“Dopo l’arresto di Iovine, la fine dei casalesi è vicina”

Il boss Antonio Iovine in auto dopo l'arresto

Il boss Antonio Iovine in auto dopo l'arresto

«L’arresto di Antonio Iovine è un risultato eccezionalmente importante nella lotta alla criminalità organizzata in Campania. A questo punto manca solo Michele Zagaria, preso anche lui il clan dei Casalesi è finito».

La guerra alla più pericolosa organizzazione criminale è davvero vicina all’essere vinta. Ad assicurarlo è l’attuale capo della Procura di Salerno Franco Roberti, tra i massimi esperti del clan dei Casalesi, raggiunto da Panorama.it poco dopo la notizia dell’arresto di uno dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia, il super boss di Casal di Principe, Antonio Iovine.

Parlando con i giornalisti a Montecitorio pochi minuti prima che arrivasse la notizia dell’arresto del boss, ricercato da oltre 14 anni, il ministro dell’Interno Roberto Maroni non era riuscito a trattenere il suo entusiasmo: «Oggi è una bellissima giornata per la lotta alla mafia, tra pochi minuti vedrete…»

Un risultato che arriva nel giorno della polemica tra il capo del Viminale e Roberto Saviano per le affermazioni dello scrittore rese sia durante l’ultima puntata di Vieni via con me – “La ‘ndrangheta al Nord interloquisce con la Lega - , che su Repubblica dove paragona le parole del ministro proprio a quelle usate contro di lui dal legale di uno dei capi storici del clan dei Casalesi Francesco Schiavone, soprannominato “Sandokan”.

«Non si può non riconoscere al ministro Maroni – commenta Roberti - di aver sempre seguito e sostenuto da vicino i magistrati e le forze dell’ordine ai quali vanno, certamente, i meriti dei risultati conseguiti in questi anni».

Non ultimo, appunto, l’arresto del capo della camorra, conosciuto con il soprannome di ‘O Ninno, catturato oggi dalla Squadra mobile di Napoli, dalla Sezione Criminalità guidata dal vicequestore Andrea Curtale assieme ai colleghi di Caserta coordinati dalla Dda di Napoli.
Iovine era nascosto in un covo di Casal di Principe in casa di un uomo considerato adesso un suo fiancheggiatore. «E’ la conferma – spiega Roberti – che i grandi latitanti vanno sempre cercati a casa loro perché non si allontanano mai dal proprio territorio».

Iovine, che oggi ha 46 anni, ritenuto colpevole di almeno sei omicidi, è già stato condannato in appello all’ergastolo nel giugno del 2008 in occasione del maxiprocesso Spartacus. E’ considerato la mente manageriale del clan di cui è a capo con Michele Zagaria. E’ lui, secondo gli inquirenti, a gestire gli affari e a occuparsi dei riciclo dei soldi proventi di varie attività illecite, dalla droga al racket.

«La sua cattura – assicura Roberti – segna un indebolimento oggettivo del clan e dello stesso Michele Zagaria che a questo punto, con Iovine, Schiavone e Bidognetti in carcere, risulta sempre più isolato. Non dubito, anzi, che verrà arrestato anche lui nel giro di pochissimo tempo. Quando ciò succedere i Casalesi saranno finiti».

Il che non significa l’eclissi totale della criminalità organizzata nella zona fino ad oggi controllata dal clan, ma sicuramente «la fine dei Casalesi per come li abbiamo conosciuti e combattuti da vent’anni a questa parte».

«Non c’è dubbio che organizzazioni emergenti tenteranno adesso di approfittare del vuoto di potere creatosi con l’arresto di Antonio Iovine e che lo faranno anche attraverso conflitti sanguinosi. Ma lo Stato oggi ha nei loro confronti un vantaggio che non aveva quando iniziò la sua guerra ai Casalesi. Nei loro confronti, infatti, magistrati e forze dell’ordine hanno dovuto scontare un grande ritardo storico dovuto all’impreparazione di fronte all’emergere del clan. Adesso, invece, siamo preparati, sappiamo su cosa concentrarci, possiamo combattere queste nuove organizzazioni sul nascere. E se anche questa battaglia sarà vinta, allora il totale risanamento del territorio casertano sarà una realtà».

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