E’ venerdì pomeriggio e l’appuntamento telefonico con Amalia Frascaroli è fissato per le 17.45. Prima di iniziare l’intervista, però, ci vorranno altre due, tre telefonate perché, nel frattempo, questa signora bolognese di 56 anni, ex direttrice della Caritas, amica di Flavia Prodi e Rita Borsellino, che sta sparigliando le carte sul tavolo delle primarie bolognesi del centrosinistra, con 3284 firme raccolte a fronte delle 1500 necessarie, è costretta a rispondere ad altri interlocutori.
Motivo? Alle 18.30 è in programma l’ennesima riunione nella sua casa di via Torleone dove, da quando è partita la sua avventura in vista delle prossime amministrative, riceve decine di sostenitori.
Signora Fascaroli, ma come le è saltato in mente di farsi la campagna elettorale in casa offrendo torte e litri di té ogni settimana?
(Ride) Ma io pensavo che fosse la cosa più ovvia e normale del mondo, invece mi sa che è molto fuori dai canoni. In realtà a me faceva comodo così, avevo bisogno di iniziare a raccogliere le firme e contemporaneamente di continuare a occuparmi della casa, dei quattro figli che vivono ancora con me e di mia mamma che è in carrozzina. Così la gente viene qua, si fa conversazione, si beve una tazza di tè e si parla dei problemi di questa città.
Stasera di cosa parlerete in particolare?
Oggi si tratta di una riunione organizzativa, ieri sera invece il tema era “l’impronta ecologica della città” e c’erano 70 persone. Martedì prossimo avremo di nuovo una riunione aperta a tutti per discutere di bilancio economico e sociale.
A proposito di temi, di cosa si deve parlare a Bologna per convincere gli elettori della città, culla dell’Ulivo, a votare alle primarie e a non rimanere a casa come è successo a Milano?
Mi fa piacere che qualcuno mi chieda dei temi.
Perché, non è normale?
Sì certo, lo è. Ma ancora oggi nella mia città di temi non si parla, non c’è attenzione. Sono l’unica che lo fa insieme all’altro candidato civico Benedetto Zacchiroli. Il Pd, invece, è rimasto bloccato ai tempi del commissariamento.
Bè, il doppio choc delle dimissioni a gennaio del sindaco Delbono indagato con l’ex compagna Cinzia Cracchi e l’improvviso ritiro dalle primarie del suo candidato Maurizio Cevenini per motivi di salute, per il Pd è stato quasi mortale. E adesso magari si pentono di averla così sottovalutata. Dopo la vittoria di Giuliano Pisapia alle primarie milanesi, che sensazione ha? Pensa di poter vincere?
La sensazione è che il civismo paga e la vittoria di Pisapia è stata certamente un segnale positivo. La prova che se si mantiene una posizione civica, disinteressata, gratuita, che porta avanti i temi che interessano alla gente, è possibile vincere.
A proposito di temi, eravamo rimasti a quelli…
Donne, bambini, scuola, lavoro per i giovani, ambiente, sono questi i temi che mi stanno a cuore. Senza dimenticare le relazioni umane e la cultura.
Se uno pensa a Bologna la identifica subito come la città della cultura e delle relazioni umane. Vuole dire che non è più così?
E’ ancora così, il problema è che nonostante in questa città si produca tantissima cultura e le relazioni siano estremamente vivaci, la politica amministrativa non riesce più a vederle e a interloquire con le tantissime realtà, anche informali, che producono di tutto e sono molto molto attive sul territorio. C’è un enorme bacino di risorse umane e politiche che io sto cercando di raccogliere e comunque vada, aver scoperto che la città è dotata di un respiro così ampio, mi porterà a fare il possibile per portare alla luce questa grande ricchezza.
Chi la sostiene in questo progetto e chi invece le rema contro?
Io sono molto sostenuta da chi si sente ascoltato e che subito rimette in atto forme di partecipazione. Che mi remi contro non c’è nessuno, certo combatto con un po’ di disattenzione.
Etichetti le etichette che le hanno affibbiato in questi ultimi tempi. Cominciamo da “la cattolica rossa”…
Questa mi diverte molto, è così datata! Una cosa anni ‘70 che pensavamo di aver superato e invece no.
“Inadatta a fare il sindaco di Bologna”…
Perché invece gli ultimi sindaci maschi che abbiamo avuto erano adatti? Io ho competenze nel sociale e il sociale rappresenta il 50% del bilancio, per l’altro 50%, a differenza di altri, sono una che si sa far aiutare. Non credo che un sindaco sia adatto nella misura in cui sa fare da solo, ma in quella in cui riesce a fare squadra.
Outsider…
In che senso?
In quello di una che all’inizio di una gara sembra non avere alcuna chance e invece poi si mangia tutti gli altri…
Allora sì, questo può essere…
Appartenente al Pd…
No, questo no. Io ho seguito con affetto e simpatia la nascita del partito senza però aver mai preso la tessera e questo semplicemente perché non sono un tipo da tessere. Ma non lo è nemmeno una come Rita Borsellino, europarlamentare del Pd, senza avere la tessera del Pd.
Appartenente a Sel (Sinistra ecologia e libertà, il partito del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola)…
Vendola mi è molto simpatico. E’ stato capace di ricollegare la politica con la gente, offrire nuovi significati e comunicarli. Con me Sel è stata molto coraggiosa. Mi aveva chiesto di essere la loro candidata e nonostante la mia scelta sia rimasta quella di restare una candidata civica, mi hanno comunque offerto l’appoggio.
I suoi 8 figli che dicono di lei?
I miei figli sono contenti, sono la mia spinta e ora che arriveranno anche i nipoti la mia motivazione sarà ancora più forte. Sono stati loro, insieme ad altre persone, che mi hanno convinto a lanciarmi in questa avventura pensando che si tratta dell’ultima occasione per fare davvero qualcosa, per smettere di lagnarsi e mettersi in gioco.
Il suo slogan da possibile candidata sindaco?
Oh mio Dio! Adesso che mi ci fa pensare non ce l’ho ancora. Abbiamo creato il logo del pane come simbolo dei tanti temi che portiamo avanti. Ma lo slogan no, bisogna che ne parli stasera con i miei. Mi richiami la prossima settimana!
- Lunedì 22 Novembre 2010

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