

di Paola Sacchi
Per sette mesi anche lei si era sentita regina del Piemonte, una sorta di Maria Stuarda, deprivata del trono dall’usurpatore leghista Roberto Cota, vincitore delle elezioni regionali. Ora che il Consiglio di Stato ha dato ragione a Cota e ha posto fine alla pazzesca telenovela giudiziaria da lei innescata, Mercedes Bresso continuerà a sostenere che il vero presidente è lei? Per il posto di governatore sfilatogli da Cota, Bresso aveva, perdoni il gioco di parole, davvero preso una cotta. Per quasi 200 giorni ha resistito sulle barricate, ultima giapponese di una guerra contro presunte liste farlocche.
Prima ancora che il Consiglio di Stato si pronunciasse stoppando il riconteggio delle schede disposto dal tar, la «Zarina», che per amuleto di solito porta un peperoncino d’oro al collo, aveva già emesso la sua di sentenza: «Io credo di non avere mai perso le elezioni». E paradossalmente a Cota, accusato di «avere perso la testa» (lui?), aveva raccomandato di aspettare serenamente il verdetto dei giudici. Del resto, già la notte dello spoglio elettorale che decretava la sua sconfitta aveva minacciato: «Non è finita qui». Per concludere con un imperativo categorico non proprio rassicurante per i rapporti fra vinti e vincitori: «Con la Lega non si dialoga». Parole tese a gettare un’ombra di illegittimità su quel partito e su Cota stesso. Così, a prescindere.
Ma mentre Bresso, non più strenuamente sostenuta neppure dal suo partito, il Pd, stava sulle barricate, Cota portava la croce e lavorava. Fosse stato per Bresso proprio per una questione di croce il governatore del Piemonte poteva essere defenestrato. Secondo la sentenza del tar, annullata poi dal Consiglio di Stato, infatti per lui erano state dichiarate valide solo quelle schede dove oltre alla croce sulla lista contestata ce n’era un’altra anche sul suo nome. Cosa che ha fatto tuonare Umberto Bossi contro il «ribaltone giudiziario»: «Qui rischia di mettersi male per la democrazia». Perché per Bresso vale solo una croce e per Cota, invece, ce ne vogliono due?, aveva chiesto il Senatùr. Ora la croce della telenovela piemontese è terminata.
- Lunedì 25 Ottobre 2010
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Commenti
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Il 25 Ottobre 2010 alle 19:04 pv21 ha scritto:
Precisazione > A) Il Tar ha deciso di far verificare che all’interno della Lista contestata ci fosse il voto espresso sul candidato Cota. Il solo voto da considerare valido. B) Solo leggendo il dispositivo della sentenza del Consiglio di Stato sapremo il perchè della “sospensione” del riconteggio. Solo allora sapremo se la storia è finita.
Intanto evitiamo di giocare sul senso e valore di PAROLA e MERITO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....nc1.html
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