via libera alla disciplina delle intercettazioni, ma senza strani bavagli. Via libera al federalismo, ma non a carico dei fondi FAS del Sud. Tanto per cominciare Berlusconi chiederà una Commissione d’indagine sui pm politicizzati. Presto sapremo se il futuro del paese è ancora palcoscenico del solito DOSSIER ARROGANZA …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html

Il 27 Novembre 2010 alle 1:10 Circolo Luce Del Sud » Tutti sul tetto: inizia la campagna elettorale ha scritto:

[...] Certo ancora c’è un governo in carica che sta cercando di portare avanti gli ormai noti cinque punti programmatici e il voto di fiducia all’esecutivo è in calendario il 14 dicembre; l’aria che tira però a [...]

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