Le trappole contro il premier sono pronte, basta che la corte dia il via


Il Premier e la giustizia: le trappole sono pronte, basta che la corte dia il via

di Riccardo Arena

Le trappole sono pronte. Un tempo a Milano non poteva non sapere, oggi a Palermo più d’uno pensa che Silvio Berlusconi non possa non essere indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio. E che Marcello Dell’Utri non possa non essere coinvolto nell’indagine sulla trattativa fra mafia e Stato nel periodo delle stragi del 1992. E pure che entrambi non possano non essere sotto indagine per le stesse stragi del 1992 e del 1993. Corre dunque da Palermo a Milano, dove contro il Cavaliere sono già in corso quattro procedimenti penali, la mappa del rischio giudiziario per il premier. In attesa del 14 dicembre, giorno in cui la Corte costituzionale avvierà la decisione sul legittimo impedimento.

Che Berlusconi e Dell’Utri siano o meno iscritti nel registro degli indagati, in Sicilia e a Firenze, e in questo caso che lo siano con il loro nome e cognome, conta relativamente: da oltre un anno, infatti, i magistrati palermitani, nisseni e fiorentini stanno svolgendo, nella massima discrezione e senza fare trapelare l’eventuale formalizzazione delle inchieste, accertamenti capillari nei confronti sia del premier sia del suo ex delfino, condannato a 7 anni in appello per concorso esterno e assolto per i fatti avvenuti dal ’92 in poi. La sentenza palermitana contro Dell’Utri non è stata ancora depositata e non è divenuta definitiva: dunque non copre ancora il periodo degli eccidi.

Boatos, in verità, null’altro che voci. Che però prendono sempre più consistenza. Da Firenze, per esempio, nei mesi scorsi i pm della Direzione distrettuale antimafia diretta da Giuseppe Quattrocchi hanno cominciato a cercare tracce dell’eventuale contemporaneo passaggio a Roma di Dell’Utri e di tali Filippo Mango e Salvatore Spataro, i nomi di copertura dei due fratelli stragisti di Brancaccio, Filippo e Giuseppe Graviano.

Secondo il testimone Gaspare Spatuzza, un tempo killer alle dipendenze dei Graviano, i tre si sarebbero visti nella capitale nel gennaio del 1994. Pochi giorni dopo Giuseppe Graviano, incontrando Spatuzza al bar Doney di via Veneto, gli avrebbe parlato entusiasticamente di «persone serie» che avrebbero consentito ai boss di «mettersi il Paese nelle mani». Filippo Graviano ha poi smentito Spatuzza, che nel giugno scorso non è stato ammesso al programma di protezione per le sue dichiarazioni «a rate». Ma l’ex mafioso ha comunque fatto da spunto d’indagine sui mai individuati «mandanti esterni».

Ed è per questo che si lavora anche a Caltanissetta, dove si cercano le responsabilità istituzionali per le stragi di Capaci e di via D’Amelio. E si lavora a Palermo, dove il Cavaliere è già stato indagato più volte, nell’ambito del fascicolo 6031 del 1994, il «processo contenitore» da cui è nata l’indagine per mafia su Dell’Utri.

Il premier e il senatore del Pdl non sono mai stati iscritti con le loro generalità: sono stati «M» e «Mm» a Palermo, «Alfa» e «Beta» a Caltanissetta, «Autore 1» e «Autore 2» a Firenze. E le loro posizioni sono sempre state archiviate: il quadro indiziario è stato, sì, definito «friabile», ma di fatto, nelle motivazioni dei provvedimenti, la fine delle inchieste è legata più alla mancanza di tempo per completare gli accertamenti che ad altro.

A Palermo sono considerate determinanti le dichiarazioni di Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito (condannato per associazione mafiosa), che ha più volte parlato anche di Berlusconi, sia pure in modo contraddittorio. Ai giornali Ciancimino jr ha detto che suo padre lo considerava una vittima della mafia. Ma ai magistrati ha raccontato tutt’altra storia, indicando presunti investimenti di don Vito e dei costruttori mafiosi Antonino Buscemi e Franco Bonura a Milano 2 e in altre attività imprenditoriali che facevano capo a Berlusconi.

Quel che racconta Massimo Ciancimino spesso non trova puntuali riscontri. Ma ci sono vecchi appunti del padre e «pizzini» che una consulenza della polizia scientifica ha dichiarato in gran parte (con un paio di eccezioni) non alterati. E poi arrivano le conferme da parte della madre (che, per esempio, ha improvvisamente ricordato tre incontri fra il Cavaliere e il marito) e dei fratelli. Non è il massimo dell’affidabilità, in apparenza. Ma finora, sulla base delle sue dichiarazioni e di altri riscontri, è stata allargata l’ipotesi di reato (da favoreggiamento a concorso esterno) per il generale dei carabinieri Mario Mori.

Nel resto d’Italia, mentre contro Berlusconi sono finiti in archivio o chiusi con assoluzioni, amnistie e prescrizioni tanti processi, resta in piedi il procedimento David Mills a Milano, assieme alle indagini sulla compravendita dei diritti tv Mediaset e alla vicenda Rti-Mediatrade, dove s’ipotizzano irregolarità nell’acquisto dei diritti cinematografici: due indagini parallele, in cui per l’accusa lo scopo del Cavaliere sarebbe stato quello di creare, nell’acquisto di diritti tv e su film di produzione americana, fondi neri ed evadere il fisco. Una parte del fascicolo Mediatrade, in cui è coinvolto anche il figlio del premier, Pier Silvio Berlusconi, è stata trasmessa a Roma, perché per alcuni anni la società ebbe sede nella capitale. La vicenda dell’avvocato inglese Mills, condannato in primo e secondo grado e prosciolto per prescrizione in Cassazione, è legata a un’altra inchiesta milanese, quella sulla All Iberian: Mills, teste nel processo, avrebbe accettato 600 mila dollari per mentire, negando di essere a conoscenza del ruolo di Berlusconi nella gestione della società. In questo caso, la trappola riguarda la prescrizione: il pm Fabio De Pasquale ha teorizzato per la prima volta, e guarda caso per l’imputato Berlusconi, la «corruzione susseguente» in atti giudiziari. Tradotto in italiano, il reato non scatta quando materialmente il denaro passa di mano, ma quando il presunto corrotto inizia a spenderlo. Così la prescrizione si allunga. E il processo pure.

Questi tre procedimenti sono in attesa della decisione della Consulta sul legittimo impedimento. È in corso a Roma, invece, l’indagine che era stata aperta a Trani sulle presunte pressioni del capo del governo sui vertici dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per vicende legate ad alcune trasmissioni tv come Annozero, Ballarò e Parla con me.

Commenti

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Il 22 Novembre 2010 alle 14:21 colley ha scritto:

per mi,Dell utri ha niente a fare in carcere,sara bene de le lasciare tranquilla,adesso lui a parlare di “mangano”basta d’annoiare lui,le solo amico fedele de mio sogno SILVIO che io adoro,sophie

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