Carlo Giovanardi: “Macché razzisti: difendiamo solo la famiglia tradizionale”

Il sottosegretario Carlo Giovanardi

Il sottosegretario Carlo Giovanardi

Si è aperta oggi a Milano la Conferenza nazionale sulla famiglia, un appuntamento che riunisce amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali, associazioni, il privato sociale, le imprese, le organizzazioni dei lavoratori e tutte le realtà interessate alle tematiche familiari. Ad aprire i lavori doveva essere Silvio Berlusconi, ma per evitare contestazioni dopo l’ultima vicenda che lo ha visto coinvolto, il cosiddetto “Ruby Gate”, il premier ha preferito declinare l’invito passando la patata bollente al Sottosegretario con delega alle Politiche della Famiglia Carlo Giovanardi.

On., viste le circostanze più un onere o un onore tenere il discorso d’apertura dei lavori della Conferenza?
Per me non è cambiato nulla, avrei comunque dovuto tenere il discorso d’apertura come ho fatto parlando per un’ora. Il presidente Berlusconi doveva solo portare il suo saluto e quello del governo, ma preso atto che alcuni settori avrebbero potuto fare gazzarra ha preferito rinunciare. Ciò non toglie che per molti dei partecipanti, per molte associazioni, la sua presenza sarebbe stata comunque gradita e considerata un valore aggiunto.

Lei comunque ha consigliato a Silvio Berlusconi maggiore sobrietà. Quanto crede che peserà il caso Ruby, in vista di eventuali elezioni anticipate, sul fronte cattolico più sensibile ai temi della famiglia?
Confermo il mio invito a una maggiore sobrietà. Il mondo cattolico, e nemmeno io, condivide certe dichiarazioni rese dal Presidente Berlusconi. Tuttavia i sondaggi ci dicono che nulla si è spostato nelle intenzioni di voto e, lo ribadisco, molte associazioni cattoliche qui presenti avrebbero comunque gradito la presenza di Berlusconi oggi nonostante certamente non condividano certi atteggiamenti. Discorso diverso se a parlare di valori morali sono certi sepolcri imbiancati che dovrebbero tacere invece di strumentalizzare i fatti.

Nel suo intervento non ha usato mezze parole: “la scienza può fare danni” ha detto attaccando in particolare la legge 40. Ma lei pensa davvero che sarebbe così dannoso far nascere più bambini?
Guardi, a me soprendono le solite reazioni scomposte che arrivano da certi ambienti quando io dico queste cose. Mi danno del razzista, dello xenofobo. Ma allora anche il Papa è razzista? Anche il Parlamento italiano che ha varato la legge 40 e gli italiani che l’hanno confermata con un referendum? Io dico sì alla scienza ma no all’acquisto sul mercato dei fattori della produzione della vita. E’ inaccettabile che si facciano bambini scegliendo per genitori naturali modelle bellissime pagando a seconda della qualità della materia prima.

Sta dicendo che esiste un prezzario?
Certo. Il Parlamento ha escluso, infatti, questa prospettiva e non vedo come si possa accusarlo per questo di razzismo e xenofobia.

Visto che stiamo parlando di bambini, può spiegare cosa intendeva quando ha detto che dando ai gay la possibilità di adottarli si incentiverebbe la compravendita di minori?
Io ho detto che sono contrario sia all’adozione da parte di single che di gay perché ciò significherebbe danneggiare le coppie regolarmente sposate che sono in lista d’attesa, e sono ovviamente contrario a che possano procreare perché ciò significherebbe da parte loro doversi rivolgere al mercato per acquistare i fattori di produzione, quello di cui parlavamo prima.

I dati lo dimostrano: la famiglia tradizionale è in crisi. I matrimoni calano, divorzi e separazioni aumentano e si fanno sempre meno figli, 1,42 il tasso di natalità per donna. Lei ha parlato della necessità di “un fisco amico delle famiglie”. Ossia?
E’ quello su cui stiamo lavorando da tempo. La bozza sul piano famiglia c’è e ci continueremo a lavorare.

Dal centrosinistra Livia Turco accusa il governo di essersi presentato alla Conferenza sulla famiglia “a mani vuote” dopo aver tagliato il fondo famiglia dell’80% rispetto allo stanziamento del precedente governo Prodi. Diciamo che se la famiglia tradizionale è in pericolo anche voi ci avete messo del vostro…
Assolutamente non è così, anzi! Il governo si è presentato oggi a mani piene consegnando un pacchetto di oltre 40 miliardi di aiuti distribuiti in 20 miliardi in due anni per la cassa integrazione dei padri di famiglia, 15 miliardi di benefici fiscali destinati alle famiglie e altri 15 di fondi Inps fuori dalle pensioni. Il taglio dell’80% delle risorse di cui parla la Turco consiste in 400 milioni in meno rispetto a quello che aveva destinato il governo Prodi. A sinistra, come al solito, si fa polemica sul niente con dichiarazioni livorose, toni astiosi e polemiche di basso conio.

Il ministro Sacconi ha inizialmente parlato di aiuti “solo agli sposi con figli”.  Perché discriminare i figli delle coppie che liberamente hanno scelto di non sposarsi?
Il ministro Sacconi non ha detto altro che quello che recita la Costituzione italiana e cioè che lo Stato deve aiutare la famiglia naturale basata sul matrimonio e con figli. Se qualcuno pensa che sia possibile aiutare tutti, 60 milioni di persone, si rilegga gli articoli della Costituzione che parlano di questo.

A Bastia Umbra Gianfranco Fini ha ribadito la sua apertura nei confronti della famiglia non tradizionale. Sarà questo un altro dei possibili motivi di rottura con il governo?
Il discorso di Fini è stato molto contraddittorio: da una parte ha detto di voler allargare l’alleanza all’Udc, dall’altra di voler dare diritti a tutti i tipi di famiglia, cosa di cui l’Udc non vuole nemmeno sentir parlare. Quindi delle due l’una. Fini decida cosa vuole davvero.

Commenti

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Il 9 Novembre 2010 alle 12:54 indigesto ha scritto:

Del termine “razzista”, oltre che d’un uso improprio, se ne sta facendo un uso ridicolo. Ma in questo Paese, dove alcune forze hanno perso da tempo il senso del ridicolo, c’è da aspettarsi di tutto!

Il 9 Novembre 2010 alle 20:35 yahuwah ha scritto:

Blablablabla………….., nazione da 3 mondo, altro che rottamazione per i cosidetti “politici”: deportazione di massa in SIBERIA, volo di solo andata.

(ASCA) - Roma, 9 nov - Con il dispiegarsi degli effetti della crisi sul mercato del lavoro, nell’ultimo anno l’incidenza delle jobless households (famiglie senza alcun componente occupato) e’ tornata ad aumentare. E’ quanto emerge dalla pubblicazione ”Le famiglie italiane e il lavoro: caratteristiche strutturali ed effetti della crisi” della serie ”Questioni di Economia e Finanza” di Banca d’Italia che ricorda come i lavori pubblicati riflettano esclusivamente le opinioni degli autori, senza impegnare la responsabilita’ delle Istituzioni di appartenenza. Nel 2009, si legge nel documento, le famiglie senza lavoro erano oltre 2,5 milioni, circa il 15 per cento della popolazione di riferimento, e oltre la meta’ erano residenti nel Mezzogiorno. Un dato aumentato rispetto all’anno precedente: il numero delle jobless households, infatti, nel 2009 e’ cresciuto di quasi il 10 per cento rispetto al 2008 mentre l’incidenza sulla popolazione di riferimento e’ aumentata di oltre un punto percentuale. A tale incremento si e’ affiancato anche quello delle famiglie con un solo adulto occupato (2,2 per cento), mentre si e’ ridotto il numero di quelle con almeno due adulti occupati (-3,3 per cento). L’aumento del jobless household rate e’ stato piu’ accentuato nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord. Un aumento che deriva soprattutto da una maggiore difficolta’ di uscita dalla condizione di non occupazione, piuttosto che da un aumento della probabilita’ delle famiglie di entrare nello stato di totale inoccupazione.
(ASCA) - Roma, 9 nov - In Italia la crisi ha colpito in modo piu’ intenso i piu’ giovani, tipicamente conviventi con i propri genitori, e la struttura familiare italiana, riflesso di una piu’ accentuata tendenza degli italiani a vivere in famiglie ”allargate” (con piu’ adulti oltre al capofamiglia e al coniuge) e a costituire un nuovo nucleo familiare solo se occupati, ha quindi attutito gli effetti della crisi sul benessere degli individui. E’ quanto emerge dalla pubblicazione ”Le famiglie italiane e il lavoro: caratteristiche strutturali ed effetti della crisi” della serie ”Questioni di Economia e Finanza” di Banca d’Italia che ricorda come i lavori pubblicati riflettano esclusivamente le opinioni degli autori, senza impegnare la responsabilita’ delle Istituzioni di appartenenza. L’evidenza statistica proposta in questo lavoro conferma che nell’attuale quadro congiunturale la famiglia ha svolto un ruolo di ammortizzazione sociale, attenuando gli effetti negativi della crisi economica sul mercato del lavoro. L’incremento delle jobless households (famiglie senza lavoro), sebbene significativo, e’ stato inferiore a quello potenziale poiche’ il calo dell’occupazione ha principalmente riguardato famiglie dove almeno un altro adulto (tipicamente il capofamiglia) ha mantenuto il posto di lavoro. Proprio alla luce di queste considerazioni, alcune importanti questioni rimangono sul campo. Innanzitutto vi e’ un problema di sostenibilita’: quanto a lungo la famiglia avra’ la capacita’ di attutire gli shock negativi? In secondo luogo, e’ equo questo modello sociale? Affidare alla famiglia un ruolo vicario rispetto alle politiche pubbliche significa ammettere che vi sia una rete di protezione differenziata a seconda della famiglia di origine. Infine, quanto e’ desiderabile tutto cio’? La maggiore dipendenza dalla famiglia d’origine limita la capacita’ dei giovani di perseguire progetti di vita autonomi, la loro partecipazione economica e sociale, la loro propensione ad abbandonare la condizione di ”figlio” e assumere il ruolo di genitore. Questi, conclude la pubblicazione, sono costi per i singoli e per la collettivita’ che nessuno ha ammortizzato.

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