
La cattura di Gerlandino Messina, il 38enne capo della mafia agrigentina arrestato sabato 23 ottobre dopo 11 anni di latitanza in un palazzo apparentemente disabitato della periferia di Favara, è stata un successo delle forze dell’ordine. Messina era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi del ministero dell’Interno, condannato per associazione mafiosa e omicidio e ritenuto responsabile, tra l’altro, dell’uccisione del maresciallo dei carabinieri Giuliano Guazzelli, morto in uno scontro a fuoco nel 1992.
Come per tutte le altre notizie, anche questa è stata commentata in tempo reale su Facebook. Ma questa volta, oltre ai gruppo pro o contro il boss che si sono visti in altre occasioni, è nata una discussione cui ha partecipato la nipote di Messina, J.D.S, che ha 17 anni. La figlia di Anna Messina, sorella del capo cosca, difende lo zio contro gli attacchi degli altri utenti, rivendicando il legame familiare con l’uomo. “Io amo mio zio e lo difenderò contro tutto e contro tutti e contro i vigliacchi come voi”, scrive la ragazza. Nel botta e risposta che ne segue, insiste: “Sono fiera, fiera, fiera di essere sua nipote. È una persona bellissima e lo amo più della mia vita. Siete qui a giudicare, ma perché non pensate agli affari vostri invece che a quelli degli altri? Prima di parlate informatevi. Mi spiace essermi abbassata a certi livelli rispondendo ai vostri commenti. Ma non ho potuto fare a meno”.
La nipote di Messina accusa gli altri giovani che partecipano alla discussione di attaccare suo zio senza sapere la verità, credendo alle “cretinate che dicono i giornalisti”, e di non conoscere i “valori della famiglia”. Il titolare della bacheca prova a ristabilire alcuni punti fermi: “Premesso che io rispetto qualsiasi legame affettivo e di parentela di qualsiasi persona mafiosa o non mafiosa, onesta o non onesta – scrive –. Ma vi prego, e ve lo dico cortesemente, di non scrivere sulla mia bacheca che un mafioso, perché parente o non parente, è bravo, buono o altro. Solo per il rispetto alla famiglia del maresciallo Guazzelli, alla famiglia del piccolo Di Matteo e tante tante altre famiglie. Siamo un paese democratico e tutto ciò che si pensa si può dire senza problemi anche manifestare il bene che si vuole ad uno zio. Ma per favore non stravolgiamo la realtà delle cose”.
- Martedì 26 Ottobre 2010
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