

di Antonella Piperno
Meno male che la sera del 29 ottobre Mauro Masi si è tirato un po’ su con gli applausi incamerati al party Telethon, quando con Pippo Baudo ha esposto alla platea vip l’impegno Rai per la ricerca. Perché al mattino a rovinargli la giornata era arrivato un telegramma. Firmato da tutti i consiglieri, di destra e sinistra, tranne l’ex an Guglielmo Rositani, lo invitava a trasferire la delega operativa per la guida di Rai Parlamento, affidata al vice Gianni Scipione Rossi (sponsorizzato da Rositani e fratello di Filippo, il direttore di Fare futuro) dai primi di agosto, quando era andata in pensione la direttrice Giuliana Del Bufalo. Un ultimatum irrituale nella storia della Rai, al quale il direttore generale ha obbedito nominando l’altra vice Simonetta Faverio, di area leghista. Dettato dopo che Masi aveva trascurato le sollecitazioni (compresa un lettera del presidente Paolo Garimberti) a una nuova delega prima del 3 novembre: quando Scipione Rossi, trascorsi tre mesi dalla guida provvisoria, sarebbe diventato direttore per vie legali.
Un nuovo smacco per Masi, come se non fossero bastati l’invito di Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini a dimettersi, il debito Rai di 120 milioni di euro, lo scontro con i sindacati, il soprannome «bel Cecè» (mutuato dalle vignette del Signor Bonaventura) affibbiatogli da Giampaolo Pansa, ispirato dai suoi vanitosi gessati. Sgambetto seguito, il 4 novembre, dall’ennesimo stop alle nomine a Raidue, Rainews 24 e appunto Rai Parlamento, alla vigilia della sua settimana più dura.
L’8 prende il via la mina vagante Vieni via con me e dal 9 all’11, per la prima volta nella storia Rai, i giornalisti andranno alle urne per una mozione di sfiducia presentata dall’Usigrai. Sempre il 9 la commissione di vigilanza ascolterà tutti i consiglieri dopo la lettera in cui quelli di opposizione si sono detti preoccupati «per lo stato di salute dell’azienda».
Centrali restano le nomine, sulle quali la maggioranza, non proprio entusiasta dell’operato di Masi («ha varato palinsesti più di sinistra di quelli dell’epoca di Sandro Curzi» sibila qualcuno), non riesce a trovare un accordo. Il consigliere tremontiano Angelo Maria Petroni, timoroso di nuove cause, nega le poltrone, per Raidue e Rainews 24, a Susanna Petruni e Franco Ferraro. Tutto fermo insomma.
Masi, che le voci vorrebbero sulla poltrona di una controllata dallo Stato ad aprile, ha appena detto a Libero che intende restare al suo posto. Ma girano già nomi di successori: gli attuali vicedirettori generali Lorenza Lei e Giancarlo Leone, il consigliere Antonio Verro. E il clima peggiora di giorno in giorno. Circolano pure frecciate sulle sue auto blu: il dg, che in materia ha annunciato tagli, gira su un’Audi 3000; ne ha una per le commissioni del suo staff e su un’altra auto Rai ha piazzato i due carabinieri di tutela (cioè incaricati di sedere nella sua stessa macchina) con cui è arrivato da Palazzo Chigi. Tanti si chiedono se si autoridurrà .
- Lunedì 8 Novembre 2010
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.