Primarie, sfida a quattro per strappare Milano al centrodestra

L'architetto Stefano Boeri è sostenuto dal Partito democratico

L'architetto Stefano Boeri è sostenuto dal Partito democratico

Di Anna Maria Angelone

Le primarie per scegliere il candidato di centrosinistra che sfiderà l’attuale sindaco Letizia Moratti entra nell’ultima settimana di campagna elettorale. Il 14 novembre, con una stima di 100 mila elettori, si misureranno l’architetto Stefano Boeri, l’ex presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida, l’avvocato Giuliano Pisapia e il fisico Michele Sacerdoti. In settimana, due istituti hanno fotografato un testa a testa fra Pisapia e Boeri: per la Swg il primo conquisterebbe il gradimento del 43,5 per cento degli elettori mentre l’architetto si fermerebbe al 40. Esito rovesciato, invece, secondo la Ipr Marketing che vede vincente Boeri con il 43 e Pisapia al 40. Insomma, una lotta all’ultimo voto.

Partite in sordina nel mezzo dell’estate, le primarie hanno in realtà riservato più di una sorpresa: Onida ha sollevato il problema per gli indirizzari dei votanti delle passate primarie. Un lungo tira e molla che si è composto solo pochi giorni fa, dopo avere provocato le dimissioni del presidente del comitato organizzativo, Costanzo Ariazzi. Il costituzionalista chiedeva di mettere i dati a disposizione di tutti gli sfidanti mentre il Pd nicchiava, visto che ave- va organizzato l’ultima edizione del 2009.

Onida ne ha fatto una questione di principio, parlando di «partita falsata»: perché dare voce agli elettori se poi diventa una prova di forza tra partiti? Alla fine ha avuto ragione e il comitato si è impegnato a fare da cinghia di trasmissione. Nel ponte di Ognissanti è stata la volta di Boeri. Motivo: la sponsorizzazione dei leader politici nazionali agli sfidanti in lizza. «Mi auguro che la campagna di queste ultime settimane non sia delegata ai leader nazionali» ha ammonito. Nel mirino, Giuliano Pisapia che sabato 6 novembre riceverà l’imprimatur del neoeletto presidente di Sinistra, ecologia e libertà, Nichi Vendola, al Teatro Dal Verme di Milano. La tenzone, seppure con toni garbati, è proseguita nei rispettivi siti dei due candidati fino a una pacifica tregua. Semplici schermaglie da campagna elettorale o riverbero delle frizioni dei partiti per leadership nella sinistra?

Di certo la posta in gioco è alta. La battaglia per la poltrona di primo cittadino a Milano, ininterrottamente in mano al centrodestra da 20 anni, è un simbolo per il riscatto del centrosinistra al Nord contro Lega e Pdl, che nelle ultime regionali hanno stravinto. In più, in palio c’è l’Expo 2015. Le scosse di una politica nazionale, in questo contesto, si fanno sentire ancora di più.

BOERI, L’ARCHISTAR
Per il momento i quattro candidati, nessuno dei quali è di fatto espressione di un partito, si contendono i voti sui temi d’obbligo nell’agenda di ogni sindaco: sicurezza, ambiente, traffico, urbanistica, burocrazia. Boeri, sostenuto dalla segreteria del Pd, appare quello con la «visione» di più lungo respiro: «Quale è l’idea di Milano nei prossimi 20 anni? È da qui che dobbiamo ripartire» spiegava poche sere fa al circolo Arci. Proviene da una delle famiglie più in vista di Milano. Sua madre, l’architetto Cini Boeri, è un pezzo di storia del design italiano, suo fratello Tito è economista alla Bocconi, Sandro è giornalista scientifico e direttore di Focus. Per Boeri lavorano 15 giovani e sette creativi reclutati fra l’agenzia Proforma, che ha già portato alla vittoria Vendola, e la milanese Ideificio.

Quando gli piovono addosso le critiche degli avversari di essere troppo vicino a Moratti (fino alla candidatura è stato nel team degli esperti per l’Expo) o di essere espressione dell’ala radicalchic, Boeri allarga le braccia: «Sono stanco delle etichette». E confessa di credere a questa sfida, per la
quale ha messo in moto anche la sua rete di conoscenze internazionali. Con l’ex sindaco di Londra Ken Livingston ha definito le proposte per la sicurezza («basta considerarlo un tema del centrodestra» dice Boeri) mentre da uno studio di Barcellona ha mutuato come ridare vita a quartieri degradati tramite appartamenti destinati all’affitto per i giovani e gli universitari.

PISAPIA, L’AVVOCATO GARANTISTA Pisapia appare il candidato più conosciuto fra i milanesi, avendo seguito processi di peso come Toghe sporche e il G8 di Genova, nel quale rappresentava la famiglia di Carlo Giuliani. Un passato da scout, barelliere per la Croce rossa, fan di Topolino, gran mangiatore di crème caramel e patit di Alfa (non l’ha mai abbandonata), il 61enne penalista è l’unico con un passato da vero politico, essendo stato già parlamentare due volte, eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista nel 1996 e nel 2001. Ma a chi lo ha tacciato oggi di essere troppo schiacciato a sinistra, Pisapia ha risposto: «Non sono comunista ma uomo di sinistra».

Dietro di lui, gli esperti della Sec di Fiorenzo Tagliabue (che ha già fatto trionfare Roberto Formigoni). La scorsa settimana, ai liceali del Virgilio che gli chiedevano dell’annosa questione della moschea, l’avvocato ha chiarito la sua idea: creare un piccolo luogo per le preghiere quotidiane in ogni grande quartiere di Milano, perché le modalità di culto dei musulmani richiedono vicinanza al posto di lavoro. Quanto ai rom, Pisapia vuole sfruttare le circa 30 mila abitazioni sfitte nell’area comunale, chiuse e da ristrutturare. E anche per i nomadi che vogliono vivere nei campi intende promuovere strutture più piccole delle attuali: sia la gestione dei bisogni sia il controllo di chi ci vive sarebbero più facili.

ONIDA, IL GIURISTA CHE RINUNCEREBBE ALL’INDENNITA’ DI SINDACO L’ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida, invece, ha messo in campo 150 volontari con l’obiettivo di convincere alle urne delusi e disillusi. Il professore guarda con attenzione all’ampia quota degli astenuti e all’elettorato di opinione. A loro Onida, milanese di madre siciliana e padre sardo (e forse per questo, dicono, uomo di rara tenacia), offre un rinnovamento rispetto alle formule tradizionali. Onida, che sente sua la tradizione di sinistra ma non ha mai avuto in tasca una tessera di partito, pare percepito come quello in grado di catturare di più il voto cattolico, anche grazie al suo buon rapporto con il mondo del volontariato. Da anni, nell’ombra, ogni settimana fa volontariato al carcere di Bollate. La sua età, la stessa del premier Silvio Berlusconi, avrebbe potuto azzopparlo e invece pare gli porti consensi. Anche perché ha molti giovani nelle sue file, fra cui Benedetta Tobagi. «Sono un credibile passatore di testimone» dice Onida. «Anche perché essendo in pensione non ho nulla da volere». Anzi, se eletto, rinuncerà all’indennità da sindaco. Dietro Onida ci sono una donna, Barbara Randazzo, che coordina la campagna, e cinque persone, mentre la comunicazione è affidata alla Civicom di Roberto Basso (per anni con Claudio Velardi). Ma Onida è lo spin doctor di se stesso: ha scritto i testi dei volantini, parla a braccio e conosce solo la pausa per bere il «nutellino» nel bar sotto il suo quartier generale, in via Venti Settembre. Essendo stato per anni consulente dei comuni, conosce bene l’amministrazione pubblica che vorrebbe trasformare in qualcosa di imparziale e amico dei cittadini.


SACERDOTI, L’OUTSIDER AMBIENTALISTA
Programma incentrato soprattutto sull’ambiente quello di Michele Sacerdoti. Fisico, 60 anni, è l’unico a non avere il proprio staff (lo aiuta il fratello) e a dichiarare che non spenderà più di 1.000 euro rispetto ai 100 mila degli avversari, il tetto massimo previsto dal regolamento. Che cosa accadrà dopo le primarie? Se vince Boeri, Pisapia è pronto a collaborare con la squadra del candidato sindaco. Ma non sembra lo stesso per Onida, che non esclude di presentare una lista civica. Incombono altre incognite: l’Idv potrebbe presentare un suo candidato; l’ex sindaco Gabriele Albertini, oggi eurodeputato pdl, corteggiato da ogni parte, potrebbe essere ritentato (ma con chi?). Insomma, a Milano tutto può succedere.

Commenti

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Il 12 Novembre 2010 alle 16:34 cantastorione ha scritto:

Milano, ha avuto due o tre sindaci di sinistra, negli anni della Milano da bere… e s li ricorda ancora… forse la Bricchetto Moratti non ha potuto fare tutto quello che si era prefissa, come il Cav, del resto, ma i vecchi mariuoli d’un tempo sono imparagonabili…

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