

Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)
Ci vuole sempre una tragedia per spingere il Parlamento italiano ad essere normale. Una regola che valeva per il passato e che vale per il presente, dopo la morte di quattro alpini in un agguato in Afghanistan. E lo dimostra, infatti, la discussione scaturita ieri dalla proposta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sulla possibilità di armare i bombardieri italiani in missione, quando pareva esserci uno spiraglio per un dialogo tra maggioranza e opposizione sulle missioni militari all’estero; ma l’abbaglio è durato poco meno di una giornata. E vi raccontiamo come.
I nostri aerei militari hanno solo compiti di ricognizione e non sono autorizzati a imbarcare bombe o missili per evitare il rischio di colpire i civili e, quindi, non sono in grado di proteggere i nostri soldati in caso di un’imboscata talebana, i quali sono costretti a chiedere spesso l’intervento di aerei alleati. Una ragione che ha spinto alcuni analisti, tra cui l’esperto militare di Panorama.it Gianandrea Gaiani, a sostenere l’ipotesi rilanciata con forza ieri dal ministro della Difesa.
Ora senza entrare nel merito della questione, squisitamente tecnico - strategica, un aspetto positivo dell’intera faccenda ieri era politico. Soprattutto se si considerava il livello del dibattito, lontano anni luce dal clima delle scorse settimane, dove a farla da padrone sui giornali erano stati gli sproloqui di Tonino Di Pietro in aula contro il premier, i “no” a priori a qualsiasi iniziativa del governo da parte di un Pd ormai chiuso in se stesso, i continui distinguo dei finiani nella maggioranza e il battibecco tra i leghisti e Alemanno su una battuta di Bossi, finito con un pranzo di conciliazione con pajata e polenta.
Stamane, infatti, leggendo le varie dichiarazioni dei politici alla proposta di La Russa sui quotidiani sembrava di essere in un altro paese. Perché c’era un ministro della Difesa (La Russa) che sulla questione importante di armare oppure no i nostri jet militari (”Tutti gli altri paesi lo hanno fatto”) ha detto che non se la sentiva di “decidere da solo” e chiedeva appunto aiuto alle camere per “confortare o cambiare questa mia scelta”.
A fargli da contrappunto c’era un responsabile esteri del maggior partito dell’opposizione (Fassino, Pd) che era d’accordo nel valutare ”se l’attuale livello di sicurezza dei nostri soldati in Afghanistan fosse adeguato o meno” e apriva all’ipotesi che i nostri aerei volassero armati. E ancora: il segretario del maggior partito dell’opposizione (Bersani), più cauto, si è detto aperto a una discussione sull’intera questione per cercare di “decidere cosa succederà l’anno prossimo”, mentre un ex ministro della Difesa di centrosinistra (Parisi) apprezzava il coinvolgimento dell’opposizione, ricordando però che la “nostra Costituzione, a differenza di quella di molti nostri alleati, non consente la guerra se non entro limiti estremi e precisissimi”.
E a parte coloro che hanno parlato di un “Vietnam italiano” auspicando un ritiro immediato delle nostre truppe (lo ha fatto il governatore leghista del veneto Luca Zaia) e quelli per il “no” alle bombe sugli aerei italiani senza se e senza ma (come l’IdV), alla fine la discussione è sembrata sul serio che fosse orientata verso il fine nobile della politica: il meglio per il nostro paese (e per le nostre truppe).
AGGIORNAMENTO:
Ma oggi nel corso della giornata la sorpresa. Quello che era sembrato l’avvio di un dialogo tra maggioranza e opposizione su come risolvere le esigenze belliche dei nostri soldati, è subito precipitato in un muro contro muro. Come al solito. Fassino oggi, infatti, ha fatto marcia indietro, smentendo le dichiarazioni di ieri (o almeno la lettura che ne era stata data nella maggior parte dei quotidiani): “Ho letto con stupore e sconcerto che noi avremmo dato una disponibilità”, ha detto l’ex degretario dei Ds (ora responsabile esteri del Pd) all’ipotesi di armare con bombe i nostri aerei. “Ma non è così. Abbiamo semplicemente detto che, dopo un evento luttuoso, è bene che in Parlamento si discuta della missione e del suo andamento, oltre che di come rendere sicuri i nostri soldati. Noi non siamo favorevoli a questa ipotesi, siamo invece per confermare le regole d’ingaggio e le modalità d’impiego fin qui adottate”.
Quindi delle due l’una: o i giornalisti italiani ieri non hanno capito nulla di quanto ha dichiarato Fassino o qualcuno nel Pd stamane leggendo i giornali non ha digerito le dichiarazioni dell’ex segretario dei Ds. E l’ha immediatamente richiamato all’ordine. Devidete voi.
- Lunedì 11 Ottobre 2010
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Commenti
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Il 11 Ottobre 2010 alle 12:51 lenovo ha scritto:
decidano il governo col Ministro della difesa in sintonia con le forze armmate.
La politica fuori dalle balle.
Leno Lazzari
Il 11 Ottobre 2010 alle 19:46 gratis ha scritto:
Le decisioni le prende solitamente l’Esecutivo, cioè il Governo, o per meglio dire, lo Stato Maggiore a cui tali operazioni sono affidate su incarico del Governo, soprattutto quando ci sono in gioco operazioni militari all’estero, questa è la corretta prassi che si deve seguire.
Il Parlamento può chiedere spiegazioni e giudicare l’operato del Governo su situazioni d’interesse nazionale e non su situazioni di guerra particolari, non si può guidare un esercito in guerra come se fosse compito del Parlamento, non lo dovrebbe fare nemmeno il Governo una volta presa la decisione politica iniziale e affidate le operazioni militari ai militari.
E’ evidente che La Russa, in una situazione in cui la maggioranza si regge con i cerotti, preferisce prudentemente ed erroneamente scaricare la patata bollente in Parlamento per non creare spaccature nella maggioranza ma, così facendo, viene meno al suo dovere di governare, cioè di prendere decisioni immediate come è immediata la guerra e non sta ad aspettare i comodi nostri mentre i soldati muoiono.
Sarà bene che una volta per tutte i nostri uomini politici si mettano in testa che l’Esecutivo governa e i Parlamentari si limitano a legiferare, sarebbe ora che tale situazione venisse regolata costituzionalmente una volta per tutte, invece d’avere un Governo fantoccio e un Parlamento “decido tutto io”.
Fin tanto che c’era una maggioranza assoluta e coesa si poteva fingere d’avere un Governo ma appena c’è maretta il Governo diventa inesistente, come La Russa sta dimostrando praticamente.
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