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- Un commento
Per la seconda volta in due settimane, il governo è stato battuto alla Camera grazie al voto di un’improvvisata maggioranza che va dal Partito democratico al gruppo di Futuro e Libertà passando per l’Udc e l’Italia dei Valori di Tonino Di Pietro. Questa volta, la bocciatura (292 sì, 250 no e un astenuto) ha riguardato un emendamento presentato dall’esecutivo che avrebbe assegnato al PdL, e non all’Udc, il seggio supplementare destinato all’Italia nel Parlamento europeo.
Il punto non sta, lo hanno inteso tutti, nel merito della questione, ovvero se il 73esimo scranno italiano a Strasburgo potesse essere assegnato, come previsto dalle regole del 2009, in base al “calcolo dei resti” oppure in base al nuovo sistema di conteggio che sarebbe stato introdotto dall’emendamento governativo. Il punto riguarda la tenuta politica dell’esecutivo. Come se ci trovassimo di fronte a una prova di forza inscenata, dalle opposizioni assortite e dai finiani, in vista del voto decisivo, quello del 14 dicembre, in comcomitanza con il voto della Consulta sul legittimo impedimento.
Quanto poi sia decisivo, il voto del 14 dicembre, resta da chiarire. Silvio Berlusconi potrebbe farcela per un pugno di voti, il che comunque non gli garantirebbe, anche questo lo hanno inteso tutti, di poter governare tranquillamente per i due anni restanti alla fine della legislatura. Stiamo parlando, a meno di non prevedere un allargamento della maggioranza all’Udc, solo di garantirsi qualche mese in più. Ma l’epilogo nel medio periodo pare già scritto, anche perché le condizioni poste dai finiani (che prevedono le dimissioni al buio di Berlusconi) appaiono come irricevibili. Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, è pessimista: «Non so neanche se arriveremo a fare il decreto di fine anno sul federalismo». C’è poi, in questi mesi, un partito da riorganizzare. Un nuovo partito del predellino senza i finiani che si ponga, con un nuovo simbolo e un nuovo nome, sul mercato della politica elettorale. Guadagnare qualche mese potrebbe servire anche a questo: resettare il vertice e ripartire da zero, o meglio, dal carisma del premier. Come nel 1994, quando in pochi mesi Forza Italia riuscì a diventare il primo partito sbaragliando tutti i rivali.
- Martedì 23 Novembre 2010

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Commenti
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Il 23 Novembre 2010 alle 19:09 pv21 ha scritto:
Il Cavaliere stringe la sella anche se non vede il cavallo.
3 settimane di tempo per “rinverdire” le ragioni del consenso. Avanti con l’ “accelerazione” dell’attività esecutiva, l’ “anticipazione” di provvedimenti (minimi) a valenza sociale e la martellante “amplificazione” di risultati in tema di sicurezza.
Un tempo sufficiente per uscire dal “cono d’ombra” degli ultimi mesi contando sulla caducità della memoria umana. Una campagna di rilancio “credibilità” per allettare quei parlamentari oggi dubbiosi o dissidenti.
Sullo sfondo il collaudato ventaglio di “pronunciamenti” orientati al CONSENSO SURROGATO di chi è sensibile all’imprinting mediatico …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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