

di Pietrangelo Buttafuoco
ALLORA: «BELLEZZA MODESTA». E su questo ci siamo, perfino molliccia e goffa è la sua immagine, adorna com’è di peletti prepuberali. Poi: «sex appeal limitato». E su questo è meglio sorvolare. Quindi, un «gusto discutibile». Quanto a cravatte, per dire, eguaglia un Gianfranco Fini. E, infine, una «certa casalinga inespressività». Anche su questo il parametro si parametra. Sembra sempre sul punto di porgere lo stantuffo per sturare il lavandino, ma col gesto eroico di chi vuol celare l’affondo di una spada, la famosa Durlindana del culturalismo da pisello piccolo, non aggressivo. Abbiamo elencato le categorie identificative dell’everyman, l’uomo assolutamente medio, teorizzato nel 1961 da Umberto Eco a proposito di Mike Bongiorno, e siccome non ci mancano certo le corna, certi di fare un piccolo dispetto che mai e poi mai il grande semiologo vorrebbe adesso fare a chi lo rannuvola d’incenso, queste stesse categorie, giusto a distanza di molti anni (un’era fa), le abbiamo appena prima sovrapposte all’italiano degli italiani di oggi, al campione assoluto della furbizia pop, ovvero il signor F, Fazio Fabio.
Tutte «le virtù morali e intellettuali in grado medio» del Mike di ieri ancora oggi, sempre secondo la lectio di Eco, si replicano nel cerimoniere di Che tempo che fa e Vieni via con me. E il teorema, in bella forma, sull’uomo idolatrato da milioni di persone – quello che così recita: «Deve il suo successo al fatto che in ogni atto e in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere trasmette una mediocrità assoluta e un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costrizione o finzione scenica» – vale ieri come oggi, ed ebbe valore per Mike come adesso per questo straordinario presentatore, giustamente pagato 2 milioni di euro l’anno, su cui lo spettatore italiano vede glorificato il ritratto del proprio limitato orizzonte etico ed estetico.
Il professore Eco non ci concederebbe mai l’avallo di una simile sovrapposizione iconica, ovvero un Fazio Fabio in luogo di un Rischiatutto. Avendo però nel frattempo rivalutato Mike Bongiorno, potrebbe magari perdonarci, perché elevare le virtù in grado medio dell’everyman al canone del civismo pedagogico, a quella paideia fatta di Costituzione e generico ambientalismo (così come di generico femminismo, generica filantropia e generica sinistrina è fatta l’opinione pubblica media dell’italiano medio) è un capolavoro dell’acchiappacitrulli niente male.
È la banalità di sinistra che coincide con la banalità nazionale. Non è un qualcosa di traducibile nella scheda elettorale e nessuno si meravigli se adesso lo proponiamo noi il teorema nel considerare l’italiano medio ovviamente di sinistra, anzi, di sinistrina. Quelle massaie che vedono Rete 4, infatti, sono le stesse che poi si sintonizzano su Raiuno o su Raidue, dove nella palude postprandiale non mancano le commoventi ed edificanti morali omosessualiste, le prediche slowfood, gli anatemi solidaristi.
Ed è per questo che il furbissimo Fazio Fabio, italiano medio, riesce a camuffare perfino Belzebù, se nella prima puntata di Vieni via con me butta in mezzo alla scena una suorina giusto per prendere al laccio chiunque, perfino uno smaliziato come Giovanni Valentini che, su Repubblica, esalta la «tv civile fatta con la giovane precaria, il pensionato e la suora impegnata nel sociale». Nessuno che abbia informato Valentini e lo spettatore della cruda e poetica identità della suorina: Giuliana Galli, potentissima vicepresidente della Compagnia di San Paolo, legata alla Banca Intesa, praticamente un banchiere.
Banalità di sinistra amplificate dalla granitica immobilità del – e citiamo ancora Eco – tipico «aristotelico per difetto», quello per cui A è uguale ad A e «tertium non datur». Quello che non fa ridere quando viene detto da Silvio Berlusconi trova, al contrario, la propria impennata comica con Roberto Benigni. Lo stilema è lo stesso, l’operazione è uguale, tutti e due fanno fare all’incolpevole Rosy Bindi la figura della racchia, ma si sa: Benigni e Berlusconi possono ballare insieme. Solo che l’uomo medio di sinistra questo non lo sa, anzi, non vuole saperlo.
Al tempo del Mike, la tv non era ancora diventata il cuscino trapuntato di colte sfumature, quello che è Fazio Fabio, cuscino di pregiate natiche. Come possiamo non fare ancora un parallelo tra il Bongiorno di allora, stigmatizzato da Eco, servile verso i miti del proprio tempo («Alla signora Balbiano d’Aramenga bacia la mano e dice che lo fa perché si tratta di una contessa (sic)»), e la stucchevole intervista a madame Carla Bruni del signor Fazio Fabio?
Pregiate natiche, si diceva. Cui dedicare l’ammicco, il gesto ruffiano, quel far sempre finta di mettere da parte la politica, e se qualcuno fa una battuta per buttarla in politica, Fazio Fabio fa la finta di essere sopraffatto, come quando ogni volta che Luciana Littizzetto dice «culo» lui fa la faccia di quello travolto dalla parola culo. Imperdibile, a questo proposito (nel senso del sentirsi sopraffare, per carità), l’incontro con Giulio Tremonti.
E fa finta di essere nel pieno della cultura il Fazio Fabio, ma ancora una volta con quella preterizione della grammatica tv già collaudata nella Fenomenologia di Mike Bongiorno: «Mi di-ca un po’, si fa tanto parlare oggi di questo futurismo» ripete lo schema, come quando smozzica la domanda, un po’ per volta per fare la finta dell’educato conduttore.
La cultura è come il sesso, non si dice quando si fa, ma se il tanto vituperato Augusto Minzolini si mette alle spalle la Treccani, Fazio Fabio, che è furbo, fa un’operazione più sapiente e si circonda solo di gente che cita a orecchio libri mai letti. E hanno voglia, perciò, gli italiani medi, a immedesimarsi nel classico genere di sinistrina del mangiare pulito, dell’usare poco il telefonino e dell’ammorbidire l’animo dell’uomo con la musica di Claudio Abbado, come se la musica fosse una cosa di sinistra e non un neutro assoluto. Come Mike Bongiorno, anche Fazio Fabio dimostra «sincera e primitiva ammirazione per colui che sa».
A partire da L’Orecchiocchio, un programma di Raitre dell’era precedente ad Angelo Guglielmi di Mario Colangeli dove con Fazio Fabio emergevano Lella Costa e un delizioso Daniele Luttazzi, presentato nei corridoi di viale Mazzini come «consigliere comunale della Dc, area dorotea», tutte le trasmissioni del nuovo Mike fino al suo geniale Sanremo (l’aggettivo però riguarda Agostino Saccà che ebbe l’idea di metterlo lì) hanno sempre avuto questa dogmatica del valore medio e del luogo comune travestito dal fuori del comune. Se possiamo azzardare un’eresia rispetto alla lettura ortodossa di Eco cui ci siamo costretti, con Fazio Fabio, rispetto a Mike, avanza un René Magritte in piena regola. Con i suoi Renato Dulbecco a Sanremo, infatti, sembrava strappare una supplica. E perciò: «Questa non è una pipa». E dunque: «Questo non è un presentatore». A tenere il pennello in mano, quella volta, era Saccà, adesso che il pizzetto di Fazio Fabio è sempre di più un’epifania della sinistra.
A volte fa un mestiere non suo, l’intervistatore professionista, come con Sergio Marchionne, a volte sonnecchia nel suo essere metodico, quasi un ordinato compilatore di fogli protocollo in una giornata di compito in classe. In ogni sua apparizione però mantiene la promessa di una personalità assolutamente servizievole, sa, infatti, farsi spalla su cui far scivolare la grandezza del suo eventuale ospite.
Senza le asperità del diverso. Alla Mondadori, divisione libri, dove pure lo venerano tanto fa fare soldi con i libri, democraticamente corretti, presentati di volta in volta, ancora adesso non sono riusciti a fargli invitare Antonio Pennacchi (di cui teme le invettive da comunista, sia chiaro) e rischia perfino di risultare ingrato il Fazio Fabio, lui così morbido, lui che dovrebbe apprezzare quello che disse e ripete sempre Gian Arturo Ferrari, ex direttore generale della divisione Libri del Gruppo Mondadori: «Non si sente alcun bisogno di fare in Italia Apostrophe (il sofisticato programma francese dedicato ai libri, ndr). Abbiamo già la più bella trasmissione di libri ed è Che tempo che fa». Senza le asperità, senza il minimo sospetto di una funzione critica. Questo si chiedeva a suo tempo a Mike, questo offre oggi Fazio Fabio che, come Bongiorno, è solo un posto mancato di senatore a vita. Quando con Roberto Saviano hanno duettato sul «vado via dall’Italia perché» e sul «resto in Italia perché», hanno copiato Ficarra e Picone nel celebre e poetico rimbalzo «mi vergogno di essere siciliano perché» e «sono fiero di essere siciliano perché», poi hanno invitato Nichi Vendola a fare l’elenco insultante di 32 modi di dire omosessuale.
Se Fazio Fabio non fosse dunque furbo, e se Berlusconi avesse voglia di essere spiritoso, dovrebbe prenotarsi in scena, nella prossima puntata, e davanti a Saviano e Fazio Fabio recitare tutti i modi in cui viene insultato: Al Tappone, Berluskaiser, Berluscaz, Nano e così via di Banana e Banana. Ma finirebbe che verrebbe giù tutta la Fenomenologia. E al professore Eco ne deriverebbe l’obbligo di scrivere un aggiornamento.
| MASI STOPPA FAZIO: NO A INVITI A BERSANI E FINI. ED E' POLEMICA |
| No alla presenza dei politici a Vieni via con me, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano in onda il lunedì in prima serata su Raitre. Il vicedirettore generale della Rai Antonio Marano, sentito il direttore generale, Mauro Masi, ha inviato - a quanto si apprende - una nota di servizio al direttore di rete Paolo Ruffini evidenziando che la presenza di politici (nella fattispecie Fini e Bersani) nella trasmissione non era prevista nella Scheda Prodotto Programma. Tale partecipazione inoltre - si fa notare - risulta in contrasto sia con la direttiva del direttore generale dello scorso mese di agosto, sia con la direttiva della commissione di Vigilanza del marzo del 2003 che con quella del precedente dg, Claudio Cappon, del gennaio del 2009. Marano ha inoltre ricordato che anche la presenza del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ospite del programma lunedì scorso, non ci sarebbe dovuta essere. Pertanto la direzione generale ha invitato Ruffini ad attenersi alle disposizioni vigenti. La |
- Venerdì 12 Novembre 2010
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Commenti
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Il 12 Novembre 2010 alle 18:52 pv21 ha scritto:
Berlusconi canta, racconta barzellette ed è anche giocoso. Perchè non dovrebbe avere la voglia di essere “spiritoso” e calarsi nello studio di Fazio? Sarebbe un altro modo di catturare il CONSENSO SURROGATO di chi si affida alla fascinazione mediatica …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
Il 12 Novembre 2010 alle 22:00 indigesto ha scritto:
E’ la sinistra che produce da sempre “fenomeni”. Fazio andava lasciato tuttalpiù al calcio!
Il 12 Novembre 2010 alle 23:50 teocos ha scritto:
Ma oggi chi comanda nella Rai? Ricordo negli anni novanta le trattative per il rinnovo del contratto integrativo dei giornalisti Rai ( che aggiungeva notevoli integrazioni economiche e benefici di status rispetto a quello nazionale). La delegazione aziendale era composta dal direttore del personale(Psi), dal vice direttore(Dc) e dal dirigente delle relazioni industriali (Pc) che simulavano un confronto sindacale da manuale. Quale consulente aziendale dell’associazione sindacale padronale ( Intersind) venivo spesso invitato dalla stessa Usigrai a moderare la controparte aziendale che tendeva a concedere più di quanto rivendicato dal sindacato medesimo. Tuttavia il quadro generale dei rapporti era soggetto a regole, partiticamente condivise e discutibili quanto si vuole, ma a nessuno era concesso di mettere in discussione la gerarchia aziendale. Era sicuramente un sistema inaccettabile ma secondo la logica della prima repubblica funzionava. Adesso siamo in piena qualunque! Il sindacato tace e tutti sembrano sfidare tutti. A parte il fatto che noi finanziamo questa ristretta cerchia di impavidi e coraggiosi partigiani dei propri comodi a cui del paese non importa un fico, si affermi chiaramente che siamo in pieno clima rivoluzionario così anche il popolo, per definizione democraticamente titolato ad intervenire, potrà fare la sua parte con i mezzi a sua disposizione! Non è più accettabile che questa azienda debba essere metodicamente utilizzata dai soliti noti per riproporre lo scenario del conflitto politico nazionale a spese dei contribuenti!
Il 12 Novembre 2010 alle 23:52 teocos ha scritto:
Segnalo che l’orario non è stato aggiornato con l’ora legale.
Il 13 Novembre 2010 alle 8:53 boghero ha scritto:
Quanto rumore per nulla… dov’è il problema, mediamente abbiamo politici mediocri, più parlano e più si fanno male..
Poi a mio avviso Fazio non è un problema, il problema è l’opinionismo di contorno che non vale na’ cicca.
Faccio un esempio: L’intervista a Marchionne è stata interessante ma senza reali polemiche, anzi basata sulla banale realtà dei fatti. Quello che mi ha sconvolto è tutto il rumore e la disinformazione che ne è uscito. Sembrava di ascoltare commenti da un’universo parallelo.
Fini, avrà questa ed altre occasioni per parlare, e probabilmente non farà altro che mantenere la linea banale che ha tenuto fino ad ora. Fini e Bersani, non riscuoteranno la mia fiducia finchè non diventeranno un po’ più maturi.
Ieri sera alle Invasioni Barbariche si è visto uno di sinistra veramente quadrato. Se fossi stato al posto di Tosi ad un certo momento mi sarei alzato a stringere la mano a Michele Emiliano, sindaco di Bari.
Ci sono persone in grado di dare l’idea della concretezza.. altre assolutamente no.
Non ci si preoccupi quindi se queste vanno in televisione, ci si preoccupi invece se non va in televisione un Emiliano o altri come lui. Questo giustifica il fatto che il PD è al 25%… aggiungo senza contare che dentro quel 25% c’è il traino di Renzi, Emiliano ed altri, che in aree precise del paese aiutano il mero conto dei punti percentuali…
Il 13 Novembre 2010 alle 10:56 nhico ha scritto:
C’ è nell’aria l’ansia di nuove elezioni politiche e Travaglio dal suo foglio prepara il terreno a Di Pietro. Come? Cercando di mettere alla berlina tutti i diretti competitor. Ha iniziato a farlo già da ieri inviando una letterina a Vieni via con me dal titolo Caro Roberto datti una spettinata. Di spettinare Saviano non gliene può fregare di meno a Marcuccio, ma spettinandolo ridicolizza la trasmissione e il sottostante tentativo di dare un po’ di belletto all’arcipelago della sinistra. Salva solo Benigni. Il magnifico, lo chiama. Anche se il comico non ha fatto altro che ripetere le gag di sempre. Tutte cose viste e riviste. Prive di mordente perché prive di novità e molto spesso anche di dignità artistica. Con Benigni in scena l’imprevedibile è morto. Oramai si muove sulle tavole del palcoscenico o negli studi televisivi come una marionetta. Appeso al filo dell’ ovvietà. Eppure Travaglio sorvola , tutto intento ad avvolgere in fogli di carta moschicida “un Vendola sempre più imparruccato” e un Pd che non è altro che “La versione televisiva delle figurine Panini veltroniane”. Tanto da potere essere tutto collocato a contorno nei presepi che tra qualche settimana si cominceranno ad allestire nelle nostre case. Ha dovuto cantare un alleluia perfino ad Orlando, pur di continuare a tenere nel cono di luce l’ex pm. Ha avuto davvero stomaco, perché, per colpa del destino cinico e baro, l’immagine di Orlando Cascio, proprio per quel richiamo in trasmissione del fango che lui aveva buttato a secchiate sulla toga di Falcone, era nauseante. Della Rai, quella Rai per la quale paghiamo il canone, e che è diventata un groviglio di serpenti, niente. Del resto, la vulgata vuole che è al servizio del ras di tutte le tv italiche. E tanto basta.
Il 14 Novembre 2010 alle 12:29 thanatos ha scritto:
Fazio è il comunista più subdolo più ruffiano più falso che esista.Si tinge di bravo presentatore,magari super partes (,si come Fini) però invita alla sua trasmissione solo i rossi,ma di quelli che nutrono per Berlusconi un odio viscerale.Non parliamo del suo ospite fisso,quella volgarona,nelle pose e nelle frasi della Littizetto.Berlusconi è il padrone di tutte le televisioni,ma guarda un pò,nonostante i vari divieti del direttore,i rossi,loro e solo loro,in RAI sono sempre i benvenuti accolti con fiori e dolci e ,piccolo particolare,con lauti compensi.
Il 14 Novembre 2010 alle 17:57 pasalaam ha scritto:
Francamente, non capisco.
Ben sapendo di quali argomenti si tratti, quando vanno in onda: annozero, e compagnia, mi guardo un film oppure esco con gli amici.
Quale é il senso di aumentare “l’audience” di un programma stupido per il solo gusto di poterlo criticare il giorno seguente?
Non vi fà sentire un po’ presi per i fondelli?
Se vi piace, guardatelo.
Se non vi piace, non guardatelo.
Altrimenti, fate il gioco dei nostri avversari e fornite loro la scusa per continuare.
Se tutti coloro che disprezzano questi giullari facessero così, sarebbe finita da tempo e forse fazio e compagni caverebbero patate, invece di prenderci per i fondelli.
Con i nostri soldi.
Il 14 Novembre 2010 alle 20:05 pv21 ha scritto:
Rischioso andare in TV quando si ha la memoria “corta”.
Fiducia al Senato e sfiducia alla Camera? Allora si sciolga solo la Camera – ha sentenziato il Cavaliere.
Prodi potrebbe ricordargli che nel 2008 ebbe la fiducia della Camera e fu sfiduciato dal Senato. Allora fu proprio l’opposizione di Destra a pretendere lo scioglimento di tutto il Parlamento e Napolitano firmò il Decreto.
Il Cavaliere non se lo ricorda? Eppure non sono passati neanche 2 anni. La storia insegna che la FEBBRE del TRIBUNO non dimentica i suoi interessi fino agli esiti più impensabili …
http://www.vogliandare.it/nat/.....ps1.html
Il 14 Novembre 2010 alle 21:31 pasalaam ha scritto:
Non é una questione di memoria, prodi era un pisquano, il cavaliere nò.
Il 17 Novembre 2010 alle 15:59 p.a.d ha scritto:
Fazio? E chi è?
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