Luca Massari: massacro di un tassista buono


Luca Massari: massacro di un tassista buono

Seduta in un angolo, accanto alla finestra della sala d’attesa del reparto di rianimazione dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano, piange disperatamente, ripiegata su se stessa, una donna bionda vestita di un pullover verde e pantaloni a righe. «Signora Francesca?». «Sì» rialza la testa lei, la mamma. «Al mio Luca no, non doveva succedere, era troppo una persona normale, me l’hanno paralizzato così. Quando avevo bisogno di qualcosa, lui c’era. Era sempre preciso, telefonava sempre, raccontava tutto nei dettagli, stava vivendo un momento felice. Non ce la faccio a vederlo così».

Questa è la storia di Luca Massari, 45 anni, faccia lunga, sorriso mite, sempre ben vestito, di mestiere tassista, uno dei 2 mila affiliati al radiotaxi 4040. Un italiano qualunque che domenica 10 ottobre, in largo Camillo Caccia Dominioni, quartiere di case popolari costruite nel dopoguerra a Milano, ha investito e ucciso il cane cocker Joe che correva senza guinzaglio. Si è fermato, mortificato, ha chiesto scusa più volte alla proprietaria. È stato insultato: «Bastardo, bastardo», poi preso a pugni e a ginocchiate per 120 secondi da Michel Morris Ciaravella, 31 anni. È caduto a terra, ha picchiato la testa. Da allora è in coma nel bianco abbacinante del reparto più attutito e protetto dell’ospedale Fatebenefratelli.

Per capire chi sia Luca, un uomo normale cui il destino per due minuti fatali ha riservato un odio cieco, bisogna andare da Locate Triulzi, 9.500 abitanti in provincia di Milano, all’India, e poi a Zibido al Lambro, 700 anime sulla strada per Pavia, fino al McDonald’s-McDrive di via Giacomo Antonini dove Luca ha consumato l’ultimo pranzo prima di incontrare il male insensato.

Quando ancora non viveva da solo, Luca abitava a Locate Triulzi con i genitori pensionati, la madre Francesca di 69 anni, il padre Giancarlo di 74 e il fratello Marco di 48, disoccupato con problemi di salute. La madre aveva lavorato come operaia, una vita di straordinari per tirare su i due figli. Il padre aveva fatto il lattoniere, poi ha comprato da una signora, nel 1978, la licenza di tassista. Luca e il fratello hanno studiato fino alla terza media, poi le scuole serali, Luca ha fatto il cuoco, e il magazziniere come suo fratello; finché 10 anni fa, quando andò in pensione, il padre chiese ai figli se volevano prendere in mano il taxi. Marco disse no, Luca disse sì, e finalmente trovò la sua strada.

Avevano a lungo cercato una strada i due fratelli. Ricorda Marco: «Per sei mesi nel 1992 e altri sei nel 1994 partimmo per l’India. Cercavamo delle risposte al senso della vita, volevamo scoprire che cosa ci fosse al di là dell’Occidente. Luca diventò vegetariano, per non causare sofferenza ad altri esseri viventi. Vivevamo come gli abitanti del posto, non conoscemmo mai la violenza, chi poteva immaginare che l’avremmo trovata qui, a Milano?». Dice che a suo fratello piacevano gli animali, se ne trovavano di malati, nelle campagne di Locate, li portavano dal veterinario.

Tre anni fa, Luca comprò col mutuo una casetta a Zibido al Lambro e vi si trasferì. È una piccola frazione di Torrevecchia Pia, vi si arriva dalla Valtidone, ex statale 412 affollata di prostitute di colore, alla fine dell’anno non si fermeranno più a Zibido neppure le corriere della Sila. Luca sperava di trovare la serenità in una piccola casa in via della Pace. «Ogni giorno i miei nipotini lo cercano» dice la sua vicina. «Mi domandano: “E Luca dov’è?”».

Faceva il turno dalle 6 del mattino alle 4 del pomeriggio. Aveva appena cambiato la macchina, si era comprato una Volvo, con sopra la pubblicità dell’antinfiammatorio vaginale Tantum rosa per cui spesso lo prendevano in giro. All’alba guidava per 30 chilometri fino a Milano. Sostava alla colonnina di via Ripamonti, davanti alla sede della Bmw, e da lì cominciava le sue corse.

A Zibido al Lambro si conoscono un po’ tutti. Il centro della vita sociale del paese è il bar latteria di Ada La Rosa, a due passi dal ristorante, dalla chiesa, dall’asilo infantile, dalla fermata della corriera, dal campetto di calcio. Luca ci veniva la sera, finito il turno, a prendere un aperitivo con gli amici. Anche stasera sono seduti tutti fuori: vecchi, giovani e bambini.

Luca è di fede juventina. L’amico Luigi Caiazzo dice: «Ogni domenica gli chiedevo: “Che cosa facciamo oggi, Luca?”. E lui, ridendo: “Come al solito rubiamo”». Aveva sempre la battuta pronta.

«Quest’estate abbiamo passato la maggior parte delle serate all’aperto» racconta la signora Ada. «Una sera si mise a ballare la bachata. R Ridevamo: “Dai che ti trovi la donna della vita!”. E lui: “Non sono mica matto, che vado a prender moglie per mantenerla”». Invece due mesi fa incontrò Patrizia, la fidanzata. La sua vita cambiò, era felice. Lei ha 42 anni e due figli di 14 e 20.

«Era fine agosto, un venerdì sera» ricorda il suo amico Marco Prada, stessa faccia, 15 anni in meno, 30 anni, operaio, uno dei dieci amici di Luca su Facebook. «Eravamo una quindicina. Siamo andati in un locale, il River. Quella sera ha conosciuto Patrizia. Lei è l’amica della moglie di un amico che viene con noi in palestra. Dopo un po’ gli ho chiesto come andava con questa ragazza. Lui mi ha risposto: “Marco, ho trovato la donna, ho trovato me stesso, ho cambiato la macchina. Ora ho tutto quello che voglio. Sono felice”».

Mauro Gramazio, 51 anni, è il proprietario della palestra di Zibido dove Luca andava il martedì e il giovedì sera. All’esterno c’è una fascia con su scritto: «Sport da combattimento, danza moderna, balli caraibici». Dentro c’è Gramazio agli attrezzi, due bicipiti da paura con il tatuaggio «Legio Patria» e una canottiera con la scritta: «No pain no gain» (nessun dolore nessun guadagno). È stato per tre anni volontario in Francia nella Legione straniera, ora fa la guardia del corpo a Milano. La palestra l’ha messa su soprattutto per i suoi figli. Racconta: «Luca non era un fanatico, faceva esercizi tranquilli, 20 minuti di cyclette, addominali, pettorali. Noi lo prendevamo in giro: “Fermati perché è troppo”. Il sabato l’ho visto in palestra, la domenica mi hanno dato la notizia. Quando mi hanno detto: “Hanno picchiato Luca”, ho pensato: “Luca chi?”. Poi ho capito: era Craxi 1. Li chiamiamo così noi i due tassisti di Zibido: Craxi 1 (Luca) e Craxi 2 (Carmine), riprendendo la vecchia canzone degli Squallor. Li ho archiviati così anche sul cellulare o sull’agenda dove segno i pagamenti. Luca è più mentale. Con lui si parlava del rapporto con le donne, della povertà che aveva visto in India. Anche della sicurezza sui taxi. Io dicevo: “Perché non mettete qualcosa sul sedile di dietro che mandi una scarica da 2 mila watt?”. Eppoi abbiamo parlato anche di cani. Io ne ho uno corso, una volta ho detto a Luca: “Dai, adesso gli faccio fare i cuccioli e te li prendi tu”».

Craxi 2, cioè Carmine, è fuori dalla palestra e non vuole parlare perché è arrabbiato con il mondo da quando hanno ridotto in fin di vita il suo amico Luca. Il suo taxi, Rimini 32, radiotaxi 8585, è fermo davanti al bar latteria. Sul suo cellulare mostra due foto del suo cane. Subito dopo, due di Luca.

In una il suo amico e collega sta mangiando allegro durante una cena a casa di Carmine. In un’altra, elegante con sciarpa e cappotto blu, è davanti al bar latteria. «Ecco, questa è proprio la sua faccia» dice Carmine. Guardandola, è la faccia di un italiano qualunque, che sembrava stupito e curioso davanti alla vita.

Commenti

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Il 12 Novembre 2010 alle 0:41 Circolo Luce Del Sud » Milano, è morto il tassista picchiato per aver investito un cane ha scritto:

[...] Luca Massari, il 45enne tassista di Milano aggredito un mese fa per avere investito e ucciso un cane, è morto giovedì mattina all’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il tassista non era mai uscito dal coma. La vicenda ricostruita da Silvia Grilli sul numero di Panorama in edicola due settimane fa. [...]

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