
Sono 20 milioni i metri cubi di fanghi rossi, inquinanti e pericolosi, a pochi metri dalla costa sud-ovest della Sardegna: una dimensione 25 volte più grande di quella che ha suscitato allarme nei giorni scorsi in Ungheria. Lo rivela il settimanale Panorama in edicola da domani, venerdì 15 ottobre, che correda l’articolo con foto aeree della zona di Portovesme (Carbonia-Iglesias) che danno un’idea della possibile emergenza. E mentre le attenzioni sono concentrate sullo sversamento di 800 metri cubi di scarti della lavorazione
dell’alluminio in Ungheria, nel centro del Mediterraneo esiste un bacino di 20 milioni di metri cubi di residui della lavorazione della bauxite, scavato nel 1975 da Euralluminia, in una zona a pochissima distanza dal mare.
Nel 2009 i carabineri del Nucleo operativo ecologico hanno sequestrato i bacini di stoccaggio (nel frattempo Eurallumina aveva cessato la produzione) perché le acque della falda inziavano a riversarsi in strada per un danno alle tubature. Ora nuove indagini sul bacino sono affidate al ministero dell’Ambiente, che il magistrato ha nominato custode giudiziale del sito.
- Giovedì 14 Ottobre 2010

Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 14 Ottobre 2010 alle 20:43 ritamente ha scritto:
Di queste ” bombe ecologiche” è piena l’italia e proprio ora che si sta lottando per il posto di lavoro a rischio , pubblicate questo servizio scoop che non dice nulla, chudiamo tutto allora , tutte le raffinerie e industrie che purtroppo, in tutta Italia, producono anche grandi quantità di materiali di scarto e ne abbiamo a migliaia, non rimane altro che ritornare indietro di millenni e vivere di caccia e pesca dimenticandoci tutte le comodità che il progresso ha portato, il prezzo di tutto questo è purtroppo l’inquinamneto del pianeta, è stato inevitabile. Sono 40 anni che il bacino dei fanghi rossi esiste nel Sulcis ( ma esistono anche altri scarti di lavorazione nocivi nel territorio) e i muri di contenimento sono sempre monitorati e controllati, allora perchè dopo ogni incidente stradale con morti e feriti non gridate ” al rogo le macchine” o quantomeno non pretendete che vengano costruite macchine con motori che non superino i 50 km orari? Grazie
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.