

di Rocco Girlanda
Sono trascorsi quasi tre anni dalla notte tra il 1° e il 2 novembre 2007 in cui Meredith Kercher venne uccisa, a Perugia. Per il delitto sono stati condannati a 26 anni Amanda Knox, il suo fidanzato dell’epoca Raffaele Sollecito e l’amico Rudy Guede. Amanda si è sempre dichiarata innocente, e la sua vita in carcere adesso è il tema di un libro, Io vengo con te (Piemme edizioni, 17 euro), firmato da Rocco Girlanda, parlamentare e presidente della fondazione Italia-Usa. L’ immagine e il documento è un’esclusiva di Panorama.
«Quindi per il compleanno cosa ti piacerebbe ricevere?». Stiamo qualche secondo in silenzio. La sua espressione cambia. Mi rendo conto di quello che sta per dirmi solo guardando i suoi occhi. Non c’è bisogno che lei cominci a parlare. Mi arrabbio un po’ con me stesso per averle fatto questa domanda, era difficile non collegarla alla situazione che sta vivendo. Mi chiedo più volte, in silenzio, tanti perché, finché non sento la sua voce. «La libertà…» sussurra con una smorfia di malinconia. «È strano, sai. Anche la mia famiglia mi ha fatto questa domanda. Ma tutte le cose della mia vita non sono le stesse senza la cosa più importante. Mi piace leggere, mi piace ascoltare la musica, mi piace tantissimo lavorare al computer ora che posso farlo. Ma…» si blocca guardandosi le mani.
Non ho mai visto tanta tristezza sul volto di una ragazza di 22 anni. Stavolta sono io che avrei voglia di abbracciarla. Ma non lo faccio. Mi sforzo di parlarle delle prossime iniziative che stiamo pensando di organizzare per lei, come l’incontro con il presidente dell’associazione di gemellaggio Seattle-Perugia, Mike James, che vedrò in Italia fra poche settimane. Ma non riesco a proseguire, senza confessarle la mia angoscia. La guardo.
Faccio un lungo respiro prima di parlare: «Mi sento triste sapendo quello che provi». Amanda si scusa, come se fosse sua la colpa del mio scoramento. «Mi dispiace, è… è che pensavo alla situazione, al compleanno. Sai, tutti i compleanni che ho passato qui non ho celebrato poi molto, alla fine. Io penso che potrò celebrare il mio compleanno quando sarò a casa. So che è una cosa un po’ strana, ma quando penso di celebrare il mio compleanno, io immagino di essere con la mia famiglia. E se loro non ci sono, per me non è un compleanno».
«Anche l’ultima volta che ti abbiamo lasciata, l’ultima volta che siamo stati qui, eravamo tristi una volta usciti» le rivelo. «Mi dispiace tanto…».
«Guarda Amanda, tra amici non si deve mai fingere, soprattutto per quanto attiene ai sentimenti. Un amico o un’amica serve anche per poter dire: “Sono triste”. Non avrebbe alcun senso sforzarsi di apparire felici, se non è vero. Come non ci sarebbe motivo che tu non ci dicessi quello che provi, così non ci sarebbe motivo che noi ti nascondessimo quello che proviamo e sentiamo. È parte dell’amicizia, è parte della vita anche condividere dei momenti in cui il sorriso si appanna per un po’. Ma la sincerità dei sentimenti è una cosa così bella e così rara che val bene anche qualche momento di tristezza».
Ora è vicino a me, così fragile. Se penso a quello che hanno scritto e detto di lei, mi sembra di vivere in una dimensione irreale. Mi sovviene l’episodio di quando la grande Oriana Fallaci incontrò il generale sudvietnamita Nguyen Ngoc Loan, capo della polizia nazionale della Repubblica del Vietnam. Fuggito dal Vietnam, si rifugiò negli Stati Uniti, dove aprì una pizzeria nei sobborghi di Washington Dc. Per lei, probabilmente, doveva essere solo e soltanto l’incontro con un generale ovunque dipinto come senza scrupoli, uno che giustiziava cinicamente i vietcong con un colpo alla tempia di fronte ai fotografi dell’Associated Press, come la celebre foto scattata a Saigon che ha fatto il giro del mondo. Invece parlarono d’altro, della famiglia, dei figli, della vita.
L’incontro tra la scrittrice e l’ex militare fu lungo, intenso, carico di sensibilità. Al termine lei lo abbracciò. Nel suo libro Niente e così sia il generale viene più volte citato. Fallaci ha scritto di lui: «Quando ti accorgi che il bene e il male sono punti di vista, come il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, ogni strada ti appare incerta e ogni giudizio arbitrario. Ti senti sicuro solo dei tuoi dubbi».
«Con il computer che tipo di lavoro stai facendo per l’università?» le chiedo per troncare questi momenti di amarezza e di sconforto. «Sto scrivendo molto. Sto scrivendo dei racconti, in italiano e in inglese, che poi mando al mio professore. Come sai, lui ha di fatto costruito una sorta di corso per me, per consentirmi di continuare con l’università. È stato molto gentile nei miei confronti. E il computer mi aiuta tantissimo».
Torna a sorridere, raccontandomi dei suoi studi. «Abbiamo visto un prete che non conosciamo poco fa, durante la nostra visita. State facendo delle attività con lui?». «Non so chi sia, ho visto che parlava con don Saulo».
Don Saulo Scarabattoli è il sacerdote cattolico che segue la sezione femminile, ogni giorno porta il suo conforto spirituale alle detenute. È una delle persone che conosce più a fondo Amanda, e con cui lei si confida da quando si trova qui. Per intenderci, se Amanda fosse credente, potremmo dire che è il suo confessore.
«Vai sempre a messa, vero?». «Sì, infatti don Saulo conta su di me per recitare le esortazioni durante la messa. Sono abituata a leggere la Bibbia e apprenderne certi insegnamenti. Ho cominciato alle scuole superiori. Sono stata a scuola dai gesuiti, e ho cercato di studiare la Bibbia per acquisire delle cose che contiene. Non ci sono molte persone qui che hanno una formazione spirituale la quale consenta di esprimere un pensiero che sia complementare a quanto viene letto durante la funzione religiosa. Siamo in due che, di solito, scriviamo le esortazioni. E finora ho perso solo una messa, quando sono stata in tribunale».
«Veramente un’altra l’hai persa per causa nostra: ricordo che una volta sei arrivata con un foglietto di preghiere in mano e ci hai detto che eri a messa» scherzo sorridendo.
«Infatti, hai ragione. E don Saulo in seguito mi ha chiesto dove fossi andata e perché avessi lasciato la messa a metà…» dice.
«Scusa Amanda, non sono un teologo, ma se tu non sei credente puoi ugualmente leggere testi ed esortazioni durante la funzione religiosa? Perdona la domanda, non voglio entrare nella tua spiritualità e nella tua privacy, ma è solo per comprendere».
«Ho parlato di questo con don Saulo. Lui apprezza molto il mio comportamento verso la Bibbia. Io non sono credente, è vero, ma non sono chiusa a quello che la Bibbia può dire. E vuoi sapere una cosa?».
«Dimmi, Amanda…». «Don Saulo è convinto che diventerò suora» svela dopo qualche attimo di silenzio. «Lui vede che leggo le preghiere con sincerità, e che le ascolto con altrettanta sincerità».
Pondero in silenzio, ancora una volta, come l’immagine mediatica che si costruisce su una persona sia così lontana e staccata dal vero animo e dalla sensibilità che questa ragazza che ho di fronte fa emergere, man mano, a chi si avvicina alla sua interiorità.
«Onestamente mi pare un’ipotesi piuttosto remota» le dico.
«Eh, sì. La penso anch’io come te».
«Noi invece ti vediamo sposata, con un marito e dei bambini. Ma non con il marito monaco tibetano del sogno però…».
Ride per un attimo anche lei, insieme a me.
«Nei giorni scorsi ho partecipato a un dibattito promosso dall’Università per Stranieri, qui a Perugia, con il patrocinio della Fondazione Italia-Usa. Aveva per tema “Obama, tra critica e consenso”. Pensa che prima di iniziare c’era persino chi voleva che parlassimo del tuo caso durante il dibattito. Ovviamente mi sono opposto».
«Sarebbe stata una cosa molto stupida, cosa c’entro io con Obama?» chiede lei, giustamente sconcertata.
«Nulla. Infatti sarebbe stata la solita forzatura strumentale, forse per catturare un po’ di ribalta mediatica a buon mercato. Ho detto che, se avessero tirato in ballo il caso Meredith, me ne sarei andato. Abbiamo affrontato il tema della grave crisi di consenso del presidente, a così breve tempo dalla sua elezione».
«Ho sentito che è sceso sotto il 50 per cento. Non capisco perché le persone non gli lasciano l’opportunità di provare a realizzare qualcosa».
«Sai, gli umori degli elettori, in particolare quelli americani, sono molto volubili. In un senso o nell’altro» le dico mentre intanto avvicino a noi i libri che le abbiamo portato questa volta.
- Mercoledì 27 Ottobre 2010
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Il 27 Ottobre 2010 alle 13:57 gratis ha scritto:
Amanda e Raffaele sono innocenti e non si capisce perchè mai li abbiano condannati.
Fatti, prove e buon senso li escludono come colpevoli, su di loro è stato creato uno scandalo artefatto con orgia e il fatto che si aveva a che fare con un’americana che ovviamente non si è comportata secondo i clichè italiani nella sua difesa personale, finendo per aggravare la sua posizione agli occhi altrui, ma il fatto che sia innocente resta e permane.
Tratto dal vecchio forum di Panorama:
Questo è quanto scrissero all’epoca dei fatti:
“PERUGIA - La prova del Dna conferma: Rudy Guede ha avuto un rapporto sessuale con Meredith Kercher la sera in cui la ragazza è stata uccisa.
Questi i primi risultati degli esami condotti sul giovane originario della Costa d’Avorio arrestato in Germania.
Il Dna, tratto dallo spazzolino da denti sequestrato a Perugia nell’appartamento del ragazzo, è stato identificato nei laboratori della Polizia Scientifica.
Quella giunta in serata, è la risposta della comparazione fra il Dna del ragazzo e quel Dna parziale che era già stato rilevato nel corso dell’autopsia di Meredith e sul luogo del delitto.
Precisamente quel Dna parziale, che già si sapeva essere di un uomo, che non corrispondeva né a Raffaele Sollecito né a Patrick Lumumba, che era stato raccolto con esami specifici sul corpo della vittima.
E che testimoniava un rapporto sessuale che, a quanto appreso, era stato non completo e violento.
Lo stesso Dna era sulla carta igienica del bagno.
Sembrerebbe dunque confermato che, quella sera, Guede forzò la giovane a un rapporto, prima della sua morte.
L’impronta della sua mano insanguinata sul cuscino aveva già confermato la presenza del giovane ivoriano nella stanza del delitto.”
http://www.repubblica.it/2007/.....manda.html
e tanto per chiarire le cose, sempre dallo stesso sito e articolo, ancora:
“…una studentessa polacca abbia confermato alla polizia che “Amanda rimase in casa di Raffaele almeno fino alle 20.40 del primo novembre”, più o meno l’ora del delitto.”
Allora?
Cosa c’entrano Amanda e Raffaele nella faccenda?
La cosa per cui nell’omicidio ci hanno infilato Amanda e Raffaele in pratica sono questi due particolari che seguono, sempre dallo stesso sito e dallo stesso articolo:
“…le parole usate dal gip di Perugia: Rudy “provava una forte attrazione per Amanda”; frequentava la casa che la studentessa americana divideva con la coetanea poi uccisa e, svela il gip, quella notte Rudy ha pure dormito ubriaco nell’appartamento in via Pergola.”
“…gli investigatori pensano che il delitto sia circoscritto tra Amanda e Raffaele e Rudy, con ruoli tutti da attribuire.
Che Amanda sia il perno su cui ruota la ricostruzione di quanto accaduto, sembra scontato: il suo codice genetico è stato scoperto sull’impugnatura di un coltello da cucina di Raffaele, insieme al Dna di Meredith.”
In altre parole si suppone che Guedè avesse o avesse avuto una relazione con Amanda, cose possibili entrambe, ammesso che la ragazza americana sia un tipo molto “aperto sessualmente”, ma cosa ha che fare questo con il delitto e nel coinvolgimento di Amanda oltre che di Raffaele?
La cosa a cui si sono attaccati è su un coltello da cucina di Raffaele in cui sono state trovate tracce biologiche di Meredith (NON sangue), ma se Amanda proveniva dalla casa con cui abitava con l’amica il contatto fra le due era abituale, magari la condivisione degli stessi oggetti e lasciare una traccia su un oggetto toccandolo con le mani non c’è niente di strano, soprattutto se ha trafficato nella cucina di Raffaele.
Da qui a creare il caso dell’omicidio a tre con orgia il passo è stato breve, ma tutto da provare.
L’hanno fatto costruendo tutto a tavolino secondo le loro “ipotesi legali” molto forzate come logica e ricostruzione.
Anzitutto hanno DOVUTO SALTARE, SPOSTANDOLA l’ora del decesso della vittima perché Amanda e Raffaele, secondo la testimonianza della ragazza polacca, erano a casa di Raffaele in quel momento.
In pratica dalle 20,40 ora del delitto, indicata inizialmente, si è passati nella ricostruzione finale dalle 23,25 alle 23,50, solo così hanno potuto infilarci Amanda e Sollecito senza alibi a quell’ora.
http://www.wikio.it/article/om.....-149857310
Già questo forzare la realtà dei fatti per farli combaciare alle proprie tesi, conoscendo le carte dell’altro, non credo che sia legittimo, soprattutto da parte di rappresentanti della legge che dovrebbero essere neutri negli accertamenti, alla ricerca della verità e non di costruzioni a tavolino.
E’ ben per questo che se si deve riformare la giustizia le prove di un fatto non siano raccolte dal procuratore, cioè dall’accusa, ma indipendentemente dalle forze dell’ordine e liberamente accessibili alla perizia della difesa, oltre che ai suoi accertamenti investigativi, altrimenti la frittata se la rigirano come gli pare e di mezzo ci vanno persone innocenti.
Nella ricostruzione addirittura Meredith è ancora viva e arzilla fino ad oltre le 20,45 quando viene lasciata a metà strada per casa da una delle sue amiche inglesi.
Questo fin dove arrivano le testimonianze, dopo si passa alle supposizioni.
La prima è che giunge a casa senza avere incontrato nessun altro conoscente, magari il Guedè o amico del medesimo.
Alle 21 si suppone che mangi un fungo si sdrai sul letto e legga delle dispense universitarie, mah!
Il procuratore doveva avere la sfera di cristallo per saperlo.
Comunque sono inezie, passiamo al dopo.
Alle 21,10 il computer di Raffaele che si trova a casa sua viene spento, e questo è un dato di fatto che dimostra che Raffaele e Amanda si trovavano ancora a casa di Sollecito.
Alle 21 45 i due escono da casa e si trovano ben presto a poche decine di metri da casa di Amanda e Meredith, tant’è che vengono visti da un testimone che osservano dalla staccionata la casa.
Il fatto che tale atteggiamento lo facciano passare per “sospetto” come modo di fare sembra una barzelletta.
Molte volte mi sono trovato vicino ad un bancomat con amici o senza, mentre qualcun altro faceva prelievi, immagino che sia io che i miei amici fossimo “dei sospetti” rapinatori, in base a questo assunto di stare vicino ad un luogo abituale di frequentazione.
Lasciamo perdere il “colore” e passiamo al resto della ricostruzione.
Secondo questa alle 23,20 Amanda assieme a Raffaele e Guedè entrano nell’abitazione in gruppo, ma secondo il gip Guedè ERA GIA’ NELLA CASA A DORMIRE UBRIACO.
Allora qui c’è da chiarire i rapporti che intercorrevano tra i tre, oltre se è vero il fatto che sono entrati a quell’ora e assieme e non sia solo un ipotesi.
Non contando che bisogna vedere se Meredith era ancora viva a quell’ora quando, nella prima ricostruzione degli investigatori del procuratore, si parlava di una morte alle 20,40.
Ci sono da coprire qualcosa come 2 ore e 40 minuti, com’è possibile che ci sia sbagliati inizialmente sull’orario della morte della ragazza di così tanto tempo?
Questo mi sembra un buco temporale eccessivo per poterci mettere una pezza così tranquillamente.
Se a Guedè piaceva Amanda e c’era stato assieme, o peggio, ci stava ancora, che ci faceva Raffaele con loro?
Fingiamo che fossero tutti quanti molto “aperti sessualmente”, cosa sempre da provare con fatti o testimonianze e non con semplici supposizioni e discrediti.
Nella ricostruzione si dice infatti che ci sono testimonianze e basandosi su esami autoptici e reperti.
Beh! Qui dubito parecchio, esami autoptici e reperti non possono dire che stavano assieme concordi nell’idea omicida, anche se possono dire che sono passati tutti sullo stesso luogo del delitto, ma se è per questo ci sono passati pure i poliziotti e i testimoni, ma non mi sembra che si possa dire che erano “concordi nell’azione”.
In quanto alle testimonianze come mai si fermano al nome del Curatolo che ha visto Amanda e Raffaele, a poche decine di metri da casa, osservarla?
Chi sono e dove sono i testimoni che li hanno visti tutti e tre insieme entrare in casa?
Fingiamo che sia vera pure questa ricostruzione, ma subito dopo si entra nell’assurdo.
La ricostruzione dice che Amanda e Raffaele prima si recano in camera di Amanda mentre Guedè si rinchiude in bagno per delle necessità fisiche, mal di pancia, confermato sia dalla sua stessa testimonianza, sia dalla carta igienica sottoposta a DNA.
Già la cosa stona, non ci si reca in una casa a fare un orgia o un assassinio premeditato, concordato e condiviso, con il mal di pancia, ma sorvoliamo sulla stranezza.
Quattro minuti dopo Amanda e Raffaele, secondo la ricostruzione, entrano nella camera di Meredith e l’aggrediscono da soli mentre tentano “l’approccio sessuale”, prendendola per il collo e sbattendogli al testa contro l’armadio.
Qui mi sembra che la ricostruzione dia letteralmente i numeri.
Anche ammesso che Amanda come amica abbia iniziato a tentare di coinvolgerla sessualmente mi sembra strano che non si sia fermata alle prime rimostranze serie di Meredith se era solo un tentativo di orgia, così come Raffaele, anche ammesso che fosse infoiato, cosa strana questa già di per sé visto che ha passato tutta la sera con la sua ragazza e forse ci ha fatto anche all’amore, che senso aveva portare la cosa alla violenza incominciando a farle sbattere la testa contro l’armadio?
E’ cosa più da sadico o da oppresso da esigenza sessuale o da un sentimento eccessivo d’amore non corrisposto, che da uno che cerca un orgia divertente a tre o a quattro.
Raffaele aveva già una ragazza carina, era un ragazzo che poteva avere le ragazze che voleva senza forzare un bel niente o addirittura ricorrere alla violenza, la ricostruzione è inesistente già adesso, ma andiamo avanti.
Nel mentre di tutto questo entra Guedè e come se niente fosse si unisce al mucchio senza chiedere spiegazioni o altro e accettato, per giunta, dagli altri due come se niente fosse.
Allora l’aggressione a Merdith era stata programmata e allora perché non aspettare d’essere insieme, prima di metterle le mani addosso e costringerla con la forza di gruppo a forzarla?
Cosa senza senso anche questa della ricostruzione.
Adesso nella ricostruzione entrano in gioco ben due coltelli, uno posseduto in tasca da Amanda e l’altro in tasca a Raffaele di cui uno portato addirittura dalla cucina di casa di Raffaele.
Qui siamo alla follia, se volevano fare un orgia che cavolo se li sono portati a fare i coltelli e per di più da casa di Sollecito?
Nemmeno il marchese De Sade per il suo piacere sessuale pensava d’usare coltelli per minacciare o tagliare la vittima.
Il sadismo si esplica con il predominio, anche con la violenza accennata o di un certo livello, ma non con la distruzione della vittima, perché in tal caso è una patologia sessuale e psicologica di un omicida, non più un sadismo per sesso.
Qui procura e giudici hanno avanzato due tesi contrastanti, una quella dell’orgia degenerata e l’altra di un assassinio premeditato.
Mi sembra evidente che le due cose non si possono sostenere entrambe, una elide giocoforza l’altra.
Se era un orgia non c’era alcun motivo per i coltelli e tanto meno portati addirittura da casa e in tasca fino all’aggressione.
Se era un assassinio premeditato, visti i coltelli portati da casa del Sollecito, che senso aveva aggredire sessualmente la ragazza?
Addirittura prima gli fanno delle ferite che sanguinano abbondantemente, come cavolo ci si eccita in una situazione del genere con la vittima che sanguina, a meno di non essere un balordo e retrogrado rapinatore da due soldi?
Qui si parla di studenti universitari con gusti sicuramente non così retrogradi da selvaggi delle lande.
Se non era un orgia ma un assassinio premeditato, che senso aveva ferirla invece d’ucciderla rapidamente e senza troppi casini?
Addirittura continuano a spogliarla mentre è morente!
Anche ammesso che si volesse mascherare l’omicidio come aggressione sessuale di un esterno, bisogna essere degli imbecilli per pensare che non rimangano tracce organiche facilmente rilevabili.
Ora quei tre erano studenti universitari, non possono non averlo pensato, tanto più che la faccenda la si dice premeditata, quindi con tutto il tempo per pensare.
Addirittura prendono i telefonini della Meredith e li buttano lontano da casa, per quale motivo?
E’ semplicemente illogico e inesistente.
Per di più ritornano sul luogo del delitto dopo essersene andati per simulare la rapina, ma perché non ci avevano pensato prima visto che avevano progettato tutto?
Addirittura coprono Meredith con un piumone, come gesto “affettuoso” dopo aver tentato di violentarla e uccisa in tre, non sta in cielo né in terra una simile bufala.
Amanda e Raffaele sono innocenti, l’unico colpevole è sicuramente solo il Guedè, solo così si spiega tutto il casino ricostruito per farlo valere per tre.
In quanto alla condanna credo, è un mio sospetto, forse mi sbaglio ma a pensar male, come disse qualcuno, spesso ci si azzecca, che sia un’abitudine della magistratura farlo, per cuocere a fuoco lento in galera i “sospettati” prima dell’Appello e metterli l’uno contro l’altro per necessità di difesa, in modo da permettergli d’incunearsi nelle loro contraddizioni oltre a legittimare la loro detenzione preventiva, visto che la detenzione dei sospetti ha un limite di legge dai tempi di Valpreda.
———————
C’è solo da aggiungere che Raffaele non aveva alcun motivo di uccidere Meredith e addirittura di premeditarlo.
Hanno tentato di superare questo problema dicendo che Raffaele dopo poco tempo che stava con Amanda era diventato succube di questa.
Francamente è difficile da credere che un ragazzo universitario diventi succube di una ragazza fino al punto di giungere al delitto, e questo dopo poco tempo che sta insieme con questa ragazza.
Tutta la storia non ha nè capo nè coda, Amanda e Raffaele sono innocenti e comunque non esistono prove reali di una loro possibile colpevolezza ma solo deduzioni che lasciano il tempo che trovano, cosa che uno scrittore ne può fare benissimo mille altre sulla stesso canovaccio e migliori di quella con cui li hanno accusati.
Il 27 Ottobre 2010 alle 19:07 Zione ha scritto:
Un’attenta e seria ricostruzione del delitto di Perugia; in cui non si capisce su quali dati e fatti certi, sono stati condannati Raffaele Sollecito e Amanda Knox, la quale dice: “Pensano che diventerò suora”; perchè forse presa dallo sconforto lo pensa anche lei ?
http://oknotizie.virgilio.it/i.....lei_..html
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