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C’è un paese, in provincia di Verona, che fino a due giorni fa era conosciuto come il maggior produttore di uno dei vini bianchi italiani più apprezzati al mondo: il Soave. 800 ettari di vigneto in pianura, più altri 800 ettari in collina per il Soave Classico. Oggi, invece, Monteforte d’Alpone è famoso per essere stato il luogo più pesantemente colpito dalla alluvioni che hanno devastato il Veneto: 35 milioni di euro di danni. “Si sbaglia – mi corregge subito il sindaco, Carlo Tessari, mentre aspetta in Prefettura a Padova l’arrivo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – siamo a oltre 39 milioni!”. 39 milioni di euro di danni in un paese che conta poco più di 8mila anime. 8mila lavoratori amanti della loro terra che oggi, disperati – ma non piagnucolanti – pretendono di essere aiutati a ripartire.
Degli oltre 1600 ettari destinati alla coltivazione della vite, l’attività economica più importante di Monteforte, 500 sono oggi sott’acqua. “Ci sono intere porzioni di territorio – spiega il sindaco – dove sarà necessario ripiantare tutto”.
Una vocazione, quella vitivinicola, che in questo luogo ha origini antichissime, grazie alla natura vulcanica del terreno, alle colline e soprattutto a un clima favorevole. Favorevole almeno fino al giorno di Ognissanti, quando dal cielo è sembrato abbattersi su questa gente il castigo divino per tutto il male inflitto dagli uomini alla Natura.
“Confidiamo adesso che il meteo migliori e ci consenta di ricominciare, perché la voglia di ripartire è tanta ma la devastazione è stata enorme. Dalle case è stato spazzato via tutto, sedie, pentole, frigoriferi: non c’è più niente”.
Intanto gli aiuti “sostanziosi e immediati”, promessi dal premier Silvio Berlusconi due giorni fa, sono arrivati: 300 milioni di euro subito e sospensione delle rate dei mutui per le persone colpite dall’emergenza, mentre l’Abi ha deciso lo stanziamento di 700 milioni di euro attraverso prestiti alle famiglie e alle imprese. “300 milioni di euro sono solo un piccolo acconto di quel miliardo di cui ha parlato il governatore Luca Zaia. Io ho chiesto anche la sospensione degli interessi sui mutui e del pagamento di luce e gas fino alla fine dell’emergenza. Questi aiuti ci spettano, li pretendiamo, sono un nostro diritto. In cento e più anni di storia non abbiamo mai chiesto niente, adesso è arrivato il momento di farlo e di essere accontentati”.
Ma Carlo Tessari non è il tipo che chiede senza darsi da fare in prima persona e con il parroco, tre consiglieri di maggioranza e due di minoranza, ha attivato un ’’Fondo di solidarieta’ comunale’’ pro alluvionati. “Lo abbiamo fatto affinché la gente, le banche, le associazioni, chiunque voglia, possa versare soldi che possiamo subito utilizzare per dare una mano a chi ha bisogno, perché come si sa non possiamo tirar fuori denaro in altro modo per via del patto di stabilità”.
E a chi, come il ministro delle Politiche Agricole, il veneto, Giancarlo Galan rimprovera agli alluvionati “un piagnisteo eccessivo”, il sindaco risponde con un invito: “Venga a vedere di persona cosa è rimasto nelle case della gente, cosa significa per queste famiglie aver visto passare qualcosa che ha spazzato tutto via. Non è mica un piagnisteo il nostro, è dolore”.
- Giovedì 11 Novembre 2010

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Commenti
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Il 11 Novembre 2010 alle 23:39 sgarikka68 ha scritto:
io il mio dolore l’ho subìto senza avere e senza chiedere niente. il mio dolore è stato chiudere la mia azienda che avevo creato da quando a 18 anni invece di pensare alle ferie pensavo di creami un avvenire, quando al mare pensavo alla mia terra. Ho vissuto 25 anni con la speranza di vedere ricompensate le mie fatiche, speranze illuse da un governo cieco, freddo e calcolatore e dai politici che lo abitano che hanno imparato ad essere ottimi attori recitando ruoli interessanti alle commemorazioni, ai comizi e manifestazioni varie, politici che hanno imparato a dare ragione a tutti. Io la mia azienda l’ho chiusa grazie ai contributi inps che da noi al sud sono come le multe latte e grazie alla nevicata eccezzionale del 2007 che mi costrinse ad abbattere 2 ettari di oliveto e tutto questo senza avere e senza chiedere niente a nessuno, chiudendo solamente senza nessuna lamentela sapendo già che nessuno si sarebbe mosso per fare qualcosa.questa mia missiva è indirizzata alla gente del nord che ci indica come sfruttatori, io mi domando in questo loro momento di crisi anche se so di avere torto, chi vuole sfruttare chi? io e come me tanti del sud nò di certo. E aspetto le mosse del governo per vedere se è vero che siamo tutti uguali. dai primi riscontri mi sembra di no
Il 12 Novembre 2010 alle 10:24 cantastorione ha scritto:
E’ vero caro sgarikka, lei ha ragione, non tutti al sud sono degli scansa fatiche e disonesti, io ho molti amici al sud che sono migliori di molta gente del nord, purtroppo però la maggioranza è ben altra cosa, e non si può parlare di colpa dello stato o del mercato, la questione è secolare… In ogni caso Galan dovrebbe contare fino a dieci e poi tacere, perché quando apre bocca fa più disastri del Bacchiglione….
Il 12 Novembre 2010 alle 11:01 claudiadaconto ha scritto:
Gentile signora sgarrika, se vuole mandarmi il suo numero di telefono al mio indirizzo di posta elettronica magari può raccontarmi la sua storia ed eventualmente pubblicarla. Può scrivermi a claudiadaconto@hotmail.com
A presto
Il 13 Novembre 2010 alle 19:21 pv21 ha scritto:
Il Sindaco forse non ricorda che il Veneto per decenni è stato il “polmone elettorale” della DC e che i governi democristiani hanno generosamente “sostenuto” tutto il tessuto economico. Oggi, in tempi assolutamente record, sono arrivati consistenti “aiuti” da PDL e Lega. Le tragedie sono tragedie, a qualsiasi latitudine. Ma ricorrere all’arte dell’arrangiarsi non vale solo per il paese del BARBIERE e il LUPO …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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