

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni con il conduttore Fabio Fazio a Vieni via con me (AP Photo/Luca Bruno)
A differenza degli altri ospiti invitati dalla coppia Fazio - Saviano il ministro Maroni ha dovuto chiedere il permesso, prima con le buone, poi passando per i piani alti. E così si è ritagliato un piccolo spazio, più o meno lo stesso che era stato concesso a Fini e Bersani nella prima puntata sui valori di destra e di sinistra, per presentare il suo elenco di successi dello Stato contro le organizzazioni criminali, in particolare gli arresti dei boss avvenuti da quando è lui il titolare del dicastero dell’Interno, tra i quali la recente cattura del camorrista Antonio Iovine.
E guardando e riguardando la puntata di ieri (che ha registrato il 31% di share e quasi dieci milioni di telespettatori) e riflettendo sulle ironie di Fazio a proposito del diritto di replica (che aveva chiesto Maroni), è naturale chiedersi perché il ministro abbia voluto partecipare, anche per soli quattro minuti, a uno show di successo, ma che si rivolge principalmente a un pubblico di centrosinistra e dove sfilano ad ogni puntata attori, registi, scrittori e musicisti graditi appunto a quella platea? Forse che Maroni, potremmo chiederci maliziosamente, sia andato a caccia di consensi su Raitre?
La verità è che la lista stilata da Maroni, che in tutti i quotidiani è stata bollata come una replica dovuta, forse andrebbe letta come una postilla alla “narrazione” messa in scena da Roberto Saviano nella puntata precedente, dove si era parlato appunto di come la ‘ndrangheta al Nord interloquisca con i partiti che governano quei territori, come la Lega.
“Un’affermazione ingiusta e offensiva per i tanti che come me da sempre contrastano ogni forma di illegalità”, ha puntualizzato ieri il ministro dell’Interno, snocciolando i successi di magistratura e forze dell’ordine in questi ultimi anni in cui sono stati catturati 28 superboss (anche al Nord), come li ha chiamati Maroni. Una lotta a cui ha contribuito anche il governo con i provvedimenti in materia di sicurezza, ha aggiunto.
Ma la cosa che più ci ha colpito del suo intervento - al di là della polemica tra i due Roberto - è stata la chiosa contro i luoghi comuni del presente, quasi un contrappunto con il monologo di Saviano sui rifiuti. Perché se lo scrittore ieri ci ha raccontato che a introdurre la differenziata nell’Ottocento non fu un prefetto austriaco nel Veneto, ma il re Federico di Borbone a Napoli (capitale del Regno delle Due Sicilie), Maroni ha aggiunto da parte sua che a volere il federalismo nei primi anni del Novecento non erano i lombardi, ma gli intellettuali meridionali, come il pugliese Gaetano Salvemini. La storia, si sa, non finisce mai di stupire.
IL VIDEO DELL’INTERVENTO DI MARONI A VIENI VIA CON ME
L’ELENCO DI CORRADO GUZZANTI
L’ELENCO FINALE FAZIO-SAVIANO
L’INTERVENTO DI SAVIANO SUI RIFIUTI
- Martedì 23 Novembre 2010
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Commenti
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Il 23 Novembre 2010 alle 14:25 indigesto ha scritto:
Certo, Gaetano Salvemini! Ma le condizioni socioeconomiche erano ben diverse dalle attuali. Il Federalismo di Salvemini non propiziava politiche di rapina del Nord a danno del Sud, come puntualmente è avvenuto senza il federalismo e come verrà completato col federalismo!
Il 23 Novembre 2010 alle 14:41 thanatos ha scritto:
Come se una trasmissione che più a sinistra non si può con due che odiano Berlusconi visceralmente,valga la pena di essere commentata. E’ inutile dire che Fazio è un lalso prete ed un falso buonista ma vero comunista o di Saviano uno scrittoruncolo che si permette di concionare e criticare tutto quello che ha fatto il Governo e tutti coloro che non sono rigorosamentes chierati a sinistra.Ma chi si crede di essere se non un opportunista che sfrutta e si arricchisce con il sinistrismo della RAI. E poi Berlusconi è il padrone delle televisioni.Sfacciati !!
Il 23 Novembre 2010 alle 19:00 pv21 ha scritto:
Maroni batte Saviano per 5 a 1. Tante le apparizioni in TV di un Ministro per sconfessare il “verbo” di un giornalista scrittore. Assumere che l’apparato (presidio territoriale) di una qualsiasi forza politica sia di per sé “immune ed impermeabile” all’infiltrazione mafiosa è un teorema politico sconfessato dalla realtà dei fatti. Dato di fatto è che la Lombardia è da anni una regione molto “appetibile” dalla mafia perchè produce grande ricchezza.
Maroni non è tutta la Lega. E’ come non vedere quello che non si vuol far vedere.
Il tema è troppo serio. Non giova rischiare di assumere gli accenti di un DOSSIER ARROGANZA …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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