

Manifestazione contro la riforma della scuola a Palermo
Protestano, ma per conto della sinistra. E dei baroni. Ieri è approdata in aula la riforma Gelmini, un provvedimento che, tra gli altri punti, abbassa l’età minima di assunzione da 36 a 30 anni. E grazie al quale non si rimarrà ricercatori a vita, come accade purtroppo oggi: il primo contratto, infatti, potrà durare al massimo 6 anni, al termine dei quali sarà valutata la possibilità di essere assunti. Una volta dentro, si potrà fare affidamento su un meccanismo meritocratico che influirà sugli aumenti.
Non solo. Con la riforma Gelmini cambia anche il mandato dei rettori, che non potrà superare gli 8 anni. Tutti punti, quelli che abbiamo brevemente elencato, che rispondono all’esigenza di adeguare l’università italiana agli standard europei, limitando - si spera - il fenomeno dei cervelli in fuga. I quali dovrebbero (in teoria, in un paese normale) essere contenti di queste novità.
Certo, poi ci sono anche i tagli inseriti nella finanziaria, ma è anche vero che non siamo in un periodo di vacche grasse e il nostro paese ha sempre i conti in rosso (i cervelli in fuga dovrebbero tener conto del debito pubblico più alto d’Europa). E nonostante la situazione economica, il ministro ha assicurato la copertura economica per assumere 1.500 professori associati da qui al 2012, che non son pochi.
Ma allora perché continuano a protestare gli studenti? Perché alcuni di loro hanno addirittura cercato di irrompere al Senato ieri al grido di “dimissioni, dimissioni” e tenteranno la medesima impresa oggi alla Camera? Il sospetto, come ha spiegato il ministro dell’Istruzione, è che vengano “strumentalizzati da esponenti politici della sinistra”. E così, contestando le riforme del governo, “rischiano di difendere i baroni, i privilegi e lo status quo”.
Non è un caso che ieri sui tetti delle Università sia spuntato il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ha preferito cavalcare la protesta invece di discutere in aula, per cui è pagato dai cittadini. In mezzo agli studenti e ai ricercatori (di norma elettori di centrosinistra) per tenersi stretto i voti: “Se tocca a me tra un anno la cambio”, ha promesso neanche fosse in campagna elettorale. Perché Bersani, per dirlo con la Gelmini, è quello che “va sui tetti non si sa se in veste di precario del Pd o studente ripetente”.
- Giovedì 25 Novembre 2010
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Commenti
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Il 25 Novembre 2010 alle 19:44 pv21 ha scritto:
Difesa dei baroni, dei privilegi e dello status quo?
Varare la riforma dell’Università quando spira vento di ritorno alle urne. Finanziare la riforma con risorse “ritagliate” a scadenza annuale. Fermare la fuga dei cervelli offrendo dopo 6 anni la “valutazione” della possibilità di assunzione.
Sembrano spunti tratti da pagine di un DOSSIER ARROGANZA …
http://www.vogliandare.it/nat/.....sd1.html
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