Bologna: il Cev decide entro sabato

Flavio Delbono (c) con Maurizio Cevenini, candidato sindaco alle primarie Pd di Bologna

Flavio Delbono con Maurizio Cevenini, candidato sindaco alle primarie Pd di Bologna

Dopo l’attacco di ischemia di lunedì e il ricovero in terapia intensiva al Villalba di Bologna,  Maurizio Cevenini, il superfavorito candidato del centrosinistra a Bologna, fa sapere oggi che sarà lui, solo lui, entro sabato, a decidere se proseguire la sua corsa verso Palazzo d’Accursio oppure, come gli suggeriscono il  medico che lo ha in cura e sua moglie, rinunciare. A malincuore. Perché la politica, dicono quelli che lo conoscono, è la sua ragione di vita, insieme al Bologna e alle donne, una passionaccia - a differenza di Delbono - di cui non ha mai fatto mistero, neanche in campagna elettorale. Beniamino della curva gialloblu, il Cev - campione di matrimoni celebrati e trasformati in eventi dove è lui stesso uno dei protagonisti  - sta ricevendo in queste ore migliaia di messaggi di solidarietà sul suo profilo Facebook. Segno che a Bologna è amatissimo. Vi proponiamo l’intervista a questo personaggio, amato e anomalo, della politica bolognese, del 7 settembre 2010.

“1000 persone di lunedì sera alla Festa dell’Unità mica si vedono ogni giorno. Ci sono venuti da tutta la regione e per tanti era la prima volta!”

All’indomani del suo primo comizio da protagonista sul palco della Festa dell’Unità di Bologna, Maurizio Cevenini, consigliere regionale del Pd e candidato alle primarie per la carica di sindaco della città, non nasconde la soddisfazione provata ieri quando, dopo aver fatto per vent’anni lo speaker della manifestazione, ne è diventato la principale attrazione.

In mille per lui, il Cev, alias Maurizio Cevenini, classe 1954, sposato, una figlia, bolognese doc. Autodefinitosi “il candidato della gente”, meglio noto come Mister preferenze,  Cevenini punta sull’orgoglio del suo popolo, l’orgoglio della rossa Bologna, “rossa e fetale” cantava Guccini, che, dopo le vicende degli ultimi due sindaci, Cofferati e Del Bono, sembrava smarrito.

Per capire davvero chi è questo Cevenini bisogna risalire alle sue origini. Figlio di un barbiere, dopo il militare al confine con la Jugoslavia, il Cev trova posto come centralinista in un ospedale privato, il Villalba Hospital. Nel giro di 7 anni ne diventa l’amministratore delegato.

“Ero un ragazzo sveglio. Mi davo da fare. Giocavo a pallone in parrocchia e mi hanno fatto capitano, in caserma capo stecca, in ospedale amministratore delegato. Poi, fino al 2006, sono stato presidente regionale dell’associazione italiana degli ospedali privati”.

Della politica parla come di una “passionaccia” che lo ha accompagnato per tutta la vita. Lontano dai poteri forti e vicinissimo alla gente. “Prima del dibattito di ieri mi sono girato tutti gli stand per incontrare le persone, mica mi sono chiuso in un box a fare training autogeno!”.

Magari è per questo che qualcuno l’accusa di essere un politico da piano bar, una velina della politica?
Sa che le dico? Che io rivendico fino in fondo questo mio modo di essere. A quelli che pensano che io non sia idoneo a fare il sindaco di Bologna rispondo che basta guardare l’atipicità degli ultimi che lo hanno fatto per rendersi conto che inquadrare un prototipo di sindaco modello è impossibile. E poi che male c’è se anche il mondo dello spettacolo mi vuole bene?

Chi le vuole bene?
Uno è Morandi!

I poteri forti vicini al Pd invece non sembra che stravedano per lei. Perché?
Perché non mi hanno mai testato.

Troppo diplomatico. Dica la verità…
Allora dico che il fatto di non aver mai voluto avere rapporti diretti con loro certamente non me li ha resi amici.

E il suo conterraneo Bersani, si è mai fatto sentire?
Ha fatto bene a non farlo.

Perché?
Perché non voglio sponsor. Rinnegherei me stesso e mi giocherei l’immagine che mi sono voluto costruire in questi anni.

Si è chiesto che bisogno avesse il Pd di fare le primarie avendo già lei, dicono i sondaggi preliminari, con la vittoria in tasca?
Ne aveva bisogno perché evidentemente io non sono una scelta ampiamente condivisa. Il perché però non lo sia non lo so dire.

Secondo me invece lo sa. Lo dica…
Beh, diciamo che vale lo stesso discorso fatto per i poteri economici: non ho coltivato quei rapporti d’interesse che avrei dovuto coltivare per diventare quella scelta ampiamente condivisa. Ma non m’importa perché sono già una scelta ampiamente popolare.

Se vuole incroci pure le dita: lei vincerà le primarie e diventerà sindaco di Bologna. C’è da mettere su la Giunta. Chi imbarca?
Come un bravo direttore d’orchestra sceglierei i migliori musicisti sulla piazza. Gente competente nel suo settore, capace di relazionarsi con le persone, uomini e donne disponibili e animati da un grande passione. Io punto alla squadra.

Da grande appassionato di calcio c’è da scommetterci. Frequenta sempre la curva del Bologna?
In curva ci andavo da piccolo con mio padre. Adesso vado in tribuna e mi pago il biglietto. Quando mi hanno regalato la tessera l’ho passata ad altri. I ragazzi della curva mi chiedono sempre di andarmi a sedere con loro. Da tempi non sospetti io sono già il sindaco dello stadio. C’è anche il mio striscione, è lungo 10 metri.

E che c’è scritto?
Bologna nel cuore.

Nel suo cuore ci sono anche tante coppie di sposi che hanno chiesto a lei di celebrare le loro nozze. Sa che la chiamano Mister Matrimoni?
Amo celebrare matrimoni. Non è né un sacrificio né un’operazione strumentale. Lo faccio perché trovo che sia un’occasione anche per tastare il polso della città. Incontro la gente e basta una loro parola per capire come vanno le cose.

Che media ha?
Beh, adesso siamo in alta stagione, diciamo una decina alla settimana. A ottobre del 2009 ero arrivato a quota 4mila in 15 anni. Come si fa a dire no a persone che scelgono me nel giorno più importante della loro vita?

Senta, che ci faceva lei al funerale di padre Pellegrino Santucci, il prete che ogni 28 ottobre celebrava messa a Predappio in memoria della Marcia su Roma e di Benito Mussolini?
Nonostante politicamente non ci abbia mai legato nulla, è una persona che conoscevo da moltissimi anni e non ho esitato un attimo a decidere di andare al suo funerale. Sui saluti romani di cui hanno parlato anche i giornali preferisco non esprimere alcun giudizio politico.

E’ riuscito ad andare in vacanza?
Due giorni a Cattolica. Per il resto, quando mi chiedono dove vado la mia risposta è sempre la stessa: parto per Bologna.

Commenti

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Il 17 Novembre 2010 alle 23:45 Circolo Luce Del Sud » Pd: prima perdevano le elezioni, ora perdono anche le primarie ha scritto:

[...] a Bologna, città rossa per eccellenza, si profilava un esito analogo per il Pd, se Cevenini – il candidato della “gente” a differenza di Giacomo Venturi, ben visto dall’apparato [...]

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