Matteo Renzi: “Perché voglio rottamare i vertici del Pd romano”

Matteo Renzi, primo cittadino di Firenze, in bicicletta il 23 giugno 2009. E' Renzi il sindaco più amato d'Italia, con il 66,8% di consensi

Matteo Renzi, primo cittadino di Firenze, in bicicletta il 23 giugno 2009. E' Renzi il sindaco più amato d'Italia, con il 66,8% di consensi

Matteo Renzi, sindaco di Firenze, 35 anni. 36 a gennaio. Non un dettaglio l’età per uno che da qualche tempo si è messo in testa un’idea: rottamare il Pd. Detto in altri termini, costringere i “vecchi” del partito a farsi da parte lasciando la scena ai giovani. A casa chi ha fatto già tre legislature e spazio alle nuove leve. Che poi non è che Bersani sia così vecchio e la Finocchiaro una cariatide. Il segretario ha “appena” 59 anni, la capogruppo al Senato addirittura “solo” 55. Molto meno, comunque, dei 67 anni di Romano Prodi quando divenne capo del governo per la seconda volta nel 2006.
E tuttavia, mentre da un paio d’anni il Professore ha deciso di dire addio alla politica - al punto di rifiutare la candidatura a sindaco della sua amatissima Bologna propostagli a mani giunte dal Pd orfano di Maurizio Cevenini – personaggi come D’Alema e Veltroni non ci pensano proprio al ritiro e pare che in Africa qualcuno si stia ancora chiedendo che fine abbia fatto l’ex primo cittadino della Capitale.
Proprio a loro, quali massimi rappresentanti dell’ “anciene régime” democratico, Renzi ha dichiarato guerra.
E così, maglioncino viola incorporato, da una decina di giorni il sindaco sta facendo il giro delle trasmissioni televisive, da “Ballarò” a “In Onda”, da “Victor Victoria” a “Le Invasioni Barbariche” a “In mezz’ora”, per promuovere la kermesse dei “rottamatori” del 5-6-7 novembre alla Stazione Leopolda di Firenze, titolo ufficiale “Prossima fermata Italia”.

Sindaco Renzi, mica facile intercettarla di questi tempi! Sarà già diventato un giovane esausto?
In realtà è un periodo delicato sotto il profilo amministrativo. Stiamo facendo diverse modifiche a questioni molto importanti a Firenze. E mentre tutti sono contenti per le mostre in corso o per il Palazzo Vecchio aperto fino a mezzanotte, le reazioni sul nuovo piano della sosta non sono tutte entusiaste. Corro molto per questo…

Parliamo subito dell’appuntamento del 5-6-7 novembre, “Prossima fermata Italia”, alla Stazione Leopolda di Firenze. Chi viaggia a bordo del treno?
Sul treno c’è un’Italia che si è stufata di parlare di “bunga bunga” e di società offshore. Persone che lavorano nelle amministrazioni locali, come me, o persone che hanno semplicemente a cuore la dignità della cosa pubblica e che vogliono dare una mano al Paese perché si torni a credere nel valore della politica. Sul treno non ci sono nomi famosi, ma persone di buon senso, che hanno voglia di discutere senza ideologie di ambiente, beni culturali, fisco, innovazione tecnologica.

In molti le contestano che la rottamazione di un gruppo dirigente di partito non può seguire solo un criterio anagrafico. Ma è proprio questo che lei propone?
Il giochino è sempre il solito. Siccome non ti possono contestare nel merito ciò che dici si aggrappano alle parole. Indichi la luna e trovi sempre uno che guarda il dito. Io non ho mai posto la questione di un rinnovamento generazionale, ma casomai di un rinnovamento generale. E del resto ci sono quarantenni che sono più vecchi di alcuni ottantenni che conosco… Il punto, però, è un altro. Da venti anni le facce che guidano questo Paese sono sempre le stesse. E i problemi non cambiano. Nel resto del pianeta le società democratiche garantiscono un ricambio vero. I partiti sono sempre gli stessi, i leader si avvicendano. Da noi i leader sono sempre gli stessi e l’unica cosa che cambiano è il nome ai partiti. Noi diciamo: “Dobbiamo proprio continuare così? O possiamo diventare, finalmente, una società europea?”.

Per guastarle la festa il partito ha spostato l’Assemblea nazionale di tutti i circoli democratici da fine ottobre agli stessi giorni dell’incontro organizzato da lei. E’ preoccupato?
Non credo che sia stata una buona idea spostare l’assemblea nei giorni della nostra iniziativa. Però non mi pare neanche che sia un problema. Sarei felice se il PD fosse meno attento alle proprie questioncine interne e più capace di discutere delle vere sfide italiane.

La capogruppo al Senato Finocchiaro dice che lei è un “maleducato”, altri che è un “ingrato”. Se la sente di fare “mea culpa”?
Sarei maleducato perché ho chiesto di rispettare le regole dello statuto del PD? Una donna intelligente come Anna Finocchiaro poteva sforzarsi un po’ di più per criticare la nostra iniziativa: se la buttano sul galateo significa che sono messi maluccio. Quanto alla gratitudine, se sono qui in Palazzo Vecchio lo devo ai fiorentini che mi hanno votato tre volte. Alle primarie, contro tutti i pronostici. Al primo turno e poi al ballottaggio. Ai fiorentini devo un grazie, non ai vertici del PD romano…

La nave affonda e lei può salvare solo una persona. Chi tra D’Alema, Veltroni e Finocchiaro?
Se c’è da salvare qualcuno, si parte sempre dalle donne. Finocchiaro.

Ospite in un programma tv lei ha detto che se davvero puntasse a strappare la poltrona a uno dei leader che vorrebbe rottamare, non avrebbe sollevato tutto questo polverone e che quello che vuole fare lei è solo il sindaco di Firenze. Allora a cosa punta per il suo futuro politico visto che non potrà fare a vita il primo cittadino?
A vita no, ci mancherebbe, altrimenti sarei da “rottamare” anch’io. Ma ora penso a completare i miei tre anni e mezzo di mandato e, se i fiorentini lo vorranno, a farne altri cinque. Però guido una città, non un condominio e quindi ho il dovere di far sentire la mia voce. Dico la mia, in libertà, perché se ci chiamiamo partito de-mo-cra-ti-co abbiamo il dovere di discutere nel merito.

Secondo un’indagine curata da Fullresearch lei è risultato il sindaco più amato d’Italia con il 66,8% di consensi, il + 6,3% rispetto a dicembre 2009, balzando dal 15esimo posto di qualche mese fa al primo. E’ un primato che pensa di meritarsi?
I sondaggi lasciano il tempo che trovano. Oggi bene, domani male. L’importante è lavorare con serietà. Io amo Firenze profondamente e cerco di fare del mio meglio.

Nello stesso week end Gianfranco Fini la invita ad Ansedonia per un’immersione e D’Alema a Gallipoli in barca. Da chi va?
A casina mia con i miei figli. Comunque se la domanda è secca, dico D’Alema. Ma sarei più tranquillo senza salire in barca con lui, non si sa mai…

Per la sua formazione deve di più a Giorgio La Pira, l’ex sindaco di Firenze cui ha dedicato la sua tesi di laurea in giurisprudenza, o a Baden Powell, il fondatore degli Scout che lei ha al lungo frequentato?
La Pira. Pensare di lavorare nella stanza che lo ha visto all’opera, sulla stessa scrivania mi fa effetto. Detto questo lui lo fanno santo, mica discorsi. Non c’è paragone possibile.

Moglie che lavora e tre figli piccoli. E’ un’impresa più ardua fare il padre di famiglia o rottamare il Pd?
Io non voglio rottamare il PD. Io voglio evitare che la gente stia trent’anni a scaldare sedie in Parlamento, il che è diverso. Comunque è più ardua la famiglia.. Mia moglie in realtà in questo periodo non lavora. È una precaria della scuola pubblica e dopo tre anni di lavoro continuativo, quest’anno non ha ricevuto ancora chiamate. Mia moglie ha mille cose da fare e noi possiamo andare avanti. Penso però con dolore alle tantee ai tanti come lei che hanno ottenuto il titolo per insegnare e stanno a casa, senza fare niente. Quanta intelligenza sciupata, quanta energia persa. Penso che dovremmo investire di più e meglio sulla scuola. Fare il papà, il babbo come diciamo noi a Firenze, è un’impresa eccezionale, specie di questi tempi.

Sensi di colpa?
Ho mille sensi di colpa, penso come tutti i padri impegnati. E tuttavia credo che sia la missione più grande e più bella, veder crescere i propri figli. Oggi il più grande, nove anni, mi ha mandato un sms dal telefono della sua mamma: “Babbo, oggi ho preso una nota perché, per sbaglio, ho tagliato i capelli a una mia compagna di classe”. Temo che lui sia più rottamatore di me… Sinceramente no. Però questo non lo scriva, su.

Commenti

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Il 6 Luglio 2011 alle 9:28 Il vento non è cambiato per niente « La Casa Dei Giochi ha scritto:

[...] E invece: la contorsionistica presa di posizione sulla tav (si, però, forse), la colossale figura di cacca incassata ieri con l’astensione sulla proposta dellIdV sull’abolizione delle province, la dilettantesca gestione della posizione del partito sulla legge elettorale (siamo ancora a D’Alema contro Veltroni) fanno pensare che abbia ragione ancora una volta il tanto criticato Matteo Renzi. [...]

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