Gran cinema Avetrana: tutti in fila nella villetta degli orrori


Sarah Scazzi: Gran cinema Avetrana

Ora che Ivano, il ragazzo più grande per cui Sarah si era presa una cotta, il primo sospettato, è stato richiesto per un provino del Grande fratello, lui stesso dice: «Mi sono accorto di quanto è forte il potere mediatico. Ma poi ci ha travolti come un treno in corsa. Con una mano la televisione e i giornali ci davano, con due ci prendevano».

Davanti al palazzetto dello sport, su un muro grigio, è scritto: «Qui non è Hollywood…».

Avetrana non sarà Hollywood, ma in questi giorni di tragedia e di follia si è plasmata, trasformata in un set cinematografico. Con una nuova presenza che è diventata il cuore della comunità: i giornalisti. Il paese respira, vive sull’agitazione dei media: «I giornalisti si stanno muovendo (e magari si spostano per mangiare), qui sta per succedere qualcosa». Avetrana non è un posto triste e degradato, ma un paesino di 7 mila abitanti dalle strade pulite, case tenute bene, vigneti lavorati con cura. Ma per la «grande bouffe» del pubblico ha interpretato la parte del paese dell’orco. Dove, dietro la porta perfettamente dipinta di marrone di un garage, lo zio ha strangolato la nipotina quindicenne.

«L’ho toccata sul pube e forse, anche se non ricordo molto bene, lei ha toccato me»: le parole di Michele Misseri che si leggono nel verbale di convalida del fermo. L’orrore e la normalità. Avetrana ha capito da subito che le luci della ribalta volevano un paese maledetto, omertoso. «Ma quale omertà, qui è il contrario, nessuno si fa i fatti suoi» dicono ora che il virtuale è più forte della realtà. Adesso che i programmi televisivi si sono inseguiti in una corvée instancabile e ormai quasi mancano le comparse, a Sabrina tocca apparire a reti unificate: piange a Matrix e nello stesso tempo è a Porta a porta con la riedizione di un suo intervento a La vita in diretta.

La prima a capire che solo la tv poteva salvarla è stata la madre di Sarah, Concetta. Da subito ha intuito che spalancando la porta ai media avrebbe conosciuto la sorte di sua figlia. E così è stato.

Sospira il procuratore capo di Taranto Francesco Sebastio: «Ditemi un momento nel quale non era in televisione a dirci come condurre le indagini, come dovevamo fare… Non si poteva neppure dire all’assassino: aspetta a confessare che finisca la trasmissione. Ne sarebbe iniziata un’altra».

E per 42 giorni, come nota un investigatore, «lei davanti alle telecamere si è fatta sempre trovare pronta e in ordine». Senza un filo di ricrescita, notano i maligni, «i capelli rossi, come se ogni giorno si rifacesse l’henné». Ma Concetta, madre dura e dallo sguardo immobile, per 42 notti da sola nella casa di via Verdi ha urlato il suo dolore. E raccontano che le grida spezzavano il silenzio del sonno. Concetta, come chi sa usare i media, dopo il ritrovamento del cadavere si è ritirata. E il testimone è passato al figlio Claudio, cappello con la visiera e piercing sul viso. Lui è meno abile. «Dimmi veloce, che mi chiamano in tanti, se mi piace l’articolo ti dico se mi va di farlo» dice al giornalista di turno. Ma vuole sapere «quante pagine mi dai? E quante foto?».

La dirimpettaia della famiglia Scazzi prima di cena si affaccia sulla porta di casa, quasi aspettando come un dovere la sua intervista quotidiana: «Tanti, tantissimi sono venuti da me e alla fine qualcosa gli si doveva pur dire». E racconta di avetranesi che rincorrevano le telecamere pur di essere intervistati.

Missione facilissima, soprattutto fra via Verdi e via Deledda, dove i camion delle tv sono parcheggiati a presidiare le case delle due famiglie, che ormai si vedono solo via cavo. In paese, al Pub 102, dove passavano le notti Sabrina e Sarah, Ivano e Mariangela, si riunisce il coro greco. Qui, dove Michele, il proprietario, chiama i suoi panini con nomi di romanzi di Yukio Mishima (Haru no yuki, neve di primavera, speck e fontina), Sarah ascoltava i discorsi dei più grandi abbracciata a Sabrina. E spesso si addormentava appoggiata sulle sue ginocchia mentre la cugina la accarezzava.

Sfilano in tv le immagini della piazza a soli pochi metri dalle panche del bar. E come quando gioca la Nazionale e tutti sono ct, tutti diventano criminologi. Sarah non aveva le mestruazioni da due mesi (un inquirente invece conferma che le aveva avute una settimana prima). Forse era stata già violentata (ma anche questo non si saprà mai, dal momento che l’autopsia su un corpo immerso in acqua per tanto tempo è molto difficile). E poi Sabrina che non poteva non sapere, Sabrina che la notte della scomparsa della cugina era al pub con il telefonino in mano, «a recitare un film dove era già lei la protagonista».

Si scandaglia la vita di Sarah, che sembrava ancora più piccola dei suoi 15 anni, più bambina. «Fragile, insicura, silenziosa e sognatrice»: così la descrive Ivano, che ora si divide tra i programmi televisivi a spiegare che lui, quel maledetto giorno, dormiva e il telefono lo aveva lasciato in macchina. «Non ho più tempo di fare niente: Quarto grado, Domenica cinque, La vita in diretta, Matrix. Sempre a recitare che Misseri era un insospettabile. Un uomo gentile che chiedeva tutto per favore». Ivano vive come in un quadro di Edward Hopper: una casa isolata fuori dal paese affacciata su ulivi e masserie, accanto all’autolavaggio Kennedy di sua proprietà, il suo futuro. «Doveva partire per l’Afghanistan, ma io ho pregato tanto e lui non è stato chiamato» racconta la madre, vedova che ha tirato su bene i suoi tre maschi.

Gli dei, quando vogliono punirti, esaudiscono i tuoi desideri e così Ivano non è partito, ma è stato sospettato di essere un pedofilo e l’assassino. «Per difendermi ho cominciato a parlare in televisione» racconta seduto al tavolo della cucina linda, vetrinetta d’ordinanza e piatti smaltati appesi al muro. «All’inizio è stato utile, poi un boomerang». Dice che Sabrina dovrebbe capirlo e smettere di apparire su quel divano di casa, dove alla sera lui le porta qualche dvd da guardare insieme: film horror di cui lei è appassionata. «Continua a dirmi che l’unico modo di difendersi dalle accuse è la televisione. Dopo l’arresto del padre le sono arrivate telefonate di minacce, ma alla sua prima apparizione il vento è cambiato. Ora i messaggi sono solo di solidarietà». E allora Sabrina continua a spiegare che quel giorno non era agitata, e non ha mai sospettato del padre. E se non appare manda comunque un sms alla povera giornalista-sola per ore davanti al cancello di ferro del villino, che continua la diretta in un’atmosfera da commedia di Eugène Ionesco.

Esserci o non esserci: questo è anche il dilemma dell’avvocato Daniele Galoppa, un uomo che grazie all’orco-zio ha visto mutare il suo destino. È solo il secondo giorno dell’incarico di difensore d’ufficio, ma la processione di giornalisti è già un serpentone infinito. Lui crolla: «Sono distrutto, devo mangiare». Ma i 15 minuti di fama durano poco e l’ex granatiere di 39 anni, con studio a Grottaglie, lo sa. E allora via l’occhiale nero che fa pacchiano e la camicia a righe vistose, in soli due giorni si trasforma.

Occhiali con montatura al titanio, giacca blu, cravatta in tinta unita e fazzolettino bianco nel taschino del blazer. «Dicono che sono bravo in televisione» commenta lui, che a Mediaset ha già chiesto una consulenza. La domenica dopo l’arresto colleziona ben due programmi, e in un’ascesa travolgente, lunedì sera, si trova già nell’empireo dei grandi, Porta a porta. A ripetere che «le dichiarazioni del suo assistito sono illogiche e contraddittorie». Che in galera Misseri si è fatto trasferire in infermeria dove, riempito di sedativi, gli ha raccontato di non essere mai stato vittima di abusi da piccolo, come si è scritto. Gli ha anche detto che se il perito di parte va pagato bisogna chiedere a Cosima, perché è lei a tenere tutti i suoi soldi. Poi una sola richiesta: un paio di ciabatte per stare comodo. Ma l’avvocato, che chiederà il rito abbreviato, è comunque preoccupato. «Usciranno altri particolari, ne sono convinto».

Quello che al pub il coro urla da subito: che Sabrina e la moglie Cosima avessero capito. Ma non sarebbe reato, il favoreggiamento per i congiunti non esiste. Il nulla. E allora a preoccuparlo forse c’è altro. Un desiderio infausto: «Che duri più a lungo possibile» si lascia sfuggire. Che la vita in diretta continui.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 20 Ottobre 2010 alle 20:23 carlo.tosi ha scritto:

C’è anche grande colpa in tutto questo, dei giornalisti e dei loro mandanti, giornali e sopratutto TV. Con questo modo di fare “servizi”, sempre scavando nel letame, sempre più in modo disumano, sempre con meno sensibilità, per offrire al pubblico dettagli sempre più macabri e sconvolgenti. Questo non è più rispondere al dovere di cronaca e di informazione, ma è sempre più spettacolo truculento, di cattivo gusto, per media tipo scandalistico e di gossip, per giornalacci e TV da quattro soldi.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101