I misteri di Avetrana: la casa degli orrori


Sarah Scazzi

Sarah Scazzi

di Giacomo Amadori e Terry Marocco

Non è Girgenti, ma Avetrana. Eppure, da quasi tre mesi sul palcoscenico della cittadina pugliese si muovono
personaggi in cerca d’autore. Anche qui, come nella tragedia pirandelliana, c’è una ragazzina morta e i protagonisti, tutti familiari, cercano se stessi sotto la luce dei riflettori. Personaggi con facce scolpite, come maschere greche. Ecco il volto senza espressione di Cosima Serrano, gli occhi lampeggianti della figlia Sabrina, le rughe nere e le mani spesse del capofamiglia, Michele Misseri, per il paese padre spadroneggiato. Sullo sfondo la foto di Sarah Scazzi, una Laura Palmer nata sullo Ionio anziché nella cittadina di Twin Peaks. Chi ha ucciso Sarah? Per gli investigatori zi’ Michele con l’aiuto di Sabrina e forse di mamma Cosima. Il movente, però, resta incerto. Forse una punizione. Forse un impeto di rabbia. Sullo sfondo sentimenti primordiali, attrazioni bestiali, covati all’ombra di un familismo amorale e ancestrale. Gli inquirenti, dopo avere ritrovato Sarah in un pozzo, non escludono nulla. Cercano anche l’impensabile. Quello che sperano di non trovare. Ma cercano.

L’ULTIMO VERBALE
L’avvocato Daniele Galoppa, il difensore di Misseri, mentre la sua Alfa 159 sfreccia nella notte verso Bari, è in vena di confidenze: «Il prossimo verbale del mio assistito penso che sarà l’ultimo. Quello definitivo». È lui l’assassino? «Non credo». E si capisce che è convinto di quel che dice. In questo delitto l’unica certezza è che Misseri ha occultato il cadavere: sapeva dove si trovasse, conosceva il luogo in cui sono stati bruciati i vestiti, ha consegnato ai carabinieri il cellulare di Sarah. «Non sono neppure sicuro che la ragazza sia stata uccisa in garage. Per questo i carabinieri del Ris hanno fatto rilievi pure all’interno della casa» continua Galoppa. Per il legale questa storia potrebbe trovare la soluzione quando il perito incaricato dal giudice, Luigi Strada, medico legale, scioglierà l’ultimo quesito. Una domanda che ha ricevuto oralmente, per non sporcare anche solo con il sospetto la memoria di Sarah».

Ma qual è il segreto che potrebbe risolvere il caso? Il legale preferisce non dirlo. Eppure, dietro a quell’interrogativo si nasconde il sospetto di un orrore senza fondo. «In 33 anni di servizio non avevo mai sentito parlare di un quesito orale» taglia corto Luciano Garofano, il generale che ha reso celebre il Ris dei carabinieri e oggi è consulente della famiglia Scazzi. L’avvocato Galoppa non demorde, fissa la strada e cerca le parole giuste per dire (senza dire) che cosa significhi quel quesito: «Michele e Sarah erano alla ricerca di quell’affetto che non trovavano nelle rispettive famiglie». Ma forse l’innocente bisogno di Sarah è stato frainteso dallo zio. Ed è su un’impensabile maternità che i periti indagheranno.

È stato questo rapporto speciale ad avere acceso la gelosia e la voglia di vendetta di Sabrina, la cugina più grande? Oppure ad aizzare la furia assassina sono state le minacce di Sarah di rivelare le molestie subite? Per provare a trovare una risposta conviene entrare nella villetta degli orrori dove il 26 agosto è stata strangolata un’adolescente, studiare a fondo gli inquilini, cercare indizi nelle loro storie e nelle loro abitudini.

LA FOTO DELLO ZIO CHE DORME
C’è una foto sul cellulare dell’avvocato Galoppa che racconta meglio di ogni parola l’enigmatico Michele Misseri, 56 anni, tarantino di Manduria. Dorme disteso su una panca durante la pausa di un interrogatorio. È lì, raggomitolato, serafico. Ma ai magistrati ha appena confessato di avere portato la nipote morta in campagna, di averla spogliata e violentata. «Ha avuto un rapporto sessuale o anale?» aveva chiesto il magistrato. «Sessuale» aveva biascicato lui. «Ovviamente lei era già morta» aveva chiosato il pm. «Sì» aveva risposto Misseri. Una sillaba che lo ha trasformato nel peggiore degli orchi. Tuttavia, in lui non c’è niente di luciferino. Rileggendo l’interrogatorio, le sue risposte appaiono quelle di un automa: sì sì, no no. Persino il procuratore aggiunto Pietro Argentino, quasi perplesso, avrebbe domandato al suo difensore: «Quest’uomo le sembra un assassino?». Chissà.

Di certo Michele è un gran lavoratore. Unico uomo di un gineceo. Senza esserne, però, il sultano, bensì il cicisbeo. Si dice che chiedesse alla moglie pure i soldi per il caffè. Nella vita ha sempre e solo pensato ai campi, da quando all’età di 6 anni veniva «affittato» per lavorare nelle masserie. Da adulto iniziava a sgobbare alle 3 del mattino e oggi che è in carcere sogna solo di tornare fra i suoi ulivi. Chi lo conosce non riesce a credere che sia un mostro, un necrofilo, quale aveva confessato di essere prima di ritrattare. Suona stonata una tale morbosità in una famiglia dagli apparenti valori agresti.

In queste ore stanno emergendo dal passato ombre che potrebbero spiegare il contorcimento dell’anima: un padre padrone che potrebbe avere abusato di lui, una madre «generosa» con gli uomini, come dicono i maligni del paese. Episodi che potrebbero avere ferito la psiche di questo contadino taciturno. Un uomo senza vita sociale e che ogni tanto dava qualche soldo alla nipote quindicenne. Per quale motivo?  Non è ancora chiaro. Nell’ultimo verbale segretato, Misseri ha ammesso di avere toccato il seno di Sarah il giorno dell’omicidio. E di averle palpato i glutei una settimana prima. Davvero poco per morire. Ma anche per uccidere.

AVVOCATO, LEI È BRAVO CON GLI INNOCENTI?
In galera Sabrina Misseri, provata, jeans scuri e i capelli in disordine, continua a fare quello che dal primo giorno le riesce meglio: piange. A volte prega (anche il padre recitava l’Ave Maria, ma sul corpo straziato di Sarah) e urla la sua innocenza. Depressa, incredula, continua a stringere la mano del suo avvocato Vito Russo e a chiedergli: «Ha dimestichezza con innocenti costretti a stare in carcere?».

Sabrina è una brava estetista, che lavorava a casa, e a volte si faceva aiutare da Sarah. Non bella, ma «di pretendenti ne aveva» racconta Alessio Pisello, un ragazzo che conosceva da dicembre. Certo intraprendente. Si racconta che con l’amica Mariangela Spagnoletti corteggiassero ragazzi su Facebook, ma per convincerli a trascorrere una serata ad Avetrana usassero anche la foto e il profilo della cugina più bella. A Sabrina piaceva Ivano Russo, l’Alain Delon di Avetrana , il tormentato che tuttavia alla sera, quando gli amici lo chiamano, è già in pantofole a casa con la madre vedova. Ha continuato a difendere Sabrina tra lacrime e dirette. Dal giorno dell’arresto del padre, passava da lei. «Guardavamo insieme qualche film horror. L’ultimo, The Messenger». Una trama di sette e veggenti. Anche questo naturalmente si è detto nel grande fantasy Avetrana: che Sabrina s’interessasse alle sette sataniche. Improbabile.

Ora bisogna capire se Sabrina sia, come dicono in molti vedendola negare le accuse di omicidio, la nuova Annamaria Franzoni: «La notte dell’annuncio in diretta della morte di Sarah era davvero sconvolta, una disperazione genuina» la difende Walter Biscotti, l’avvocato della famiglia Scazzi. «Non ho capito nulla di lei» sospira, invece, Ivano che ha trascorso serate su serate a consolarla tra lacrime e dirette.

LA MADRE CHE CONOSCE IL POZZO
Cosima, la sfinge con il cerchietto, era quella che in casa portava i pantaloni, la mente della famiglia. Ora, arrivati all’ultimo atto, sembra che sia lei, la grande madre, ad avere tenuto in mano le fila della scena. Cosima, 55 anni portati con svogliatezza, che negli ultimi tempi litigava sempre più spesso con quel marito incontrato a una vendemmia e poi seguito fino in Germania. È sempre lei che sembra conoscere già il luogo del pozzo dove è sepolta la nipote. Cosima è attenta a ogni parola che dice, parla il meno possibile. Lo fa per affermare l’innocenza della figlia. «Voglio andare in carcere da mio marito. Solo per dirgli: lo sai che tua figlia sta in una cella a pochi metri da te, là nel reparto di fronte, sai che è un’infamia accusare un’innocente?».

La sfinge ha la gestione totale del denaro. «Chiesi a Michele un piccolo sconto sulla legna» racconta Oronzo Dimitri, lo stesso villino ordinato fra palme e praticello accanto al maledetto garage. «Ma lui mi rispose di andare da Cosima, che solo lei poteva decidere». E naturalmente lei sa benissimo che la nipote che praticamente vive da lei non è una piccola Cenerentola, ma colei alla quale il nonno ha voluto lasciare l’eredità di casa Serrano. Un bel po’ di soldi, toccati tutti a quella bambina così simile a lei da giovane.

I giornalisti assiepati fuori dalla porta si preoccupano «che non può uscire neanche per comprarsi un’aspirina». Ma forse Cosima non ha mai avuto bisogno di un’aspirina. Sa faticare e tacere e nel silenzio organizza la vita della famiglia, come sempre, preoccupandosi della figlia in carcere e della vendemmia. Come fa da tutta la vita e forse come ha fatto anche quel 26 agosto: semplicemente ha organizzato la vita della sua famiglia.

CHI VUOLE SPORCARE UN ANGELO
Quando Sarah prendeva il pulmino per andare a scuola, gli amici la ricordano timida e sola, silenziosa, «e con i capelli stranissimi decolorati e quasi bianchi». Oggi tutti ne parlano con affetto, ma a scuola Sarah molti la schivavano. La descrivono come più minuta, meno bella di quanto appaia nelle foto con i jeans stretti e il trucco. Una Lolita dallo smalto nero? Un’adolescente che stava fuori fino all’alba? Qui, dove le madri danno ancora l’orario di ritorno alle figlie maggiorenni e le aspettano in vestaglia davanti alla porta di casa per controllare chi le accompagna, Sarah era affidata alla cugina, non aveva controllo né orari. Ma nessuno in paese l’ha mai vista comportarsi male, mai vista ubriaca: piuttosto addormentata con la testa sui tavoli del pub. «Una quindicenne come tutte le altre»: ne parla così il fratello Claudio.

Ma era limpida come appariva? Qualcuno sostiene che fosse incinta, che il ciclo mestruale si fosse interrotto da mesi, ma che Sarah non aveva un ragazzo. C’è ora chi insinua che forse, con lo zio, fosse iniziato un torbido rapporto da tempo. Da quando lei era cresciuta, diventando sempre più simile a Cosima da giovane. Si dice veramente di tutto, ad Avetrana.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101