

di Giovanni Fasanella
Automezzi danneggiati, intimidazioni e minacce, aggressioni fisiche, bombe molotov, proteste di piazza. E i rifiuti che intanto si accumulavano nelle strade della città. Per una settimana, fra la notte del 21 settembre e quella del 28, si è temuto che Napoli e il suo hinterland fossero ripiombati nell’emergenza del 2008. Non è così. Più precisamente: non è ancora così. Perché tutto lascia intuire che il peggio debba ancora arrivare. Lo dice il prefetto, lo conferma il questore, lo ripetono politici e amministratori, lo prevedono gli uomini della Protezione civile: di qui a qualche mese, il bubbone riesploderà. E questa volta in forme ancora più esasperate.
Eppure, tutto sembrava ormai sotto controllo, dopo il lavoro svolto dal commissario governativo Guido Bertolaso, inviato sul campo per risolvere una situazione impazzita. Che cosa è successo, allora? Perché Napoli torna tristemente sotto i riflettori, con i fuochi di guerriglia che minacciano d’incendiare le strade del centro urbano e i comuni dell’area metropolitana?
«Ci sono persone che hanno interesse a fare degenerare la protesta, a vanificare gli sforzi dell’esecutivo, perché può essere utile» risponde senza reticenze il questore Santi Giuffrè, interpretando una sensazione molto diffusa. E davvero non è difficile individuare gli ambienti che soffiano sul fuoco: c’è una zona grigia in cui inefficienza amministrativa, interessi politici, disegni eversivi e malaffare tendono a incrociarsi, contribuendo a creare una situazione di emergenza in cui possano inserirsi con facilità poteri criminali. Del resto, basta seguire il filo dei fatti per capire quanto pesino questi intrecci.
Quando comincia con precisione questa storia è difficile dirlo. Ma si può almeno individuare con un certo margine di certezza il primo casus belli. L’11 gennaio scorso, pochi giorni dopo il passaggio delle consegne fra Bertolaso e le amministrazioni locali, il prefetto di Napoli Andrea De Martino firma una seconda e definitiva «interdittiva antimafia» contro la cooperativa San Marco, costituita da ex detenuti e a cui sono stati affidati lavori in subappalto dalla Enerambiente, la società veneziana che dal 2006 organizza la raccolta rifiuti nel centro storico per conto del comune. Estromessa dal provvedimento prefettizio, alla San Marco subentra quasi subito un’altra cooperativa sociale di ex detenuti, la Davideco. Spiega l’amministratore unico, Salvatore Fiorito: «Siamo 100-120 lavoratori, tutti specializzati da tempo nella raccolta rifiuti. In precedenza facevamo parte della cooperativa San Marco».
La Enerambiente ricorre a questi lavoratori per integrare gli organici, 450 dipendenti, falcidiati da ferie e malattie. Ma in comune non ci vedono chiaro. Anche perché le sostituzioni tendono a superare abbondantemente il limite dell’8 per cento, previsto dal contratto. Fatto sta che l’assessore all’Igiene urbana, Paolo Giacomelli, d’accordo con il sindaco Rosa Russo Iervolino, decide di riorganizzare il servizio suddividendo in vari lotti l’area (400 mila abitanti) di competenza della Enerambiente. «Non volevamo dipendere da una sola società» chiarisce Giacomelli.
Vengono indette nuove gare d’appalto. E in agosto alcune fette della torta vengono assegnate a due società liguri: la Lavaget di Savona e la Docks di Genova. È proprio da questo momento che la situazione comincia a degenerare. Le due aziende liguri non sono in grado d’iniziare subito i lavori e chiedono una proroga di 45 giorni. Il comune, allora, propone alla Enerambiente di garantire il servizio nell’intera area sino ai primi di novembre, ma l’azienda rifiuta. Il 13 settembre avviene un fatto inspiegabile (tutti i tentativi di Panorama di ottenere lumi dai vertici dell’azienda non hanno ottenuto risposta): improvvisamente la Enerambiente allontana l’amministratore delegato Giovanni Faggiano e il direttore del cantiere di Napoli, Corrado Cigliano. In seguito, dopo un vertice in prefettura, viene estromessa dai subappalti anche la cooperativa Davideco. E anche in questo caso le ragioni non sono ufficialmente note.
Ma tanto basta per scatenare la reazione. È un crescendo. Prima oltre metà dei dipendenti dell’Enerambiente non si presenta al lavoro, senza alcuna giustificazione. Poi agli automezzi della società veneziana viene impedito di uscire dal deposito di via De Roberto: ben 50 camion vengono danneggiati con un clamoroso raid. Inoltre, a bloccare la raccolta dei rifiuti, arriva anche l’improvvisa malattia di 68 dipendenti dell’azienda. Il comune presenta una denuncia per interruzione di pubblico servizio. Però le violenze continuano.
Anche perché, nel frattempo, si apre un nuovo fronte di tensione. Qualcuno fa girare la notizia che a Roma si è deciso di ampliare la discarica di Terzigno, dove vengo depositati i rifiuti di Napoli, costruendo una seconda vasca. Gli abitanti, già esasperati per i miasmi che si sprigionano nella zona, scendono in piazza. La protesta si allarga ai comuni vesuviani e a quelli dell’area di Chiaiano, dov’è l’altra discarica napoletana. A guidarla sono i sindaci.
Per ora si tratta solo di scintille, ma se non s’interviene il cortocircuito sarà inevitabile. Nicola Dell’Acqua, direttore dell’ufficio valutazione e previsione dei rischi ambientali della Protezione civile, nei mesi dell’emergenza è stato il braccio destro di Bertolaso a Napoli. Conosce bene la situazione e il quadro che delinea non è dei più confortanti. Si balla, è il caso di dirlo, sul cratere di un vulcano pronto a esplodere. Perché c’è innanzitutto un’emergenza economica: l’alto tasso di morosità (30 per cento di evasione della tassa raccolta rifiuti) fa entrare nelle casse dei comuni meno risorse; quelle che arrivano vengono in parte dirottate verso altre direzioni dagli enti
locali indebitati fino al collo; e le aziende che si occupano della raccolta e dello smaltimento spesso non sono in grado di pagare gli stipendi ai propri dipendenti.
C’è un altro dato a preoccupare: l’inerzia degli enti locali. «Noi abbiamo lasciato una situazione ottimale dal punto di vista delle infrastrutture» afferma Dell’Acqua. «Conclusa l’emergenza, comuni, province e regione avrebbero dovuto fare la loro parte ampliando gli impianti, ma nulla è successo». È strano, per esempio, che un impianto per il trattamento dei rifiuti lasciato funzionante, come quello di Tufino, sia stato abbandonato a se stesso: capace di trattare 60 mila tonnellate di rifiuti l’anno, nei primi nove mesi del 2010 ne ha trattati solo 9 mila. La ragione dell’inerzia? «Quando gli enti locali non fanno la loro parte, si inseriscono altri… Società private che offrono servizi a basso costo e senza garanzie di sicurezza» risponde Dell’Acqua.
Chi possa esserci dietro queste società è facilmente immaginabile, visto che, come dice il prefetto De Martino, solo quest’anno ben cinque ditte campane sono state colpite da interdittiva antimafia. E il monitoraggio continua, tanto è estesa e radicata questa realtà. Sotto osservazione anche «tre aziende che agiscono nella provincia napoletana, ma con sedi legali a Roma, Milano e… Venezia». Di più: il questore rivela che è in corso un’indagine approfondita sulla natura dei rapporti tra la Enerambiente e la cooperativa Davideco. Le inchieste coinvolgono anche due storici centri sociali napoletani, Insurgencia e Officina 99. Secondo il prefetto, alcuni loro militanti, come accadde già nel 2008, sarebbero tra i fomentatori delle ultime rivolte violente.
Intanto, in attesa degli sviluppi, il questore non si sottrae alla valutazione di dati che sono già sotto gli occhi degli inquirenti. Dice a Panorama: «Le modalità camorristiche del raid alla Enerambiente e l’evidente collegamento con i centri sociali già protagonisti della protesta di Chiaiano (del 2008, ndr) ci fanno pensare che accanto a queste manifestazioni spontanee con i sindaci in testa ci siano persone che hanno interessi a fare degenerare la protesta ». Interessi politici, innanzitutto, dal momento che l’opposizione alla costruzione o all’ampliamento di nuove discariche paga in termini elettorali. Ma anche di natura diversa: «Soci della Davideco» spiega «fanno parte o hanno fatto parte di un certo mondo. I raid non sono il frutto di proteste isolate, c’è un’organizzazione».
Il problema è che cosa potrà accadere di qui a pochi mesi, quando la vasca della discarica di Terzigno sarà completamente piena e non potrà contenere altri rifiuti prodotti a Napoli. «Se non si interviene completandola o costruendone una da qualche altra parte» prevede Dell’Acqua «nelle strade della città si accumuleranno ogni giorno 1.500 tonnellate di rifiuti. E non si saprà dove metterle».
- Lunedì 4 Ottobre 2010
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Commenti
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Il 4 Ottobre 2010 alle 13:37 Napolibit » Napoli: giochi sporchi sulla monnezza – Italia – Panorama.it ha scritto:
[...] di Giovanni Fasanella Automezzi danneggiati, intimidazioni e minacce, aggressioni fisiche, bombe molotov, proteste di piazza. E i rifiuti che intanto si accumulavano nelle strade della città. Leggi la notizia alla fonte » [...]
Il 4 Ottobre 2010 alle 14:24 carlo.tosi ha scritto:
Ma come? Ancora il problema rifiuti a Napoli? Impossibile! Il nostro mister-b era intervenuto di persona con la sua bacchetta magica ed aveva risolto tutto alla perfezione. Incredibile pensare che uno dei suoi “miracoli” non abbia funzionato. Che sia il caso di pregare ed implorare per un altro suo divino intervento?
Il 4 Ottobre 2010 alle 14:37 Napoli: giochi sporchi sulla monnezza – Panorama (Blog) : Valutazione dei rischi da Stress Lavoro-correlato ha scritto:
[...] Leggi di più: Napoli: giochi sporchi sulla monnezza – Panorama (Blog) [...]
Il 4 Ottobre 2010 alle 18:17 pv21 ha scritto:
Prefetto e Questore paventano l’infiltrazione di soggetti interessati a far degenerare la protesta? Maroni “aspetta” e il Cavaliere addossa tutta la colpa alla Jervolino. Nel teatrino di PANTOMIMA e RIMPIATTINO cambiano le situazioni, ma non cambia mai il copione …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html
Il 4 Ottobre 2010 alle 18:51 Napoli: giochi sporchi sulla monnezza – Italia – Panorama.it : Valutazione dei rischi da Stress Lavoro-correlato ha scritto:
[...] Leggi di più: Napoli: giochi sporchi sulla monnezza – Italia – Panorama.it [...]
Il 10 Ottobre 2010 alle 6:43 bruno1946 ha scritto:
Ma a Napoli c’e’ una procura della repubblica, o trovano piu’ urgente mandare 20 carabinieri a Milano a perquisire un giornale?
Dal momento che Napolitano non parla, chiedo se qualche volta gli capita di ritornare ai patri lidi.
Il 28 Ottobre 2010 alle 18:47 Napolibit » Rifiuti/ Caldoro: piano 2008 è quello che noi dobbiamo… -2- – Virgilio ha scritto:
[...] Panorama (Blog) [...]
Il 29 Ottobre 2010 alle 18:01 Napolibit » Consiglio: seduta straordinaria sulla crisi rifiuti – Julie News ha scritto:
[...] Panorama (Blog) [...]
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